Musiche

Esistono molteplici saggi sulla Bella Mugnaia di Schubert; di particolare interesse è stata la conversazione che la prof.ssa Giuseppina La Face Bianconi, ordinario di Storia della Musica all’Università di Bologna, ha tenuto su questo argomento il mese scorso per i soci del Circolo della Musica, conversazione che era il riassunto del suo libro La Casa del Mugnaio, edito da Leo Olschki. In questo libro La Face affronta Die Schóne Miillerin non primariamente come un costrutto musicale, ma per ciò che in senso più ampio essa si prefigge di essere: la rappresentazione, svolta in forma di monodramma canoro, di un processo psichico. Ella esamina cioè e discute quest'opera dal punto di vista dell'oggetto che essa raffigura, e delle tecniche adottate a tal fine. La tesi implicita nel suo tentativo d'interpretazione del ciclo liederistico è che quest'opera musicale abbia lo scopo, più o meno consapevolmente perseguito da Schubert, di illustrare mediante le risorse della composizione e del canto fenomeni e processi che investono in toto la sfera della vita psichica. Nella Schóne Mullerin, Schubert dà, con l'intensità e il fascino di cui è capace l'arte dei suoni, la rappresentazione di un'esperienza depressiva - quella del Mugnaio - che, tra accasciamenti malinconici e sussulti di enfatica euforia, evolve verso la psicosi e sfocia nel suicidio.
Le poesie della Bella Mugnaia scritte da Muller nel 1817 sono una storia di amore e di morte, e diventano pertanto nel ciclo di Schubert la rappresentazione dell’esperienza psichica del mugnaio, determinata dalla perdita dell’oggetto di amore. Anche la monotonia di cui la Shone Mullerin è intrisa rappresenta lo strumento per descrivere alcuni meccanismi psichici connessi con la depressione. Il primo lied (Girovagare) è impostato sulla ripetizione e sul movimento: si muove tutto, anche le macine si muovono. È un testo in cinque strofe in cui tutti gli elementi della natura vengono immaginati in preda ad moto perpetuo. Un lied strofico è un Lied nel quale la musica della prima strofa si ripete identicamente in tutte le strofe. Nel secondo Lied (Dove) il mugnaio inizia il suo viaggio seguendo il corso del ruscello, un personaggio importante di tutto il ciclo. Dove arriva il mugnaio nel suo viaggio? Arriva ad un mulino (il terzo Lied: Alt), ad un mondo nuovo che gli sembra una bella casa (dove però egli non riuscirà ad inserirsi), come sottolinea la melodia del mugnaio nella prima strofa. Nel quarto Lied il Mugnaio ringrazia il ruscelletto per averlo fatto arrivare al mulino. Nel quinto Lied (Vigilia festiva) il mugnaio, arrivato nel luogo di lavoro, trova il padrone e sua figlia, della quale si innamorerà; il personaggio rappresentato nella prima parte di questo Lied esprime desideri esorbitanti, è agitato da un fervore delirante. Nella seconda parte il mugnaio si accorge invece che egli non è diverso dagli altri, anzi forse meno degli altri, cioè in questa parte viene rappresentato il sentimento di impotenza. Nella terza parte di questo Lied il padrone ringrazia tutti lavoranti raccolti in cerchio e la figlia dice a tutti buona notte: queste parole sono caratterizzate da Schubert con suoni molti lunghi, completamente diversi dalla parlata del mugnaio. Una volta conclusa la scena, Schubert, a differenza di Muller, riprende il Lied da capo per sottolineare il quadro psicologico del mugnaio; il punto di crisi è il congedo della mugnaia perché saluta tutti e non soltanto lui. La sua situazione esistenziale disperata si esprime in un tempo che non evolve, che non si espande. Da questo momento il giovane percorrerà fino in fondo la strada della chiusura in sé stesso, del rimuginio, fino all’atto estremo; l’esperienza di perdita quì introdotta è connaturale all’esperienza esistenziale melanconica. Caratteristica dello stato depressivo è il ritiro del sentimento dalle cose, la precarietà comunicativa, l’isolamento, l’inibizione, l’impotenza; si assiste anche alla trasformazione delle categorie spazio-temporali, il tempo ripiega, il passato diventa immanente, impedisce di vivere il presente e impedisce di proiettarsi nel futuro. Nella prima sezione del Lied questa involuzione è agli albori, ma il processo è innescato e sarà irreversibile. Nel Lied 6 (Il curioso) il mugnaio, pur sapendo che la mugnaia non lo ama, vuol saperlo dal ruscello, e ad esso si rivolge con una melodia dolcissima, forse la più cantabile di tutto il ciclo, ma il canto del ruscello è placido. Il Lied 7 (Impazienza) è molto motorio. I tre Lieder successivi (8,9,10), hanno una impostazione simile. Il Lied 8 (Saluto mattutino) è un lied strofico, musicalmente scarno, lento nel ritmo, breve nella sostanza ma lungo nell’esecuzione; a furia di ripetizioni acquista un qualcosa di esangue, di sfatto, è quasi una ipnosi incantatoria: il mugnaio canta da solo e per sé stesso, perso nei sogni, nelle contemplazioni, distante da tutti. La narcosi così vividamente rappresentata da questo Lied prosegue nel Lied successivo (I fiori del mugnaio), anch’esso strofico, con una melodiosità cantilenante, quasi imbambolata, che gira e rigira su pochi accordi e pochi arpeggi. Il Lied 10 (Pioggia di lacrime), che descrive il mugnaio e la mugnaia seduti assieme ai bordi del ruscello, può essere suddiviso in due parti. Le prime due strofe hanno una musica imbambolata e lenta: il mugnaio è perso nella contemplazione dell’acqua. Tra la prima e la seconda strofa c’è un piccolo interludio pianistico che rappresenta il movimento dell’acqua. La musica delle prime due strofe viene ripetuta identicamente per la terza e la quarta strofa e poi per la quinta e la sesta Nella settima strofa cambia tutto, perché la mugnaia non appena arrivano due gocce di pioggia lo abbandona. In questi tre Lieder il mugnaio risulta un personaggio ripiegato su sé stesso, perduto nelle elecubrazioni, incapace di aprirsi all’esterno; la ripetitività della musica ne coglie il moto interiore perfettamente chiuso, formalizza il senso di un tempo lunghissimo, dilatato, circolare, nel quale il pensiero ristagna. Dopo questi tre Lieder, che possiamo definire della ruminazione, viene il Lieder 11 (Mia) nel quale il mugnaio confida al ruscelletto che l’amata mugnaia è sua; egli pertanto occulta una realtà insopportabile e la musica di Schubert mette in evidenza lo stato di esaltazione di opposta polarità allo stato rappresentato dai tre Lieder precedenti. Viene poi il Lied 12 (Pausa) nel quale il mugnaio appende il liuto alla parete con un nastro verde perché non riesce più a cantare; esso pertanto mette in evidenza lo stato di incomunicabilità del mugnaio e viene introdotto il colore verde del nastro che caratterizza l’intero ciclo. Nel Lied successivo (Col nastro verde del liuto), anch’esso strofico, la mugnaia esprime dispiacere perché il nastro verde, che ama molto, sbiadisce sul muro e il mugnaio ripete le parole di lei, quasi a dimostrare la sua dipendenza psicologica. Nel Lied 14 (Il cacciatore) arriva sulla scena l’antagonista, il cacciatore, posseduto da un impeto che il mugnaio può soltanto invidiare. Le frasi musicali si rincorrono e si accavallano, c’è un senso di affastellamento e di saturazione: l’immagine del cacciatore è quella di un turbine impetuoso, invadente, esagitato, sconvolgente. Dopo l’arrivo del cacciatore nasce nel mugnaio la gelosia e l’orgoglio che vengono espressi nel Lied successivo, il 15. E’ un Lied nel quale il mugnaio si esprime in maniera concitata e infine, prostrato, può rifugiarsi soltanto nella quiete muta e sconsolata del lied seguente, il Lied 16 (All’amato colore), anch’esso strofico, nel quale il mugnaio ricorda il verde, il colore tanto amato dalla mugnaia. Esso ha la temporalità lenta dei tre Lieder della ruminazione e si basa sulla ripetizione quasi ossessiva della stessa nota del pianoforte, che risuona ineluttabile per tutto il brano. Seguono tre Lieder molto diversi dai precedenti che tracciano la tappa conclusiva dell’involuzione psichica del giovane. Nel Lied 17 l’amato colore verde si trasforma nel perfido colore, e diventa una persecuzione, un elemento ossessivo perché presente ovunque nella natura; è un lied disintegrato, fatto di ripentine sterzate e produce nell’ascoltatore inquietudine perché non offre alcun baricentro attorno al quale organizzare l’ascolto. Questa coscienza sminuzzata percorre il suo crescendo nel Lied successivo, il 18 (Fiori appassiti); la musica suscita nell’ascoltatore il senso di una epifania subitanea e catastrofica, di una spirale che cresce e si avvita attraverso la persistenza rotatoria del ritmo. Il mugnaio è ormai estraniato dalla realtà, assorto come è nei fantasmi della ruminazione delirante. I fantasmi prendono corpo e voce nel Lied successivo (Il mugnaio e il ruscello) dove, nell’immaginazione del mugnaio, il ruscello diventa un personaggio parlante. Il giovane ascolta nella voce del ruscello il proprio pensiero sonorizzato, come se provenisse dall’esterno. La prima strofa è cantata dal mugnaio, la seconda dal ruscello, la terza di nuovo dal mugnaio. Il mugnaio canta all’inizio le sue battute semplici semplici (la prima strofa); poi si sente il rumore del ruscello ma quando ritorna il mugnaio a cantare il canto non è più sorretto dagli accordi dell’inizio, diventa un altro, si trasforma. E’ come se la risposta del ruscello avesse spiazzato il canto dell’inizio. La voce del mugnaio ad un certo punto tace, non ha più corpo il nostro mugnaio, la voce si disperde nei gorghi, e i suoni toccano sempre più profondi il sol basso. Se nei tre lieder centrali erano simbolizzati i processi del pensiero malinconico, la fissità, la rigidità, questi tre lieder delineano la fase ultima dell’involuzione, la conseguente dissolvenza dell’organizzazione psichica. L’ultimo Lied, il 20 (Ninna nanna del ruscello), dove c’è il trionfo della forma strofica, sembrerebbe cantato dal ruscello; in realtà questa ninna nanna incantatoria viene sentita dal mugnaio, è l’ultimo atto della sonorizzazione del pensiero del giovane. In altre parole il Wiegenlied è emanazione della fantasia del mugnaio, è la ninna nanna mortale che il mugnaio ormai confuso nell’acqua canta perdutamente a sé stesso. La perdita dell’oggetto d’amore ha rotto il fragile equilibrio dell’io e la spinta regressiva culmina nel suicidio che comporta l’autarchia perfetta e il ricongiungimento ideale con l’oggetto perduto. Il ruscello ha accompagnato tutto il viaggio sentimentale del mugnaio; ora col Wiegenlied gli canta e ricanta la ninna nanna avviandolo dolcemente verso il mare, traguardo definitivo di un lungo percorso. L’acqua profonda lo sommerge e lo rassicura nella sua interminabile ripetitività; questo Lied è estremamente ripetitivo, diventa dimora eterna, il ruscello è pace ed eternità, inizio e fine, morte e vita, presenza ed assenza, ma è anche la casa a lungo anelata e finalmente raggiunta. La musica di questo Lied è dolcissima e nello stesso tempo lentissima, e sommerge l’ascoltatore.