Musiche

Il programma di sala del concerto della violinista Isabelle Faust accompagnata dal pianista Alexander Melnikov inizia con la Sonata di Beethoven no.3 in mi minore op. 12/3. Beethoven intraprese la composizione delle sue prime tre Sonate per violino e pianoforte relativamente tardi. I soli modelli degni di essere presi in considerazione da Beethoven per le tre Sonate op. 12, non poterono essere che quelli mozartiani: soltanto Mozart, infatti, aveva detto una parola decisiva in questo genere di composizione da camera a due strumenti, lasciando una serie di capolavori nei quali il pianoforte e il violino dialogano modernamente con parità d'importanza nell'ambito di una concezione squisitamente concertante. Nelle tre Sonate dell'op. 12 Beethoven non fece che portare questo modello al suo massimo sviluppo, ingigantendone e irrobustendone la struttura formale. La soggezione a Mozart si manifesta anche nella persistente fedeltà a stilemi caratteristici, come quello d'iniziare l'ultimo tempo a mo' di finale di Concerto, con l'enunciazione del motivo principale affidata al solo pianoforte. Nelle Sonate op. 12 l'inconfondibile colpo di pollice beethoveniano è però presente ovunque: le tre Sonate sono un crescendo di ricchezza inventiva al servizio di un'espressività sempre piú essenziale e personale. Con la terza Sonata dell'op. 12, in mi bemolle maggiore, Beethoven ritorna allo stile «brillante»; essa sembra uno studio per la grande Sonata per pianoforte op. 22, ma qui tutto suona assai piú prevedibile e routinier, nell'enfasi generica dell'ampio melodizzare del primo tempo, come nell'incedere impettito dell' “Adagio”, che sembra un'aria tolta di peso da un melodramma del Cherubini piú togato. Il “Rondò”, col suo ingenuo tema “alla Mozart” e il fresco e iridescente dialogo tra i due strumenti, e il migliore dei tre movimenti e fa gravitare su di se il peso dell'intera opera, che si può pertanto considerare una vera Finalsonate.
La seconda parte del programma inizia con un'altra sonata di Beethoven, la no.6 in la maggiore Op.30/1. La seconda triade delle Sonate per piano e violino di Beethoven appare nel 1803 e riunisce, sotto lo stesso numero di op. 30, tre opere stilisticamente ed esteticamente assai differenti l'una dall'altra. La prima di esse, in la maggiore, é forse la piú debole di tutte le Sonate beethoveniane per piano e violino: incerta tra il molto Mozart di seconda mano del primo movimento e le reminiscenze haydniane del secondo, essa ebbe in origine un Finale del tutto sproporzionato, per grandiosità, novità e vigore inventivo, alla mediocrità degli altri due tempi. Beethoven, però, se ne avvide, sostituendolo con una serie di semplici variazioni su un tema alquanto convenzionale. Il primo Finale troverà poi degna sede nella Sonata a Kreutzer. L'op. 30 n. 1 si può pertanto considerare l'ultima delle Sonate decisamente volte a un passato che lo stesso Beethoven aveva reso irrecuperabile.
Tra le due sonate di Beethoven la Faust propone il Divertimento per violino e pianoforte composto da Stravinskij nel 1932; essa è una tipica composizione del periodo neoclassico di questo artista, la cui evoluzione stilistica lo condusse dal postimpressionismo de L'uccello di fuoco e dalle audacie de La sagra della primavera sino al classicismo austero della maturità. Controllando le proprie intuizioni con un'intelligenza lucida, Stravinskij iniziò ad esaltare l'elemento formale rispetto a quello emotivo nell'arte. Non meno importante fu il tentativo di Stravinskij di ripristinare la status della musica come arte autonoma, distante dalle esperienze della vita. Tale punto di vista rifiutava in un istante tutti i significati simbolici che i compositori, a partire da Beethoven sino a Mahler e a Strauss, avevano associato alla propria musica. Inoltre, la teoria di Stravinskij rappresentava uno sforzo condotto su grande scala di ripulire la musica da significati pittorici, letterari ed etici, dai sogni e dalle visioni che si erano incrostati su di essa non soltanto durante il periodo romantico, ma anche in altri momenti della storia. L'intento di Stravinskij era quello di allontanare l'attenzione dell'ascoltatore dalle proprie emozioni e dalle proprie fantasticherie per farla invece concentrare sulle note. Insisteva sul fatto che l'emozione fatta nascere dall'arte era di un ordine che non aveva “niente in comune con le nostre solite sensazioni e le nostre risposte alle impressioni della vita quotidiana”. Il Divertimento, che comprende alcuni brani tratti dal balletto The Fairy's Kiss che voleva essere un omaggio a Tchaikovsky, fu scritto da Stravinski su sollecitazione del violinista polacco Samuel Dushkin, col quale egli intraprese anche una tournèe con alcune sue musiche per violino (compreso la Suite Italiana eseguita l'anno scorso dalla Mullova).
Il concerto si conclude con la celebre Sonata in la maggiore, composta da C. Franck nel 1886 e dedicata al famoso violinista Eugène Ysaye; essa rappresenta uno dei capolavori della letteratura per violino. Straordinaria è infatti la maestri con cui il compositore riesce a controllare e insieme a esaltare l'irruenza improvvisativa della frase violinistica e la complessità delle concatenazioni armoniche con il rigore della forma. Il modello formale cui Franck fa riferimento è quello della sonata ciclica, formula compositiva che consente di elaborare il tema principale nel corso dell'intero lavoro, ricreandolo in contesti espressivi differenti. Il motivo tematico viene esposto dal pianoforte già nelle prime misure dell'Allegretto ben moderato, pagina che nella sua essenzialità assume un carattere introduttivo. Al contrario il drammatico Allegro che segue è in rigorosa forma sonata. Il disegno melodico dell'introduzione, affidato prima al pianoforte poi al violino, subisce un geniale trattamento di riduzione ritmica della figurazione, per poi moltiplicarsi in nuovi episodi tematici intermedi e generare una seconda idea che appare solo espressivamente lontanissima dalla prima. L'Allegro si chiude con la riproposta sotto forma di coda dell'irruente tema iniziale. Recitativo-Fantasia è il sottotitolo del terzo movimento, lento e rapsodico. Qui la libera invenzione strumentale è imbrigliata entro una serie di episodi che si susseguono senza soluzione di continuità. In questo modo i due strumenti sono in grado di spaziare dal lirismo più sommesso alla drammaticità più concitata. La forma a rondò che caratterizza il gioioso tempo finale, un canone a due parti, consente a Franck di inserire episodi derivati dai movimenti precedenti, sorta di flashback tematici di forte suggestione. L'altissima qualità di questa musica colloca la Sonata in La maggiore di Franck ai vertici dei repertorio per il duo violino e pianoforte.

Celebri Incisioni delle composizioni in programma

Beethoven: Complete Violin Sonatas. Annie-Sophie Mutter (vn), Lambert Orkis (piano) DG 471 641; Gidon Kremer (vno), Martha Argerich (piano) DG 447 058; Augustin Dumay (vn), Maria Joao Pires (piano) DG 471 495; Itzhak Perlman (vn), Vladimir Ashkenazy (piano) Decca 421 453; Pinchas Zukerman (vn), Daniel Baremboim (piano) EMI 73647; David Oistrakh (vn), Lev Oborin (piano) Philips 468 406; Isac Stern (vn), Eugene Istomin (piano) Sony 89975; Jascha Heifetz (vn), Emanuel Bay (piano) RCA Gold Seal GD 87704, 87705, 87706; Yehudi Menuhin (vn), Wilhelm Kempff (piano) DG 459 433, 459 436; Joseph Szigeti (vn), Claudio Arrau (piano) Vanguard Classics CD 1585; Fritz Kreisler (vn), Rupp (piano) Naxos 110969.
Le incisioni delle sonate per violino e pianoforte di Beethoven possono essere suddivise in tre gruppi. Le più moderne (le prime cinque), tra le quali primeggiano quelle di Gidon Kremer e di Perlman; quelle dei celebri violinisti della seconda metà del secolo scorso (Oistrakh, Stern, Heifetz, Menuhin); quelle storiche (Szigeti e Kreisler).
Stravinsky: Divertimento. Viktoria Mullova (vn), Piotr Anderzewski, Bruno Canino (piano) in Twentieth-Century Violin Sonatas Philips 475 7460; Vladim Repin (vn), Boris Berezowski (piano) Erato 85769; Lydia Mordkovitch (vn), Milford (piano) Chandos 9756.
Franck: Violin Sonatas: Kyung Wha Chung (vn), Radu Lupu (piano) Decca 460 006; Itzhak Perlamn (vn), Martha Argerich (piano) EMI 56815; Itzhak Perlman (vn), Vladimir Ashkenazy (piano) Decca 452 887; Augustin Dumay (vn), Maria Joao Pires (piano) DG 445 880; Arthur Grumiaux (vn), Gyorgy Sebok (piano) Philips 426 384; Jascha Heifetz (vn), Artur Rubinstein (piano) Biddulph Lab 025.
Tutte le incisioni proposte della Sonata di Franck sono molto belle; quella della Chung con Lupu viene considerata tra le più celebri.