Presentazione ProgrammaIl programma di sala è molto bello ed interessante. Nella prima parte inizia con due Sonate di Domenico Scarlatti, quella in fa minore K466 e quella in sol maggiore K427. Segue la Sonata n. 47 in si minore (Hob XVI.32 di Haydn), che fa parte di una raccolta di sei, diffusa in copie manoscritte nel 1776, ed e uno dei grandi capolavori pianistici, testimonianza intensa di passione romantica tanto più sorprendente poiché la composizione avviene in pieno periodo galante, ammesso the la data di diffusione coincida con quella di composizione. Cosi la Sonata in si minore domina dall'alto le altre opere della raccolta (nn. 42-47) ed è sullo stesso livello delle sue ultime opere pianistiche per la perfezione della scrittura, la concentrazione formale, con in più un impeto febbrile che culmina nello sbalorditivo Presto finale. Se nell'Allegro moderato iniziale il relativo maggiore occupa un posto importante nello svolgimento delta forma sonata, nel finale, violentemente monotematico, si assiste alla vittoria del modo minore, in tutta la sua nudità. E’ il vertice musicale ed emotivo di tutta la composizione, e la polifonia molto spoglia denuncia con vigore lo slancio ritmico di questo brano, dominato senza posa dalle crome ribattute del terra iniziale. Questo martellamento ossessivo invade anche lo spazio polifonico, a tratti vero e proprio contrappunto di ritmi. La sonata si conclude su degli unisoni selvaggi, affermazione inesorabile di uno spirito già beethoveniano. Haydn ha rinunciato al rilassamento garantito dal movimento lento, e lo ha sostituito con un breve e avvincente Minuetto in cui solo la parte principale viene rischiarata dalla tonalità di si maggiore, mentre il trio, cupo e rombante, ritrova l'atmosfera tempestosa di questo lavoro eccezionale. La prima parte del concerto si conclude con due delle Quattro Mazurche op. 33 di Chopin. Composte tra il 1837 e il 1838, pubblicate nel 1838, sono state dedicate alla contessa Rose Mostowska. La seconda Mazurca Op. 33 (in re maggiore, Vivace) trabocca di vitalità: si tratta di una delle più celebri e, allo stesso tempo, di una delle più allegre. Vi dominano due idee: una, gioiosa e animata, conclude una voluta rimbalzando su una terzina; l'altra è più espressiva, ma pure volteggiante. Un breve episodio di transizione riconduce il primo motivo. Chopin voleva che questa ripetizione fosse suonata in modo diverso dalla prima enunciazione: quella “deve illustrare l'atmosfera popolare di un'osteria”, mentre la ripresa deve evocare “l'eleganza dei salotti “. Una coda vivace ci fa precipitare verso la conclusione in un « accelerando » sfrenato. La lunga Mazurca Op. 33 n. 4 (in si minore Mesto) che Wilhelm von Lenz paragonò a «una ballata che non porta questo nome “ appare malinconica, ma non triste. E’ una delle pagine più polacche di tutta la raccolta; ha ispirato peraltro a due autori polacchi l'aggiunta di un programma letterario. Chopin stesso sottolineò il carattere narrativo di questo pezzo. La ripresa del secondo episodio precede un trio incantevole in si maggiore the porta una nota di contrasto at centro del pezzo, e che si conclude, in diciassette misure, con un curioso monologo della mano sinistra. La Mazurca termina con uno strano carillon originato dagli accordi finali che dissolvono “il corteo dei fantasmi”, diceva Chopin. E George Sand scriveva: “Polacco, egli viveva nell'incubo delle leggende. I fantasmi lo chiamavano, lo avvolgevano…” La seconda parte del concerto inizia con due delle dieci Mazurche dell’op.3 (1888-1890). Le Mazurche di Skrjabin sono indubbiamente, dopo quelle di Balakirev, le più riuscite tra quelle dei compositori-pianisti russi. La seconda parte del concerto si conclude con la Sonata n. 5 in fa diesis maggiore (op. 53) sempre di Skrjabin. Abbozzata probabilmente durante 1'estate del 1907, fu ripresa e completata in pochi giorni nel mese di dicembre dello stesso anno. In questa sonata Skrjabin rompe definitivamente con la forma a movimenti chiusi scegliendo la via del “monoblocco” ovvero secondo il principio lisztiano: riunendo e giustapponendo vari episodi, e trasformando la sonata in un poema per pianoforte. La quinta Sonata segue immediatamente al Poema dell'Estasi, con il quale ha stretti legami. Quattro versi tratti dal testo del programma del Poema servono di epigrafe: Vi chiamo alla vita, o forze misteriose Immerse nelle oscure profondità dello spirito creatore, Timorosi accenni di vita, A voi io porto l’audacia.
Il materiale tematico, le sonorità e il collegamento degli episodi presentano molte somiglianze con la quarta Sonata. Ma 1'armonia ha superato un'altra tappa: se nell'insieme il legame con la tonalità non si e rotto, e se certi passaggi si mantengono su accordi piuttosto usuali, altri momenti si situano sulla soglia dell'atonalità. Se fa diesis maggiore è la tonalità dominante, indicata sin dall'armatura in chiave, le numerose modulazioni (1'ultima è in mi bemolle maggiore) e l'abbondanza di alterazioni nel corso del testo mostrano la relatività delle indicazioni tonali. Cosi la breve introduzione di undici misure (Allegro impetuoso, con stravaganza), con il brontolio tellurico di tremoli e di trilli da cui sgorgano - dalle tenebre verso la luce - moti ascensionali, appartiene praticamente al campo degli effetti acustici. II Languido che segue è molto simile all'Andante della quarta Sonata per le intonazioni, la tonalità, le armonie, e lo sgranarsi cristallino delle note nelle misure indicate “accarezzevole”. Lo stesso si dica dell'attacco del grande Presto con allegrezza, rispetto al Prestissimo della quarta Sonata. Ma i salti leggeri degli accordi staccati suggeriscono qui una danza vertiginosa e fantastica, che sarà turbata da un breve segnale discendente (“ imperioso”) alternato con scosse inquiete di accordi. Dopo una dissoluzione progressiva dell'elemento ritmico a vantaggio degli scivolamenti cromatici e degli arpeggi discendenti, un improvviso ritorno della frenesia, tra balzi e martellamenti, culmina nel ritorno dell'introduzione della sonata, poi dell'episodio Languido. Ma in seguito, con la ricomparsa degli elementi del Presto, si stabilisce un clima conflittuale. E’ una sorta di sviluppo-fantasia, che rimescola i motivi mettendoli in opposizione. A prezzo di nuovi sforzi, di sussulti di energia subito contrastati, liberandosi poi in modo spettacolare, il ritmo di danza riapparirà infine nel Prestissimo che è la vera ripresa di questa sezione principale della sonata: una ripresa perfettamente simmetrica, prima dell'apoteosi, quando gli accordi serrati e precipitosi si irradiano verso il registro acuto, in rintocchi solenni ed estatici. Il coronamento sonoro, molto simile a quello delta quarta Sonata, sarà il ritorno del tema del Languido sopra un martellamento continuo di accordi, essi pure sostenuti da armonie-pedali. La coda Presto si conclude con la sortita dell'introduzione, che dà la sensazione di un'improvvisa sospensione della sonorità e degli slanci, invece che di una cadenza conclusiva. Bibliografia Francois-René Tranchefort: Guida all’ascolto della Musica per pianoforte. Rusconi 1995, Milano Claudio Capriolo, Giorgio Dolza: Chopin. Signori, il catalogo è questo!. Einaudi ed. 2001, Torino.
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