Musiche

Lunedì 6 novembre alle ore 21 nel Teatro dell’Osservanza di Imola avrà luogo il primo dei due concerti che il Circolo della Musica ha dedicato a Mozart nel duecentocinquantesimo anniversario della nascita. Nel primo suonerà un celebre interprete al forte piano, Andreas Stayer; il concerto ha pertanto un duplice interesse: ricordare Mozart e ascoltarlo eseguito con uno strumento dell’epoca. Le superlative incisioni di Stayer della letteratura settecentesca per clavicembalo e del repertorio per forte piano di fine Settecento e inizio Ottocento lo hanno messo in evidenza come interprete eccezionale per il periodo tra il Barocco e il primo Romanticismo. La generosità della sua immaginazione, i colori incredibili che sa estrarre dal suo strumento, i penetranti contrasti dinamici e ritmici, la sua capacità di passare dalla dolcezza al furore, dal mistero alla chiarezza più assoluta, sono gli elementi caratteristici delle sue interpretazioni. Il programma di sala del concerto di Imola comprende due composizioni del 1782, quando Mozart aveva 26 anni: la Suite KV399 con la quale inizia la prima parte e la Fantasia e Fuga KV394 con la quale inizia la seconda parte. Nell’anno 1782 Mozart conobbe un singolare personaggio viennese, il barone van Swieten, ex ambasciatore imperiale in vari paesi, tra i quali Berlino, dove si era entusiasmato per Bach e Handel, Ritornato a Vienna, fu nominato Presidente della Commissione degli Studi alla Corte Imperiale diventando l’incontrastato “arbiter musicae” di Vienna. La domenica mattina, alle ore 12, la sua casa si apriva a chi voleva ascoltare musiche di Bach e Haendel; tra i suoi ospiti ci furono anche Haydn, Mozart e più tardi Beethoven. Il barone possedeva anche una pregevole raccolta di manoscritti di Bach e Haendel; Mozart li prese in prestito per studiarli e, come testimonia la sorella Costanza, ne fu così influenzato che iniziò a comporre in stile contrappuntistico. Nacque così la Fantasia KV394 che introduce, a guisa di Preludio, una monumentale Fuga a tre voci in do maggiore: una pagina molto elaborata nella quale su un tessuto perfettamente rigoroso da un punto di vista contrappuntistico si innestano vertiginose modulazioni. E’ un esempio di citazione dotta, neutrale delle Fughe di Bach, anche se Mozart sembra procedere a tentoni, saggiando forze non ancora vincolate, dalle cui molteplici tensioni per contrasto balza fuori, alla fine, la linea unitaria della fuga. Nello stesso anno Mozart compose anche la Suite in Do maggiore KV399. Essa avrebbe dovuto presentare la consueta successione di cinque o sei movimenti, ma soltanto la Fuga, introdotta da un’Ouverture nello stile di Haedel, l’Allemanda e la Corrente furono portate a compimento. Soltanto nel 1789 Mozart la completò durante un viaggio in Germania con soste a Dresda e Lipsia, dove ascoltò un concerto di musiche di Bach. Compose così il Minuetto KV355, un brano misterioso ed inquieto che, sull’onda di ardite modulazioni, si allontana dall’inoffensivo tema iniziale, e la Giga KV574 che, malgrado le sue sole 38 battute, racchiude particolari di tale modernità e audacia da essere considerata un evento straordinario nella letteratura pianistica dell’autore ed espressione compiuta del suo magistero.
L’impegno di Mozart negli anni successivi consistette nella fusione di vecchio e nuovo, di galante e di dotto. Espressione sublime di questa tendenza è il Rondò in la minore KV511, composto del 1787. La straordinaria profondità emotiva, il suo chiaroscuro dal maggiore al minore e la perfezione del suo stile rendono questo Rondò il vertice assoluto di questa forma musicale. L’Adagio in Si minore KV540 del 1788 rappresenta uno dei brani più profondamente sentiti, più perfetti e più disperati di Mozart. Si tratta di una composizione straordinaria, breve ma incisiva nella sua violenza espressiva; per la commistione di episodi passionali con frammenti di metafisica rarefazione, per il trascolorare madreperlaceo di certe sfumature, per il senso di inesausto movimento, il brano richiama il carattere libero e rapsodico delle Fantasie per pianoforte. Nello stesso anno, il 1788, Mozart compose due movimenti della Sonata in fa maggiore KV533, l’Allegro e l’Andante, a cui aggiunse come finale un Rondò in fa maggiore KV494 che aveva composto nel 1786. I primi due movimenti rappresentano due pagine di vigorosa e ricca polifonia, passionali nell’espressione, coraggiose nelle avventure armoniche. L’Allegro è costruito su tre temi principali contrastanti, che si impongono nel corso di uno sviluppo audace per le modulazioni e la scrittura contrappuntistica. Di grande rilievo anche le violente e marcate progressioni racchiuse nell’Andante. Il Rondò conclusivo, di straordinaria perfezione stilistica, era certamente destinato ad un allievo; al fine di impreziosirlo prima di trasferirlo nella sonata KV533 Mozart aggiunse un’elaborata cadenza.
Il concerto si conclude con la Sonata in re maggiore KV576, una delle grandi opere strumentali dell’ultimo periodo, composta da Mozart nel 1789 su commissione del re di Prussica per la figlia Federica: di grande interesse da un punto di vista pianistico e ricca di libere e vivaci figurazioni contrappuntistiche, questa fu anche l’ultima sonata per pianoforte di Mozart. L’Allegro iniziale è un pezzo splendido, ben costruito a forma di canone. Inizia con un tema che si impone all’unisono a due mani, unisono immediatamente seguito da una breve risposta. Questo tema riappare in contrappunto e viene trattato in imitazioni canoniche che dimostrano la perfetta conoscenza di Bach e Handel. Numerosi episodi di canone si susseguono nello sviluppo e nella ripresa. L’Adagio in la maggiore, molto ornato e movimentato, è basto su quattro esposizioni dello stesso tema espressivo, interrotte da episodi ricchi di modulazioni imprevedibili. Il finale, Allegretto, si apre con la doppia esposizione del tema, la seconda sostenuta da un basso molto mobile, in terzine di semicrome. Il contrappunto e l’armonia rendono questa pagina davvero straordinaria.

Incisioni celebri per pianoforte
La prima edizione completa delle composizioni per pianoforte è quella della pianista ungherese Lili Kraus che la incise all’inizio degli anni cinquanta (Music &Arts 1001). Seguì subito dopo, nel 1954, quella di Walter Gieseking (EMI 7 633688). Più recente (fine degli anni ottanta) anche se incompleta è quella di Arrau (Philips 475 294). Tutte le sonate sono state incise anche da Walter Klien (vox 5026-5048) e dalla Uchida (Philips 422 517). Tutti i più grandi pianisti hanno poi fatte singole incisioni. Per ascoltare Mozart al forte piano è ovviamente conveniente ascoltare i CD di Stayer.