Presentazione Conversazione
La forma-sonata da Clementi a Mozart
Il termine “sonata” venne impiegato fin dal Medioevo per indicare un pezzo di musica affidato agli strumenti, mentre più tardivo fu l’uso del termine “cantata”. Si possono distinguere nel corso di sette secoli tre diversi modi di intendere il termine sonata: dapprima in senso generico, riferendolo a pezzi singoli in varie forme o in forme non definite, poi come insieme di più pezzi alternanti movimenti lenti e movimenti rapidi, infine come insieme di più pezzi, il primo dei quali in una forma detta bitematica tripartita e gli altri (non più di tre) riferibili ad un ristretto numero di forme. Quest’ultimo tipo di sonata è denominata anche “sonata drammatica”, e per quanto concerne l’impiego degli schemi formali comprende, oltre alla sonata per uno o per due strumenti, anche il trio, il quartetto, ecc., fino alla sinfonia.
Si possono distinguere durante gli ultimi decenni del Settecento quattro civiltà musicali nelle quali massimamente fiorisce la sonata: quella austriaca, quella tedesca, quella francese, quella inglese. I maggiori risultati artistici furono raggiunti con Haydn e Mozart dalla civiltà austriaca, che con la fine del secolo divenne assolutamente dominante. Tra i molti sonatisti tedeschi del periodo classico rimane storicamente notevole il solo Carl Philipp Emanuel Bach, e tra gli inglesi i soli Johann Christian Bach e Clementi... che inglesi non erano. Il figlio di Bach e Clementi vengono il più delle volte assimilati alla civiltà austriaca, e nel confronto con questa risultano soccombenti: sono da mettere invece in relazione con l’opera italiana, sia buffa che seria. Il recupero alla cultura di Clementi come esponente di una civiltà avente caratteristiche sue proprie rappresenta oggi il compito nuovo che i musicologi e gli interpreti si trovano ad affrontare.
Piero Rattalino
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