Presentazione Programma

Il programma che il celebre clavicembalista olandese Bob van Asperen presenta ad Imola spazia in un arco temporale compreso tra l’inizio del seicento con Frascobaldi e la prima metà del settecento con J.S. Bach; curiosamente questo arco temporale è definito nella seconda parte del concerto. Il concerto inizia con il compositore tedesco Johann Jacob Froberger (1616-1667), allievo di Frescobaldi a Roma, che visitò i più celebri paesi europei prima di stabilirsi a Vienna come organista di corte. Curiosamente per un compositore barocco quale Froberger, che era noto soprattutto come celebre organista, egli ha composto quasi esclusivamente per strumenti a tastiera: l’organo e il clavicembalo. Si può affermare che, nelle sue suites dall’idioma di derivazione francese, Froberger abbia inventato la “Suite francese” come viene intesa nei paesi di lingua tedesca. Si definisce Suite una successione di danze stilizzate o di brani a forma di danza, tutti nella stessa tonalità. Elemento caratteristico della Suite è l’alternanza di una danza lenta, di metro binario, con una controdanza veloce e saltata, di metro ternario. Soprattutto per  l’apporto di Froberger si stabilì la caratteristica struttura della Suite: quattro danze (Allemanda, Giga, Corrente e Sarabanda) con la frequente presenza nelle ultime due, di altri movimenti di danza. Nei manoscritti autografi di Froberger, la Giga occupa il secondo posto, prima della Corrente, mentre in testi posteriori viene trasfreita al termine della struttura a quattro movimenti. Con ogni probabilità questo spostamento della Giga fu dovuto alla supposizione che la Sarabanda, la quale nella sua forma autentica occupa sempre l’ultimo posto, fosse necessariamente la Sarabanda grave, mentre in Froberger non sempre è una danza lenta. La scrittura di Froberger è francese (anche se deriva più dai liutisti che dal repertorio dei compositori per tastiera), ma la concezione unitaria della forma nel suo insieme è chiaramente tutta sua, come pure l’interpretazione più coerentemente polifonica dello stile brisè. Un’altra caratteristica è la frequente allusione tra Allemanda e Corrente che in alcuni casi giunge ad essere una vera e propria variazione; essa si verifica di rado in altri movimenti. Le Sarabande di Froberger sono generamente in una moderata misura di 3/2 o, forse, alquanto più rapida, di ¾, sebbene alcune, come la Sarabanda della Suite XII, sembrino esigere l’andamento misurato della Sarabanda grave. Ma le creazioni più personali di Froberger sono le sue Allemande. A quanto pare egli considerò questa forma il ricettacolo dei suoi pensieri più riposti e vide nelle sue convenzioni uno strumento infinitamente malleabile a tale scopo. Questo fatto viene illustrato soprattutto dal lamento per la morte, avvenuta nel 1654, di Ferdinando IV, Re dei Romani, un titolo che potrebbe agevolmente riferirsi all’intera Suite XII, in testa alla quale compare; ma si addice in particolare al primo movimento, esempio altamente espressivo del genere dall’Allemanda.

Il programma prosegue con alcuni brani di Henry Purcell (1659-1695), vissuto quindi nella seconda metà del seicento, uno dei maggiori compositori del periodo barocco ed uno dei più grandi tra tutti i compositori inglesi. Pur essendo morto a meno di cinquant’anni la sua produzione è amplissima e comprende musica da camera, musica da chiesa, musica per teatro, odi, canzoni e musica per strumenti a tastiera, anche se quest’ultima non è al livello della sua produzione complessiva. Dopo il brano di un anonimo, segue il compositore italiano Luigi Rossi (cira 1597-1653), che iniziò i suoi studi a Napoli per poi trasferirsi a Roma prima al servizio della famiglia Borghese per poi diventare organista nella Chiesa di S. Luigi dei Francesi e successivamente passò al servizio del Cardinale Barberini. Dopo una visita a Parigi, dove presentò con successo una sua opera, ritornò in Italia. Le sue opere, composizioni grandi e spettacolari, rappresentano il culmine dell’opera a Roma in quel periodo. Durante la sua vita egli fu però più noto per le sue cantate da Camera, che sono oltre trecento e mostrano una stupefacente varietà formale, variazioni strofiche e forme di rondò, recitativi che sfociano in ariose e brevi arie. Egli compose anche brani per strumenti a tastiera: il brano eseguito è una Passacaglia, che consiste in variazioni su un basso ostinato, di ritmo ternario e d’andamento moderato.

La prima parte del programma si conclude con Francois Couperin (1668-1733), un compositore francese dell’inizio del settecento che compì la scelta esclusiva del clavicembalo, ne approfondì le caratteristiche espressive e la tecnica di esecuzione. Per questo restò come un punto di riferimento nella cultura musicale francese, specialmente quando essa, nell’ottocento, andò alla ricerca di una propria identità nazionale. A Couperin vennero attribuiti, alla pari con Rameau per quanto riguarda il Teatro, i tratti della raison e della clarté nei quali la Francia amava rispecchiarsi. Couperin usò il termine ordre anziché quello di suite. Esiste effettivamente una similitudine tra l’ordre di  Couperin e la serie di danze raccolte nella Suite diffusa nell’Europa musicale. Ma nell’ordre venne accolto il principio fondamentale della cultura francese, che lo si potrebbe definire “l’insufficienza della musica”. Non si riconosceva cioè alla musica un valore espressivo autonomo, contrariamente a quanto avveniva in Italia e nei paesi tedeschi. La musica doveva soddisfare l’esigenza, comunemente richiesta alle arti, di rappresentare la natura: per questo motivo, già nella letteratura clavicembalistica antecedente a Couperin, esisteva una consapevole tendenza al descrittivismo o, almeno, a riferimenti realistici nell’onomatopea. Negli ordres di Couperin questa tendenza rappresentativa venne resa sistematica attraverso una serie di titoli che normalmente si sovrapponevano allo schema di danza inerente alla suite con indicazioni che si riferivano a effetti naturalistici, oppure designavano caratteri psicologici o situazioni convenzionali nella vita dell’aristocrazia.

La seconda parte del concerto inizia con Girolamo Frescobaldi (1583-1643), nato a Ferrara ma vissuto prevalentemente a Roma dove ricoprì diversi incarichi tra i quali quello di organista presso la basilica di S. Pietro ed ebbe come allievo Froberger. Nella musica seicentesca italiana diversi nuovi generi musicali vennero definiti o creati da autori che erano nello stesso tempo altamente specializzati e di grande valore. Tale fu il caso di Monteverdi per la drammaturgia, di Carissmi per la vocalità spirituale, di Girolamo Frescobaldi per la musica destinata a strumenti a tastiera. La tradizione cembalo-organistica italiana del cinquecento aveva contribuito a formare una letteratura indipendente dalla vocalità. Frescobaldi, nella prima metà del seicento, portò a compimento questo sviluppo in forma definitiva esaltandone una specifica caratteristica, il virtuosismo anche se l’interesse principale di Frescobaldi andava all’astrazione architetturale. Nelle composizioni di Frescobaldi passarono tutte le tecniche di trasformazione e di variazione che erano state patrimonio di una tradizione secolare nella vocalità sacra. Tra virtuosismo strumentale e condotta “trasformazionale” delle architetture si realizzò l’arte estremamente dotta di Frescobaldi. Tale condotta trasformazionale consisté essenzialmente nel ricavare tutte le possibili conseguenze logiche da temi musicali di base.

Il concerto si conclude con la trascrizione dello stesso van Asperen della celebre Ciaccona dalla Partita No.2 per violino solo di J. S. Bach (1685-1750), ossia con un compositore della prima metà del settecento. Nella seconda parte quindi van Asperen presenta due compositori che delimitano l’arco di tempo dei compositori presenti nel suo programma, mentre nella prima parte presenta diversi compositori che appartengono a questo arco di tempo ma sono i rappresentanti di diversi paesi.