Musiche

Lunedì 27 novembre alle ore 21 nel Teatro dell’Osservanza di Imola prosegue la stagione del Circolo della Musica con uno dei più celebri pianisti del nostro tempo, il rumeno Radu Lupu, che si è affermato soprattutto come interprete dei classici austro-tedeschi. Allievo a Mosca del celebre Neuhaus, ha vinto nel 1966 il Concorso Van Cliburn, nel 1967 il Concorso Enesco e i Leedds nel 1969. Dotato di una trascendentale lucentezza tecnica, egli è un artista profondamente riflessivo ed è capace di una grande comprensione della pagina musicale che avvicina con aristocratica distinzione e raffinato fraseggio. Ascoltandolo si rimane stupiti per il modo con cui anche i più reconditi aspetti della partitura vengono espressi con sicura lucidità e disarmante semplicità. Il programma di sala inizia con la Sonata No.15 in la maggiore D 664 composta da Schubert nel 1819, durante il soggiorno estivo nella città di Steyr ed è dedicata alla figlia di uno dei suoi ospiti, un’incantevole fanciulla di diciotto anni. Per la vena melodica intrisa di freschezza popolare e per la semplicità di forma e contenuto quest’opera può essere accostata ad un’altra opera dello stesso periodo, il celebre Quintetto “La Trota”, che ha la stessa tonalità. Il lirismo alla stato puro che si manifesta nelle prime misure dell’Allegro Moderato iniziale con il suo tema amabile, una tenera melodia tipicamente viennese, caratterizza questa Sonata ed ha assicurato ad essa enorme popolarità. Nel breve sviluppo alcuni passaggi più energici, in potenti ottave, intervengono a turbare questa immagine di felicità; ma la conclusione tranquilla, dolcemente sfumata, ci immerge nuovamente nell’atmosfera iniziale. L’Andante in re è una dolce contemplazione appena velata dalla malinconia per l’effimera felicità. La purezza cristallina del tema si colora verso la fine di sottili opposizioni tra maggiore e minore. Il Rondò conclusivo, Allegro, possiede tutta l’allegria di un amore giovanile ricambiato. I temi, eleganti, allegri o teneri, sono circondati da brillanti figurazioni simili a gocce di cristallo e il brano conclude la sonata senza ombre, in una prorompente felicità. Nessuna Sonata di Schubert ritroverà tanta leggiadria e spensieratezza. Il programma prosegue con sette Preludi di Debussy, uno dal primo libro e sei dal secondo. I Preludi di Debussy differiscono da quelli di Chopin per lo scopo che si propongono. Per il musicista polacco sono sintesi toccanti di stati d’animo, istantanee psicologiche; per il compositore francese, al contrario, si tratta di evocazioni destinate a rendere un’atmosfera, a creare uno stato di sensibilità, di ricettività propizia all’identificazione dell’argomento scelto, un paesaggio oppure un personaggio: è l’equivalente sonoro del soggetto. Debussy svela il titolo del brano solo alla fine della partitura; non è questa una civetteria tipografica, ma la reale natura di questi brani: ossia sono dei preludi.. a qualcosa; non descrizioni, ma premonizioni, intuizioni musicali che si prolungano dentro di noi all’infinito. I titoli dunque esistono, ma si dovrebbe arrivare ad essi, leggerli e subirne il valore indicativo soltanto dopo che gli ultimi suoni del relativo Preludio hanno finito di vibrare, ossia dopo che si è ricevuta tutta la suggestione sonora ed emotiva della musica. In una sala da concerto il titolo è noto e la nostra fantasia non può più prescinderne. Rimane tuttavia l’invito del compositore ad avvicinarsi con intimità e discrezione a queste musiche, a lasciarle vibrare nel silenzio finché il loro incanto sonoro non si condensi e si concreti nell’indicazione del titolo. Dal primo libro dei Preludi Lupu esegue il No.11, La Danse de Puck, un delizioso ritratto musicale del folletto bizzarro immortalato dal Sogno della notte di mezza estate di Shakespeare. Non manca nulla a questa evocazione fantastica, dalle armonie raffinate: né il corno magico, né l’apparizione del genio Ariele. Poi Puck si infiamma, diviene un fuoco fatuo, gira e volteggia prima di sparire nell’aere… La libertà fantastica del discorso, la fluidità del ritmo, le piroette armoniche più imprevedibili sono espressione compiuta di un pezzo meraviglioso. Del secondo libro Lupu esegue i primi sei Preludi. Inizia con Brouillards, un brano politonale dal quale emergono brandelli tematici dissimulati attraverso un procedimento simile alle dissolvenze cinematografiche. Quando alla fine la nebbia si dissolve, i brandelli melodici appaiono come ottave, in forma prosaica e umida. Il brano è basato interamente sull’opposizione tra tasti bianchi e neri, in un do maggiore continuamente contraddetto dall’interferenza della mano destra. Il secondo brano, Feulles Mortes, viene considerato uno dei supremi capolavori di Debussy. La delicata ma solida struttura di questo brano è rivestita da armonie di grande raffinatezza e bellezza. E’ un esempio di tonalità dilatata oltre misura, al contrario dell’atonalità di Brouillards. Le sottigliezze ritmiche contribuiscono allo splendore penetrante, doloroso, di questa lancinante visione autunnale, in cui Debussy ha rinchiuso tutta la sua ossessione angosciosa per il tempo che fugge e per la morte. Il terzo brano, La puerta del Vino, fu ispirato da una cartolina a colori inviata da Manuel de Falla a Debussy (il quale non vide mai la Spagna) con una visione aspra ed appassionata dell’antica cittadella solitaria dei Mori di Granata. Come racconta de Falla, la foto rappresenta un celebre monumento ornato di rilievi colorati e all’ombra di grandi alberi; al monumento fa contrasto una strada inondata di luce che si scorge in prospettiva. Proprio l’intensità di questa opposizione tra luce ed ombra affascinò Debussy che ne trasse spunto per regalarci una pagina di solitudine, una delle più impressionanti uscite dalla sua penna. Debussy ha indicato in testa al brano: con brusche opposizioni di estrema violenza. Infatti le sonorità sono aspre e calde, ocra rossa, terra di Siena bruciata e seppia. L’audacia del linguaggio si iscrive in un quadro formale e tonale estremamente spoglio. Il quarto brano, Les Fées sont d’exquises danseuses, è uno scherzo di meravigliosa delicatezza, dai ritmi e dalle sonorità inafferrabili come gli esseri irreali che descrive, e si sviluppa in un’atmosfera armonica deliziosamente vaga, risultante dall’opposizione bitonale tra le mani: la destra sui tasti neri, la sinistra su quelli bianchi. Dopo la danza di queste creature di sogno, viene introdotto il loro canto e il brano si conclude con una citazione fantastica del corno dell’Oberon di Webern, epilogo misterioso del Re delle Fate. Il quinto brano, Bruyères, è una tranquilla melodia della zampogna di un pastore, che risuona nella landa silenziosa. Il sesto brano, Général Lavine-eccentric, è ispirato dal celebre fantasista americano Edward Lavine che suonava il pianoforte con le dita dei piedi alle Folies-Marigny. Il ritmo di spiritosa pochade che questo fantasista ispirò al compositore è quella di un ragtime. Debussy teneva molto alla precisione meccanica, legnosa, dell’esecuzione, e chiedeva di non suonare questo brano troppo in fretta. E’ una pantomima burlesca, fine e morte dell’humoresque romantica, che viene interrotta all’improvviso dallo scatto metallico di una piroetta. Le sonorità del pianoforte evocano con una precisione sorprendente quella di una jazz-band: dopo i richiami iniziali della tromba, stridula, si immagina facilmente la melodia di danza, spiritosa e discreta al contrabbasso o al sax baritono.
La seconda parte del concerto inizia con le Quattro Ballate Op.10 che Brahms compose nel 1854. I quattro brani sono ispirati all’antica ballata scozzese Edward, che Brahms lesse nella traduzione di Herder, un letterato tedesco vissuto nella prima metà dell’ottocento che predicava la restaurazione delle tradizioni popolari nordiche e la costituzione di una cultura nazionale autentica e pura. E’ un antichissimo testo che Brahms tratta in modo drammatico, come un melodramma; la lirica, che narra di un parricidio, ispira l’intera raccolta. Caratteristica comune ai quattro pezzi è l’assenza di sviluppo tematico: i frammenti vengono esposti, giustapponendosi senza ricerca di scrittura, con una ingenuità che ben si adatta ad una leggenda tramandata oralmente. Secondo le indicazioni di Brahms esiste un rapporto molto stretto tra il testo poetico e la musica; alla musica è però affidato il compito di illustrare il clima poetico, più che la situazione drammatica. Il rapporto viene chiarito soprattutto nella prima ballata, Andante in re minore, dalla stupefacente ambientazione nordica, un poema sonoro di cupa grandezza, rude, aspro, colmo di tragica potenza, che fa riferimento ad un testo dialogato tra madre e figlio. La prima sezione fissa la scena, come in un’opera. La madre chiede al figlio (Andante, misure 1-8): Perché la tua spada è rossa di sangue? Segue (Poco più mosso, misure 9-13) la risposta del figlio: Ho ucciso il falcone, madre. Tempo primo (misure 14-21), la madre: il sangue del tuo falcone non è così rosso, Edward. Poco più mosso (misure 22-26), Edward: Ho ucciso il cavallo baio, madre. Nella seconda sezione (misure 27-45) il crimine viene evocato in terzine beethoveniane. Allegro ma non troppo, la madre: Il tuo cavallo era vecchio e non aveva bisogno di questo, Edward; un altro dolore ti opprime, Edward. Edward: Ho ucciso mio padre; il mio cuore soffre. La terza sezione (Allegro) rappresenta la maledizione di Edward: Il mio piede non poserà più sulla terra; vi lascio la mia maledizione e il fuoco dell’inferno, madre; poiché siete voi che mi avete spinto. L’ultima sezione (tempo primo) riprende i lamenti della madre. La seconda ballata, Andante in re maggiore, è in forte contrasto con la prima. Costruita ad arco, essa utilizza tre temi in successione, ripartiti in cinque sezioni, secondo lo schema ABCBA. Il primo (Andante) è pacifico, sereno, celestiale; il secondo, Allegro non troppo, è brutale, violento, dal ritmo pesante, che richiama alla mente il destino di Edward; il terzo, Molto staccato e leggero, è fantastico e fiabesco, alla maniera di Schumann. La terza ballata (Intermezzo), malgrado la scrittura pianistica saltellante e slegata, possiede un aspetto inquietante e tenebroso che non si allontana dal soggetto iniziale. Il trio, in fa diesis maggiore, dalle sonorità delicate, si svolge nel registro acuto del pianoforte senza mai abbandonare le indicazioni dinamiche di pianissimo. Una pagina demoniaca, veramente splendida, sentenziò Schumann. La quarta Ballata è un Intermezzo in si minore: un Allegro in forma di scherzo che, con la sua fantasia traboccante e leggera, un po’ inquietante, allenta la pesante atmosfera della ballata scozzese. La forma- scherzo, che Brahms adotterà sempre nei suoi intermezzi, è qui ridotta alla sua struttura più scarna e concisa: due episodi fantastici e ritmati che incorniciano un episodio centrale, che sta in luogo del trio, dal carattere espressivo e melodico. Lo spirito di questo brano è tipicamente nordico, in virtù dei suoi tratti misteriosi e fantastici. Il concerto si conclude con la Sonata No.18 in mi bemolle maggiore, Op.31 No.3, di Ludwig van Beethoven. Nell’ultima delle Sonate Op.31 Beethoven si è compiaciuto di imitare, attraverso una particolare figura melodica e ritmica, il verso della quaglia, che costituisce il tema del primo movimento (un tema affine a quello del Lied al quale egli darà lo stesso nome), e che compare ancora nello scherzo e nel Presto finale. Una Pastorale, dunque, ma più espressione di sentimento che pittura. Questa Sonata è la sola, tra quelle del cosiddetto secondo stile di Beethoven, ad essere divisa in quattro movimenti. Manca il movimento lento, ma tra i due movimenti veloci estremi sono intercalati uno Scherzo ed un Minuetto. Inoltre tre movimenti, compreso lo Scherzo, adottano la forma sonata. L’Allegro iniziale contiene alcune misure di introduzione che non hanno una reale funzione tematica. Il tema principale viene soltanto abbozzato in un motivetto di tre note e viene enunciato due volte. Il tema propriamente detto viene esposto solo alla misura 18 in larghi intervalli originati da un doppio mi bemolle, prima con appoggiatura poi trillato, di indubbio effetto onomatopeico. Il secondo tema, eminentemente lirico, è anch’esso saturo di poesia lieve, un po’ umoristica, prima che un lungo trillo sovrapposto ad un arpeggio staccato intervenga a chiudere con garbo l’esposizione. Lo sviluppo si impadronisce del primo tema e lo conduce attraverso le tonalità di fa maggiore e di do maggiore. Durante la ripresa si assiste invece alla trasformazione dello staccato del basso in un legato fluido, e all’abbellimento del piccolo motivo di partenza. La coda viene introdotta da una vivace scala cromatica ascendente. Il secondo movimento, uno Scherzo in la bemolle maggiore, è costruito anch’esso in rigorosa forma sonata, e sorprende per l’indicazione Allegretto vivace che suggerisce leggerezza e facilità. Sorprende il contrasto tra una mano destra melodica, dalla calda sonorità di corno, e una mano sinistra sempre in staccato con frequenti semicrome. Due accordi fortissimi creano la sorpresa e il secondo tema si lancia in un picchettato di semicrome che prosegue l’effetto di staccato. Lo sviluppo, attraverso le tonalità di di fa e do maggiore, effettua un percorso in arpeggi, a tratti cromatico. La ripresa conduce verso un finale in decrescendo, che non si allontana dal carattere staccato che distingue l’intero brano. Il terzo movimento, Minuetto (Moderato e grazioso), è più corto ma provvisto di molti ritornelli. Iol tema di minuetto è una melodia semplice, nello stile di un piccolo Lied contadino. Il trio contrasta notevolmente per i grandi intervalli tra gli accordi e per l’andamento capriccioso. Il movimento finale, Presto con fuoco in mi bemolle maggiore, è nuovamente in forma sonata e si apre impetuosamente su un ribattere affrettato di crome. Il primo tema, sincopato, appare alle misure 12-13, con decisione. Il secondo tema si interpone alla misura 34 su un ostinato della nota fa alla mano destra; il ribattere di crome è continuo. Nello sviluppo si alternano, in velocità, passaggi aerei in legato e accenti marcati fortissimo. Il movimento continuo di crome si distende solo in un breve ritardando che precede l’ultimo disegno di partenza in accelerazione, per concludere su cinque misure di accordi in fortissimo.

Incisioni celebri
I brani del programma di Radu Lupu sono stati incisi dai più celebri pianisti; nella scelta delle interpretazioni da consigliare c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Raccolte delle sonate per piano di Schubert comprendenti la sonata D664 sono state incise, oltre che da Radu Lupu (4 CD della Decca 475 7074), anche da Wilhelm Kempff (7 CD della DG 423 496), da Arrau (6 CD della Philips 473 926) e da Andras Schiff (7 CD della Decca 448 390). La più celebre incisione dei Preludi di Debussy è quella di Gieseking del 1955 (EMI 67233), che è mono; altre incisioni di notevole rilievo sono quelle di Zimerman (DG 435 773) anche se suddivisa in due CD di poco più di 40 minuti ciascuno, Arrau comprendente altri brani di Debussy (3 CD della Philips 473 915), Samson Francois con brani di Debussy e Ravel (6 CD della EMI 85990), Benedetti Michelangeli con altri brani di Debussy (2 CD della DG 449 438). Le quattro Ballate op. 10 di Brahms non sono presenti nel cofanetto di Radu Lupu dedicato a Brahms. Sono invece state incise da Arrau (cofanetto di 4 Cd della Philips 475 024), Glenn Gould (2 CD della Sony 52651), Rubinstein (RCA 85672), Kempff (2 CD della DG 437 374), Benedetti Michelangeli (DG 457 762). La prima raccolta completa delle sonate di Beethoven è quella di Schnabel del 1932-35 (8 CD della EMI 63765). Backhaus ha fatto due incisioni complete delle sonate di Betthoven, una mono del 1953 (8 Cd della Decca 467 258) ed una stereo tra il 1958 e il 1969 (8 Cd della Decca 433 882); altre incisioni complete sono quelle di Arrau che comprende anche i Concerti (12 CD della Philips 462 358), di Kempff che le ha incise due volte, una in mono tra il 1951 e il 1956 (8 Cd della DG 447 966) e l’altra stereo, Barenboim (10 CD della EMI 72912), Ashkenazy (10 Cd della Decca 443 706), Brendel (10 Cd della Philips 446 909), Gulda (9 CD a basso costo della Brilliant 92773).