MusicheIl programma è interamente dedicato alla musica francese per clavicembalo tra la metà del seicento e la metà del settecento e comprende cinque Suite. La Suite è una successione di danze stilizzate o di brani in forma di danza, tipica del periodo barocco. In genere i diversi movimenti sono nella stessa tonalità. Il presupposto formale della suite sta nell'abbinamento di danze: a una danza lenta, di metro binario, segue una controdanza veloce e saltata, di metro ternario. In Germania nel XVII secolo esse erano la allemanda (movimento moderato) e la corrente (veloce). Seguirono ulteriori ampliamenti che comportarono l'inserimento della spagnola sarabanda (movimento grave), dall’inglese giga (movimento veloce). Nella Suite per clavicembalo si configura secondo il modello francese il nucleo fondamentale quadripartito con allemanda-corrente-sarabanda-giga con un eventuale preludio iniziale. Il gusto musicale francese, volto alla concisione, alla chiarezza ed all'eleganza, trovò felice espressione in queste brevi e succose composizioni per clavicembalo. Il contrappunto fu assai per tempo subordinato alla tonalità moderna, lo sviluppo di ampie forme musicali controllato e ostacolato dalla costante preoccupazione di piacere, di non pesare sull'attenzione dell'ascoltatore; sovrabbondavano gli abbellimenti ornamentali. Arte di corte, insomma, arte fiorita in un ambiente colto e raffinato, ma avvezzo a vedere nella musica niente piú che un elegantissimo divertimento. Le piú alte possibilità di quest'arte furono realizzate da Francois Couperin, proveniente da una di quelle famiglie che, analogamente ai Bach e agli Scarlatti, si tramandavano da una generazione all'altra l'esercizio della professione musicale. In Francois Couperin trova la sua migliore espressione l'estetica razionalistica del tempo, che imponeva alla musica un descrittivismo obiettivo ed esteriore. Le sue Pièces de clavecin hanno tutte un titolo corrispondente all'oggetto, carattere, sentimento che il musicista si è esplicitamente proposto di ritrarre. Il descrittivismo settecentesco fu un utile avviamento all'espressione e contribuí a liberare le composizioni strumentali dalla schematica rigidità delle forme di danza. Sotto l'apparenza d'inseguire realistici fantasmi descrittivi, il breve pezzo di Couperin sbozza invece la propria forma autonoma e individuale: questo non sarà l'ultimo dei motivi che all'alba del Novecento ne renderanno prezioso l'esempio all'impressionismo musicale francese. I numerosi Livres de clavecin di Francois Couperin «le Grand» e Jean Philippe Rameau si imperniano sull' ordre, una varietà di suite dalla successione liberissima che può arrivare a comprendere una ventina di brani e nella quale la radice francese e Rococò dello stile galante si esprime in una variopinta sfilata di immagini musicali frutto di una fantasia davvero inesauribile. Lo sguardo distaccato e ironico, il gusto del paradosso, umori che variano dalla satira di costume sottilmente corrosiva al lirismo più malinconico: sono questi alcuni dei tratti di uno stile francese cui la nozione di galanterie - con quella sua connotazione legata alla danza - si attaglia assai poco e semmai si contrappone. Nell'intenzione di Couperin, il titolo di ordre apposto alle sue composizioni aveva per l'appunto lo scopo di sottolinearne la distanza dalle suites formate unicamente di danze. Composte esclusivamente «pour ceux qui ont le goùt exquis», in dispregio aperto di ogni superficiale piacevolezza, le pagine di Couperin (e di Rameau che vi si ispira dichiaratamente) irradiano un carattere irriducibilmente espressivo e ricco di simbologie nel quale circolano una fantasia incontenibile ed un'ironia affilata che traspaiono fin dai titoli. Nel 21mo ordre in programma (1726-27) si incontrano La Reine des coeurs, La Bondissante, La Couperin, La Harpée, la Petite prince sans-rire. Sottile ma esplicito, uno squisito intento descrittivo anima questa musica e si applica ai soggetti più vari, restituendo il ritratto caleidoscopico e insieme enigmatico di un'intera società e della sua mentalità. E un atteggiamento poetico che, lungi dal fermarsi al pittoresco, approda ad uno sfuggente psicologismo nel quale c'è l'espressione più arguta e affascinante di quell'appello alla sensibilità individuale che costituì il motore del secolo, un motore che da allora non si è più fermato. Mirabili pezzi per clavicembalo compose anche Rameau, continuando la tendenza descrittiva (Musette, Tambourin che compaiono al termine della Suite in programma del 1724, Suite che comprende inizialmente quattro movimenti di danza, ossia l’allemanda, la corrente e due gighe): naturalmente l'impiego dell'armonia moderna acquista in Rameau ben altra larghezza e duttilità e penetrazione espressiva.
Bibliografia U. Michels: Atlante di Musica, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994. M. Mila: Breve Storia della Musica. Einaudi Editore, 1963. G. Montecchi: Una Storia della Musica. Biblioteca Universale Rizzoli, 1998. |