Musiche

Lunedì 17 dicembre alle ore 21 al Teatro dell’Osservanza di Imola la cinquantaduesima Stagione del Circolo della Musica prosegue con un concerto del pianista russo Boris Berezowski. Berezowski è un pianista formidabile, dal tocco brillante, capace di bilanciare prodigi di scintillante virtuosismo con una infallibile integrità musicale. Dotato di un forte senso dell’architettura musicale e di una sensibilità non comune, viene considerato uno dei più formidabili pianisti del nostro tempo. La forte identità russa di questo pianista è sottolineata anche dal programma, che comprende oltre ai celebri Quadri di una Esposizione di Mussorgsky anche brani brevi di Medtner. Il concerto è stato realizzato col contributo della LegaCoop Imola.


Nikolai Medtner nacque a Mosca il 5 gennaio 1880 e morì a Londra il 13 novembre 1951. Fu allievo, nella sua città natale, di Pabst, Sapelnikov e Safonov per il pianoforte, Arenskij e Taneev per la composizione. Intrapresa la carriera di pianista-compositore, effettuò varie tournée in Europa, ed emigrò definitivamente nel 1921, effettuando ancora un breve soggiorno in Russia negli anni 1926-1927. A partire dal 1936 visse principalmente in Inghilterra. La sua esistenza fu piuttosto difficile, nonostante qualche sporadico successo. Negli ultimi anni della sua vita, del tutto inaspettatamente, suscitò l'ammirazione del maharaja di Mysore, che acconsentì a finanziare la registrazione delle sue composizioni.
Avversario irriducibile della musica contemporanea (stigmatizzata nel libello polemico La Musa e la Moda, 1935), Medtner fu un postromantico slavo-tedesco influenzato da Schumann e Brahms, come pure da Rachmaninov e Skrjabin. Grande pianista, ha lasciato una produzione abbondante, con dodici sonate e un grande numero di pezzi vari, molti dei quali si intitolano Racconto (Skazka). Nonostante l'ammirazione dimostratagli da Rachmaninov, dovette subire sempre il fastidioso paragone con lui, e fu spesso considerato come un « parente povero ». La sua opera ha conosciuto un periodo di eclissi, sia in Europa che in Unione Sovietica, ma l'interesse che il pianista Emil Gilels le ha dedicato dalla fine degli anni Cinquanta l'ha parzialmente salvata dall'oblio. Oggi è abbastanza diffusa in America, in Inghilterra e in Germania, mentre è quasi ignorata in Francia.
Accanto a pezzi intitolati Arabeschi, Ditirambi, Impressioni, Inni, Elegie, e cicli di Melodie dimenticate (op. 38-40), troviamo numerosi Racconti che costituiscono il meglio delle composizioni di forma media e piccola. Sono circa una trentina (tra cui gli op.8, 9, 14, 20, 26, 34, 35, 42, 48, 51) e sono paragonabili ai Preludi o alle Etudes-Tableaux di Rachmaninov. La traduzione inglese usuale « Fairy tale » non dà l'idea esatta di questi pezzi, poiché essi non hanno significati fiabeschi né programmi. precisi. Anche se alcuni recano un titolo, propongono all'ascoltatore più una forma che un contenuto. Tra i più eseguiti e i più riusciti ricordiamo il dittico op. 14, costituito da due pezzi contrastanti - Canto di Ofelia in fa minore, un lamento toccante, e Marcia del Paladino in mi minore, dal virtuosismo e dalla scrittura pianistica tipicamente lisztiani e l'op. 35 n. 4 (in do diesis minore), grande studio da concerto.


All'origine della composizione del ciclo di Modest Mussorgskij denominato Quadri di una Esposizione c'è la morte di Viktor Hartmann, architetto amico di Mussorgskij e del Gruppo dei Cinque, avvenuta nel 1873. All'inizio dell'anno successivo fu organizzata in sua memoria una esposizione di disegni e di acquerelli. Mussorgskij la visitò, e traendo sunto da immagini piuttosto anodine scrisse in tre settimane (giugno-luglio 1874) questa suite per pianoforte. “Hartmann bolle come bolliva Boris” confidò a Vladimir Stasov. “I suoni e le idee sono sospesi nell'aria, e io li assorbo fino a rimpinzarmene, e ho appena il tempo per buttarli suna carta.”
E’ stato più volte sottolineato il divario esistente tra i disegni e gli oggetti esposti in quella mostra, e la visione proposta da Musorgskij. Spesso, infatti, il compositore parte da suggestioni insignificanti per abbozzare “quadri” corrispondenti alle sue fascinazioni e ai suoi archetipi: scene popolari, universi infantili, fantasmagorie, ossessioni della morte, omaggi alla grandezza epica dell'antica Russia. Dal punto di vista formale i Quadri di un'esposizione possono essere accostati, in certa misura, ai quadri schumanniani (in particolare a Carnaval): giustapposizione di miniature caratteristiche, il cui insieme costituisce una composizione di considerevole ampiezza. Alcuni quadri sono collegati tra loro da una Promenade (“in modo russico”): un intermezzo a proposito del quale Mussorgskij dichiarò che se ne poteva dedurre la sua fisionomia. Sebbene facciano uso - nella loro grande difficoltà esecutiva - di tutte le possibili risorse sonore e di tutti gli accorgimenti della tecnica pianistica, i Quadri di un'esposizione sono divenuti popolarissimi attraverso l'orchestrazione realizzata da Ravel nel 1922.


PROMENADE (Allegro giusto nel modo russico; senza allegrezza ma poco sostenuto, in si bemolle maggiore): il tema russo, pentatonico, è una frase a undici tempi, divisa per comodità in due misure di 5/4 e 6/4. Quest'ultimo ritmo viene poi mantenuto, compensando l'asimmetria iniziale. Una introduzione riccamente armonizzata, sonora e radiosa.
1. GNOMUS (Vivo, in mi bemolle minore): violenti sussulti e convulsioni, claudicare dolente e trascinarsi, esclamazioni astiose e scalpitìo, tutto descrive un essere il cui aspetto grottesco confina con l'orrido e il demoniaco. Attraverso le dissonanze e i cromatismi acidi, la scrittura fa mostra paradossalmente di una grande simmetria.
PROMENADE (Moderato commodo e con delicatezza, in la bemolle maggiore): il tema è alla mano sinistra, con l'armonia alle parti superiori o alla mano destra.
2. IL VECCHIO CASTELLO (Andante, in sol diesis minore): un ostinato nostalgico, la cui atemporalità viene suggerita dal pedale di tonica, incessantemente ripetuto dalla prima all'ultima misura. Due temi principali, diversi più che opposti: uno grave e triste, l'altro più cantabile, ma pure carico di tristezza. C'e poi un motivo che plana, una melodia in accordi che alla fine si rivela identica a quella del primo tema.
PROMENADE (Moderato non tanto, pesante, in si maggiore): molto marziale e pomposa, sfuma del tutto improvvisamente nelle ultime misure.
3. TUILERIES (Allegretto non troppo, capriccioso, in si maggiore): un battibecco tra bambini dopo i giochi, in forma ABA. Appoggiature di accordi intercalati da brevi arabeschi in staccato. Nella parte B si diffonde una melodia leggera e spiritosa, improvvisamente interrotta da nuovi passaggi. E un pezzo breve, vivace e leggero, dallo spirito dispettoso.
4. BYDLO (Sempre moderato e pesante, in sol diesis minore): un carro polacco trainato da buoi (il termine «bydlo» significa bestiame, in polacco). L'ostinato, così amato dai compositori russi, serve qui a ritmare la marcia pesante e regolare di una vera macchina vivente, al disopra della quale si leva un canto ampio e robusto.
PROMENADE (Tranquillo, in la minore): è la prima volta che si ascolta il tema della passeggiata in minore, in un'armonizzazione raffinata, che crea un'ambientazione enigmatica. La penultima misura è una pre-eco rispetto al pezzo che segue
5. BALLETTO DEI PULCINI NEI LORO GUSCI (Scherzino, Vivo leggiero, in fa maggiore): uno dei rari pezzi esattamente conformi a un disegno visto alla mostra (Hartmann aveva immaginato dei costumi per una messa in scena del balletto Trilby). È un capolavoro di humour raffinato, con accordi rapidi e leggeri, preceduti da acciaccature, o trilli nella parte centrale, a cui fanno seguito buffi pigolii. Questo pezzo deve essere suonato pianissimo, con il pedale di sordina.
6. SAMUEL GOLDENBERG E SCHMUYLE (Andante, in si bemolle minore): due ebrei, uno ricco e l'altro povero, in una notevole scena psicologica. Arroganza ostentata del primo, caratterizzato da un tema autenticamente ebraico che Musorgskij annotò direttamente, e che viene eseguito all'unisono (si noti la scala orientale); geremiadi del secondo, in note ripetute, con il soprassalto di un mordente sull'ultima nota. L'intensità della lamentazione cresce al ritorno del primo tema, che fa da contrappunto, e a cui tocca l'ultima parola. Dopo una breve, burbera esitazione - quasi che si lasciasse intenerire - il ricco congeda brutalmente il postulante.
PROMENADE: riprende quasi testualmente la prima (Ravel l'ha soppressa nella versione orchestrale). Il si bemolle finale tenuto fa da congiunzione con il pezzo successivo.
7. LIMOGES. Il MERCATO (Allegretto vivo sempre scherzando, in mi bemolle maggiore): prendendo spunto da alcune teste di contadini disegnate da Hartmann, Musorgskij ha immaginato alcuni dialoghi comici. Questa scena popolare, piena di vita e di colori, dal brio irresistibile, e tecnicamente una delle più difficili, si conclude con un passaggio vertiginoso, martellato a due mani, che precipita senza alcuna transizione nel gorgo di Catacombe.
8. CATACUMBAE. SEPULCHRUM ROMANUM (Andante, in si minore): accordi dalle sonorità d'organo, alcuni molto sonori, altri velati; le armonie sono notevoli per gli effetti di ritardo.
CUM MORTUIS IN LINGUA MORTUA (Andante non troppo, con lamento, in si minore): è una Promenade attraverso le catacombe; il tema, nel modo minore, si innalza tra i fremiti, d'oltretomba. La quiete sembra raggiunta verso la fine, con il ristabilirsi del modo maggiore.
9. LA CAPANNA SU ZAMPE DI GALLINA (Allegro con brio, feroce, senza indicazione di tonalità): un orologio di fattura popolare, munito effettivamente di zampe di gallina, ha dato lo spunto a questa evocazione della dimora di Baba Yaga, la strega delle fiabe russe. Siamo in pieno clima fantastico, con salti grotteschi, fracasso, valanghe di sonorità torrentizie, e, nella parte centrale, cupi borborigmi a mezza voce nel registro grave. La ripresa della parte principale sfocia direttamente nel primo accordo dell'ultimo quadro.
10. LA GRANDE PORTA DI KIEV (Allegro alla breve. Maestoso. Con grandezza, in mi bemolle maggiore): gli accordi maestosi dell'esordio ricordano da vicino quelli con cui ha inizio il secondo movimento della Fantasia op. 17 di Schumann. Tuttavia, il carattere nazionale russo di questa musica si riconosce subito - è simile al tema della Promenade - e un corale ortodosso, seguito da uno scampanio, conferma l'intenzione dell'autore di concludere con un affresco che unisca l'e ico e il religioso. In mezzo e campane che suonano a distesa, riappare la Promenade, divenuta ormai un corteo solenne. E il ciclo giunge a conclusione in una apoteosi sull'ultima ripresa del tema della Grande Porta.

Discografia delle musiche in programma
Nikolai Medtner: hanno inciso le sue composizioni per pianoforte Nikolai Demidenko (Hyperion 66654, 66636), Geoffrey Tozer (Chandos 9050, 9153, 9692, 9691, 9673, 9899), Hamish Milne (CRD 3338/9, 3461, 3460, 3509, 3498), Marc-Andrè Hamelin (Hyperion 67221).
Modest Mussorgskij: le incisioni dei Quadri di una Esposizione sono numerose. La più celebre è quella di Vladimir Horowitz (RCA 74321); altre incisioni famose sono le tre di Sviatoslav Richter (Philips 464 734, Praga 254 034, BBC 4103) e quelle di Shura Cherkassky (BBC 4160), di Alfred Brendel (Vox 97203), di Evgeny Kissin (RCA 9026).