Musiche
Lunedì 18 dicembre alle ore 21 nel Teatro dell’Osservanza
di Imola avrà luogo il secondo concerto che il Circolo della Musica
ha dedicato a Wolfang Amadeus Mozart nel centocinquantesimo anniversario
della nascita: esso è affidato ad una celebre orchestra barocca,
l’Europa Galante diretta dal violinista Fabio Biondi. L’interesse del
concerto è duplice: ascoltare musiche giovanili di Mozart nell’interpretazione
di un’orchestra barocca, ossia di un’orchestra che utilizza strumenti
copie di quelli dell’epoca nella quale sono state composte le musiche
e applica le stesse tecniche esecutive. L’effervescente virtuosismo di
Fabio Biondi, i suoi scintillanti ed estroversi ornamenti che si alternano
a un suono dolce e intimo, la gioia di fare musica che accomuna tutti
gli strumentisti dell’Europa Galante hanno reso questi interpreti tra
i più celebri per la musica italiana del Settecento. Questo concerto
è stato realizzato grazie al contributo del Mercatone SpA. Il concerto
inizia con un brano composto da Mozart ad appena dieci anni, il Galamathias
musicum KV32, durante il suo soggiorno all’Aja in occasione dei festeggiamenti
per Guglielmo d’Orange. Il padre di Mozart, Leopoldo che suonava nell’orchestra
della Corte arcivescovile di Salisburgo, si accorse ben presto del talento
straordinario del figlio più giovane che all’età di soli
tre anni era già capace di imparare a memoria facili pezzi per
cembalo che poi suonava con grande maestria e, per gioco, aveva iniziato
anche a suonare il violino. Quando Volfango compì sei anni, il
padre, convinto delle doti straordinarie del figlio, decise di intraprendere
un lungo viaggio, assieme a tutta la famiglia, composta dalla moglie e
dall’unica altra figlia sopravissuta, soprannominata Nannerl, anch’essa
una buona clavicembalista, per fare conoscere a tutte le corti di Europa
il più grande prodigio del secolo. In questo viaggio, che durò
sei anni, la famiglia Mozart attraversò un gran numero di città
della Germania, il Belgio cattolico, l’Olanda protestante, la Francia
meridionale, la Svizzera e si spinse fino a Londra in Inghilterra. Il
Galamathias musicum “Quodlibet” è una raccolta di brani, raggruppati
sotto un titolo latino ma non conseguenti musicalmente, per cui possono
essere eseguiti anche indipendentemente, come dice il titolo stesso “a
piacere”. I vari brani, riecheggianti temi popolari di Lieder, sono posti
in una successione volutamente contrastante e farsesca: la composizione
inizia con un’ouverture fastosa a cui segue un motivo di ballo, poi viene
introdotto un severo adagio in minore infranto da corni che intonano una
goffa serenata, a cui seguono fragili minuetti da società inseguiti
da melodie da “calzolaio” e così via. La composizione, che si conclude
con una fuga sul tema di un antico inno olandese “Wilhelmuslied”, è
una piacevole esercitazione composta da Wolfango in omaggio al padre ma
è anche espressione del legame profondo del giovane prodigio alla
musica popolare tedesca.
La prima parte del concerto si conclude col secondo dei cinque concerti
per violino composti a Salisburgo da Mozart in rapida successione tra
l’aprile e il dicembre del 1775, quando aveva appena diciannove anni.
Per carattere tutti questi concerti stanno sullo stesso piano delle serenate
e dei divertimenti composti nello stesso periodo: sono cioè spiritose
musiche di società. Da bravo allievo di suo padre, Mozart tratta
la parte violinistica con la tecnica di Tartini e Cardini, subordinando
sempre l’elemento virtuosistico a quello puramente musicale. La dolce
contabilità che, specialmente nei tempi centrali, si snoda in ampie
volute melodiche, prevale sui passaggi tecnici, organicamente ben strutturati
e perciò tenuti sempre entro i limiti della moderazione. La struttura
formale è quella del modello vivaldiano in tre tempi, il primo
in forma di sonata, diviso in quattro episodi del “tutti” e tre del violino
solista. Ma l’arte nella strutturazione interiore, la meditata libertà
nella trattazione di un materiale tematico unitario pongono i concerti
di Mozart ben al di sopra degli antichi modelli. Il Concerto No.2 in re
maggiore KV 211 inizia con un Allegro moderato il cui primo tema viene
scandito dai primi violini e, successivamente, in un gioco galante, i
secondi violini formulano un breve inciso. Senza transizioni, ma con la
debita pausa e previo mutamento dinamico da forte a piano, si presenta
il secondo tema, una melodia dall’andamento rapsodico ad intervalli sempre
più ampi con in rilievo le voci intermedie, in particolare le viole,
che si inseriscono, nei momenti di silenzio dei violini, con un sospiroso
motivo puntato. Nella seconda esposizione il solista introduce un terzo
soggetto. Il secondo movimento, Andante, ha l’incanto di certe pagine
pastorali dei melodrammi mozartiani contemporanei a questa composizione
e lascia presagire gli stati d’animo di sofferta contemplazione insiti
nelle romanze degli ultimi concerti per piano. Il primo tema è
una melodia di grande tensione lirica che si snoda in due parti non ripetitive,
l’una accentuando ed approfondendo il messaggio spirituale dell’altra.
E’ il solista a porgere il secondo soggetto, una frase più virile
ad anche più convenzionale, che si accende, a metà del cammino,
di un bagliore suscitato da un nuovo cromatismo e si chiude con un trillo.
Il concerto si conclude con un Rondò Allegro. E’ un brano breve
e compatto col discorso guidato in tutte le sue fasi dal violino, anche
se esso non suona mai isolato.
La seconda parte del concerto inizia con la Sinfonia No.11 in re maggiore
KV 84 composta da Mozart nel 1770, ad appena quattordici anni. Essa nasce
a Milano e viene terminata a Bologna nella tenuta del Feldmaresciallo
Pallavicini quando Mozart, dopo la parentesi romana, ritorna a Bologna
per affidarsi alle lezioni di padre Martini. Seppure nata nel periodo
delle lezioni di Padre Martini non porta con sé alcun segno dello
spirito contrappuntistico e si schiude invece, come nel tenero Adagio
e nel Finale gagliardo, alla fresca e leggera impronta delle ouvertures.
Il Concerto si conclude con la Sinfonia No.6 Op.12/4 “La casa del Diavolo”
in re minore composta nel 1771 da Luigi Boccherini. E’ così possibile
fare un confronto, attraverso due opere contemporanee, tra Mozart e un
celebre sinfonista italiano. Prolifico e fantasioso, Boccherini possiede
un intuito straordinario per l’equilibrio formale e doti di grande scorrevolezza
lirica, che assume grande rilievo nei passaggi cantabili. La sua innata
serenità e l’eccessivo uso delle ripetizioni simmetriche pongono
però un limite alla sua sfera emotiva e ne riducono la qualità
artistica anche se alcuni suoi passaggi di commovente malinconia rappresentano
un significativo precedente agli allegri pieni di lirismo di Mozart.
Celebri incisioni
I concerti per violino e orchestra sono stati incisi da tutti i grandi
violinisti ma l’incisione in assoluto più celebre è quella
di Grumiaux dei primi anni sessanta (Philps 464 722). Di grande interesse
sono anche quella di Menuhin (EMI 68530), di Oistrach (EMI 74744), Perlman
(DG 445 535), Zukerman (Sony 46539), Mintz (che abbiamo ascoltato ad Imola).
Due sono le incisioni con strumenti dell’epoca barocca, quella più
recente di Biondi ed una precedente di Monica Huggett (Virgin 61576).
Tutte le 46 sinfonie di Mozart sono state incise da Karl Bohm (DG 453
231), da Marrimer (Philips 422 501), Pinnock (DG 471 666). La Brilliant
ha pubblicato tutto Mozart in 170 Cd ad un prezzo molto competitivo (99
Euro).
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