La Cinquantunesima Stagione

 

La Cinquantunesima stagione del Circolo della Musica di Imola sarà inaugurata venerdì 20 ottobre 2006 dalla celebre violinista russa Victoria Mullova, uno dei maggiori solisti del nostro tempo, accompagnata al pianoforte da Katia Labèque, che abbiamo più volte applaudito a Imola in duo con la sorella Marielle. Capace di un bellissimo cantabile straordinariamente espressivo che unisce purezza cristallina, obiettività e calore, la Mullova è interprete di eccezionale spontaneità ed esaltante perfezione formale. Poterla di nuovo ascoltare a Imola e applaudire la magnificenza del suo lirismo sarà un’esperienza di straordinario e profondo coinvolgimento emotivo. Il programma di sala, lo stesso presentato alla Wigmore Hall di Londra, unisce a musiche moderne di Stravinskij e Maric brani classici di Schubert e Ravel. Questo concerto è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, che sostiene anche l’intera Stagione del Circolo della Musica.


Due anni or sono ascoltammo in uno splendido concerto il violinista israeliano Shlomo Mintz, accompagnato dalla English Chamber Orchestra, interpretare un celebre concerto per violino di Mozart (il K 216) e dirigere la famosa sinfonia detta di Praga K 504. Quest’anno, nel quale si festeggia il 250° anniversario della nascita di Mozart, ascolteremo lunedì 18 dicembre Mozart interpretato da una orchestra barocca di grande
prestigio, l’Europa Galante, diretta dal violinista Fabio Biondi. Potere confrontare tra loro, in tempi ravvicinati, due modi così profondamente diversi nello stile interpretativo, dovuti anche alla diversità degli strumenti utilizzati, l’uno espressione dell’ambiente musicale del Settecento, l’altro – ascoltato lo scorso anno – di quello dell’Ottocento, è un’esperienza di grande interesse culturale. Ovviamente Biondi dirige non una delle ultime sinfonie come Mintz, ma una sinfonia giovanile di Mozart (la K 84), seguita da una sinfonia di Boccherini per sottolineare la continuità tra Mozart e tutto il Settecento musicale. L’effervescente virtuosismo di Fabio Biondi, i suoi scintillanti ed estroversi ornamenti che si alternano a un suono dolce e intimo, la gioia di fare musica che accomuna tutti gli strumentisti dell’Europa Galante hanno reso questi interpreti tra i più celebri per la musica italiana del Settecento. Questo concerto è stato realizzato grazie al contributo del Mercatone Uno SpA.
Sempre a Mozart è dedicato il concerto di Andreas Staier al fortepiano, artista che abbiamo già ascoltato assieme a Christoph Prégardien. Le sue superlative incisioni della letteratura settecentesca per clavicembalo e del repertorio per fortepiano di fine Settecento e inizio Ottocento lo hanno qualificato come interprete eccezionale per il periodo tra il Barocco e il primo Romanticismo. La generosità della sua immaginazione, i colori incredibili che sa estrarre dal suo strumento, i penetranti contrasti dinamici e ritmici, la sua capacità di passare dalla dolcezza al furore, dal mistero alla chiarezza più assoluta, sono gli elementi caratteristici delle sue interpretazioni. Il programma che Staier propone a Imola lunedì 6 dicembre, dedicato interamente a Mozart, è di grande interesse. Inizia con una Suite (siamo quindi ancora nel clima culturale del Settecento) per poi proseguire con due Sonate, una delle quali del Mozart giovanile, e altri brani.

I maggiori pianisti rumeni si perfezionavano tradizionalmente in Francia: Dinu Lipatti studiò con Cortot a Parigi, e così pure Clara Haskil. Dopo la seconda guerra mondiale, entrata la Romania nell’orbita sovietica, i pianisti rumeni più dotati vennero mandati al Conservatorio di Mosca. Radu Lupu, che ascolteremo di nuovo lunedì 27 novembre, fu uno di questi: egli studiò a Mosca col celebre Neuhaus e vinse nel 1966 il Concorso Van Cliburn, nel 1967 l’Enesco e nel 1969 il Leeds. Ora risiede a Londra, è considerato uno dei grandi artisti del nostro tempo e si è affermato soprattutto come interprete dei classici austro-tedeschi. Dotato di una trascendentale lucentezza tecnica, egli è un artista profondamente riflessivo ed è capace di una grande comprensione della pagina musicale che avvicina con aristocratica distinzione e raffinato fraseggio.Ascoltandolo si rimane stupiti per il modo con cui anche i più reconditi aspetti della partitura vengono espressi con sicura lucidità e disarmante semplicità. È un vero peccato che il più riflessivo dei pianisti viventi abbia deciso dal 1993 di non incidere più alcun disco, anche per una specie di ritrosia personale nei confronti delle sue interpretazioni. Il programma di sala comprende, assieme ai prediletti Beethoven, Schubert e Brahms, anche alcuni brani di Debussy.

Abbiamo ascoltato in questi ultimi anni molti pianisti della generazione di mezzo che si sono affermati come interpreti di grande valore: il russo Arcadi Volodos, il norvegese Leif Ove Andsnes, il polacco Piotr Anderszewski, il russo Nikolaj Luganski; a questa rassegna si aggiunge quest’anno il pianista inglese Stephen Hough, che si è perfezionato alla Juilliard School di New York. Egli suonerà a Imola lunedì 19 marzo. La sua incisione di tutti i concerti di Rachmaninov ha ottenuto il premio Gramophone per il 2005 perché in ciascuno di essi l’artista riesce a competere con le più celebri versioni registrate singolarmente dai più grandi pianisti, per la magnificenza del suono, per l’attenzione al dettaglio che non preclude mai la spontaneità ed è accompagnata da una simpatia e un’immaginazione fuori dall’ordinario. La rivista “Diapason” considera la sua incisione di tutti i concerti per pianoforte di Camille Saint-Saëns la più perfetta dopo quella storica di J.-M. Darré. Le sue interpretazioni sono elettrizzanti, la sua precisione e lo slancio ritmico sono oltre l’immaginabile; nello stesso tempo egli è capace di accarezzare l’orecchio con un lirismo struggente. Dotato di un pianismo scintillante, il suo approccio chiarisce sia la trama sia la struttura della pagina musicale e crea gradualmente il clima evitando qualsiasi ampollosità o ostinata eccentricità. Un programma di sala estremamente vario e interessante, che comprende tra gli altri Beethoven, Chopin e Liszt, ci consentirà di apprezzare le caratteristiche del suo pianismo.

Il giovane pianista finlandese Antti Siirala (è nato nel 1979) ha vinto molti concorsi, tra i quali il “Beethoven” di Vienna, il Concorso di Londra e il prestigioso Concorso internazionale di Leeds nel 2003.Apprezzato non soltanto dalle giurie dei concorsi ma anche dai critici per le sue prime incisioni discografiche, Siirala è capace di sostenere movimenti dalle strutture ampie, è dotato di una raffinata musicalità, ha una notevole sensibilità a ogni singola sfumatura. Lo ascolteremo a Imola lunedì 8 gennaio interpretare musiche di Beethoven, Chopin e Szimanowsky.
La violoncellista tedesca Maria Kliegel, allieva di Janos Starker e vincitrice del premio Rostropovich nel 1981, appartiene a quel ristretto gruppo di interpreti della generazione di mezzo che si sono affermati in questi ultimi anni; tra essi abbiamo già ascoltato l’inglese Steven Isserlis, l’olandese Pieter Wispelwey e la coreana Han-Na Chang. Maria Kliegel sarà accompagnata nel concerto a Imola (lunedì 12 marzo) dalla pianista Nina Tichman, con la quale abitualmente suona, in un programma comprendente la versione per violoncello della Suite Italiana di Stravinskij (che ascolteremo anche nella versione per violino eseguita dalla Mullova) e due Sonate, una di Shostakovic e l’altra di Richard Strauss. Dotata di una tecnica brillante e di un fraseggio molto personale, la Kliegel alterna a un suono fermo e espressivo un suono dolce e carezzevole, ed è particolarmente sensibile agli aspetti più introspettivi della partitura; essa forma con la Tichman un duo ben affiatato, ugualmente convincente nei momenti più appassionati e in quelli di un più delicato abbandono lirico, capace di un perfetto controllo dell’intensità e del colore del suono, in un dialogo raffinato di grande efficacia e di intensa partecipazione emotiva. Questo concerto è stato realizzato in collaborazione con la Banca Popolare di Ravenna.

Prosegue la rassegna dei maggiori quartetti per archi del nostro tempo. Quest’anno ascolteremo il Quartetto Ysaye, fondato nel 1984 da quattro studenti del Conservatorio di Parigi. Un tocco leggero, un fraseggio lirico, un’esposizione ammirevole anche dei più piccoli dettagli, una predilezione per il colore pastello piuttosto che per le pennellate decise, un’intensa atmosfera intima, un suono piacevolmente dolce, un’aristocratica eleganza, una sonorità dell’insieme impeccabile sono elementi distintivi delle loro interpretazioni.Questo concerto è stato realizzato col contributo della Banca Popolare dell’Emilia- Romagna. Il programma di sala (lunedì 29 gennaio) comprende uno degli ultimi Quartetti di Beethoven, l’ultimo Quartetto di Bela Bartok e il Quartetto di Ravel, che l’Ysaye ha recentemente inciso con notevole successo di critica.
Lunedì 5 febbraio ascolteremo il Trio Florestan in un programma comprendente una pagina poco nota di Beethoven e due celebri Trii di Dvorak e Schubert. Il perfetto equilibrio dialogico tra le parti, una lettura elegante, scrupolosa e di una innegabile bellezza plastica ma sempre riflessiva e fortemente controllata, un’attenzione quasi letterale alla partitura, l’impegno a dare a ogni frase una vita e un carattere individuali senza mai eccedere sono gli aspetti caratteristici di questo ormai celebre complesso da camera inglese, che ha inciso praticamente tutta la letteratura per trio con pianoforte. Questo concerto è stato realizzato col contributo di R.A.F. Meccanica.

L’appuntamento annuale col Lied, che si propone contemporaneamente di esplorare, nel tempo, l’intera letteratura liederistica e di presentare i più apprezzati cantanti della generazione di mezzo che si stanno affermando per unanime consenso della critica, vede quest’anno il tenore Werner Gura, accompagnato al pianoforte da Christoph Berner, interpretare lunedì 26 febbraio musiche di Brahms, Clara Schumann e Schubert; egli deve essere pertanto direttamente confrontato con gli altri due tenori che abbiamo ascoltato in questi ultimi anni: Ian Bodstridge e Christoph Prégardien. Dotato di una tra le voci più belle che si possano oggi ascoltare e con una grande varietà di colori, Gura possiede una tecnica non
seconda a nessuno, non gli sfugge nessuna sottigliezza verbale o musicale, ha un perfetto controllo sia del pianissimo più incantevole sia del fraseggio più lungo, si trova pienamente a suo agio nei momenti più vibranti così come in quelli più intimi. Lo ascolteremo lunedì 26 febbraio in alcune canzoni popolari musicate da Brahms, in alcuni Lieder che Clara Schumann dedicava al marito in occasione del suo compleanno o per festeggiare le ricorrenze più importanti, e infine un celebre ciclo di Schubert, il “Canto del Cigno”. Come di consueto questo concerto sarà introdotto lunedì 19 febbraio dal prof. Alberto Destro che presenterà le principali poesie che hanno ispirato i Lieder in programma. Anche quest’anno avremo occasione di ascoltare una conferenza di Paolo Fenoglio ed una di Piero Rattalino, accompagnato dalla pianista Ilia Kim, che ci guidano a un più consapevole ascolto della musica classica. Fenoglio ci parlerà (lunedì 5 marzo) del periodo della Restaurazione, nel quale si incrociano compositori che esprimono sensibilità culturali profondamente diverse tra loro: Beethoven, Schubert,Weber e Rossini. Rattalino affronterà (lunedì 11 dicembre) un tema affascinante, di ampio interesse culturale, quale il mito del Medioevo “gotico” nella sensibilità romantica.

Avviando questa nuova Stagione, che segue i festeggiamenti per il 50° anniversario del Circolo della Musica, desideriamo ringraziare gli Enti e le Ditte che hanno contribuito alla realizzazione di singoli concerti. Desideriamo inoltre esprimere il nostro particolare ringraziamento a quanti contribuiscono all’intera attività del Circolo: la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola che garantisce alla nostra associazione un determinante contributo; l’Assessorato alla Cultura del Comune di Imola che segue e sostiene la nostra attività fin dal suo nascere; la Regione Emilia-Romagna; la Provincia di Bologna. È per noi motivo di grande soddisfazione poter garantire, grazie a questi contributi, un livello artistico molto elevato alla Stagione di concerti, che assume così un notevole rilievo culturale non soltanto italiano. Ovviamente è anche essenziale il sostegno dei nostri soci e il loro fattivo contributo; questo sostegno è stato una caratteristica distintiva del Circolo della Musica fin dai suoi primi anni e ci auguriamo che esso consenta di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone interessate all’ascolto della musica classica.

Imola, settembre 2006