Musiche

 

Lunedì 6 febbraio alle ore 21 prosegue al Teatro dell’Osservanza di Imola la Stagione del Circolo della Musica con un concerto della pianista Ayako Uehara, la prima donna e la prima giapponese vincitrice del celebre Premio Ciaikovskij, che ha laureato alcuni dei più prestigiosi pianisti del nostro tempo. Pur essendo giovanissima (è nata nel 1980), ha già raggiunto una grande maturità espressiva che ha messo in evidenza nel suo primo CD dedicato a Ciaikovskij, cantando magicamente la melodia e riuscendo a dare un nuovo significato a termini tradizionali quali il legato ed il cantabile. Questo concerto è stato realizzato con il contributo della R.A.F. Meccanica.
Il programma di sala inizia con la Sonata No.4 in mi bem. maggiore K. 282 composta da W. A Mozart nell’autunno 1774, all’età di diciotto anni. Assieme ad altre quattro (K279-283) essa rappresenta il primo gruppo di sonate per pianoforte di Mozart e sono chiaramente influenzate dalle sei sonate No.21-26 che F.J. Haydn scrisse nello stesso periodo. La sonata K.282 inizia eccezionalmente con un Adagio in quattro tempi, con motivi melodici, ritmici, lirici e talora tormentati che sembrano scritti da J.C. Bach. Due Minuetti apportano un tocco di grazia e di sensibilità; conclude con il suo tema unico il breve Allegro in 2/4. Segue la Kreisleriana Op.16, otto grandi Fantasie che R. Schumann scrisse nel 1838. Questo ciclo rappresenta uno dei vertici del romanticismo musicale ed uno dei massimi capolavori del suo autore, che dedicò quest’opera “all’amico signor Chopin”; è significativo che a Chopin Schumann abbia dedicato la sua opera più tormentata, la più sottile, la più fantastica e intimamente soggettiva. Il titolo Kreisleriana evoca nell’ascoltatore il famoso personaggio del romanzo di Hoffmann, l’eccentrico direttore d’orchestra Johannes Kreisler, lacerato tra il mondo quotidiano, prosaico, dominato da ridicoli e gretti personaggi, e la sua aspirazione a vivere nel regno della poesia e dell’amore. E’ stata sottolineata l’ispirazione eccezionalmente cupa della Kreisleriana, il demonismo angoscioso che predomina in gran parte di essa. Tuttavia le zone di luce non sono così rare e quasi mai Schumann ha fatto coesistere in spazi così ristretti umori violentemente opposti e contraddittori, come confessò in un lunga lettera scritta alla fidanzata e futura moglie Clara, che fu la prima ad eseguirla in concerto. Per quanto riguarda il carattere complessivo di questi pezzi di forma e di dimensioni tanto diverse si può sottolineare che i numeri dispari sono violenti, strazianti, ribollenti di visioni fantastiche, alternati ad episodi lenti, scavati come vertigini. I numeri pari sono invece lenti, estenuati, presi nel vortice di problemi angosciosi, pur con tentativi di rivolta. Si è subito rapiti dall’irresistibile turbine ascendente del primo pezzo (Estremamente agitato, in re minore), il cui slancio è ogni volta interrotto al culmine dell’onda, come una farfalla che sbatte contro il vetro, abbagliata dalla luce. Nell’episodio centrale il significato espressivo muta completamente: la tensione si allenta cedendo ad una momentanea euforia. Il secondo pezzo (Molto intimo e non troppo veloce, in si bemolle maggiore), è di gran lunga il più ampio della serie e colpisce per la bellezza melodica del tema iniziale. La frase dalla linea splendida, con il doppio slancio ascendente, la presenza della melodia nel generoso registro grave della mano sinistra, i dolci, consueti pedali, evocano un clima di grande serenità. Molto agitato è il titolo del terzo pezzo in sol minore; il volteggiare inquieto delle terzine sfocia su un cupo pedale grave di sol, che annuncia già l’ultimo pezzo. L’episodio centrale è una matassa intricata di scale per moto contrario in una tensione intellettuale che rende impossibile la quiete. Nella coda finale il movimento viene esasperato e conclude la corsa verso l’abisso in una successione di brutali accordi sincopati. Tenera ed estenuata, con il canto che si inabissa nelle profondità sonore del registro grave, la melodia del quarto pezzo (Molto lento, in si bemolle maggiore) rimane sospesa beatamente sul vuoto di una pausa con corona. Malgrado la persistenza tutta schumanniana dei ritmi puntati, il pezzo successivo (Molto vivace, in sol minore) è il più vicino a Chopin per la sofferenza esasperata in un delirio di persecuzione. Nel sesto pezzo (Molto lento, in si bemolle maggiore) la dolce ossessione della melodia circola da una voce all’altra dall’ombreggiato registro medio al caldo registro grave. Il settimo pezzo (Molto veloce, in do minore), il più corto e folgorante, è spinto da uno slancio frenetico e senza sosta, trascinato dal vortice diabolico di biscrome. L’epilogo spettrale dell’ottavo pezzo (Veloce e come giocando, nuovamente in sol minore) è una cavalcata notturna che culmina con il ritmo puntato ossessivo e sinistro. Due intermezzi: il primo con la sua larga melodia prigioniera del registro grave, mentre il ritmo inesorabile svolazza nella mano destra; il secondo che esaspera questo ritmo in un martellare cupo, impietoso e violento. Con l’ultima sua apparizione il ritornello svanisce in una voragine. Il Kapellmesietr Kreisler è stato risucchiato dalle tenebre donde l’immaginazione congiunta di Hoffmann e di Schumann l’avevano tratto.
La seconda parte inizia con il Poema “Verso la fiamma”, op.72 di A. Scriabin. Scritto nel 1914, dopo la decima sonata, è l’ultima composizione di Scriabin di dimensioni relativamente importanti. E’ un poema musicale di densità eccezionale, perfettamente equilibrato tra l’architettura e la formulazione evolutiva delle idee. Dai lenti accordi dell’inizio, che sembrano interrogarsi con insistenza sulla via da seguire, nasce un movimento che si trasforma rapidamente in fremiti incandescenti e realizza la visione di un fuoco apocalittico. Si ritrovano qui sistematizzati fino al limite delle loro possibilità sonore, i procedimenti acustici utilizzati da Scriabin nelle sue ultime composizioni: trilli, tremoli e accordi vivacemente battuti. Il concerto si conclude con la Sonata No.2 in si bemolle maggiore di S. Rachmaninov. Scritta a Roma nel 1913, è un’opera tipica del Rachmaninov maturo per la foga e la ricchezza sonora. Nell’Allegro Agitato iniziale, dopo un folgorante arpeggio discendente, il martellare sfrenato di accordi sembra annunciare un'improvvisa risoluzione drammatica e perentoria. Il tumulto e il rimbombo diminuiscono progressivamente, introducendo la schiarita del secondo tema in limpide armonie, calmo ma con un'intonazione interrogativa. Attraverso l'intero movimento questo tema attenuerà lo slancio epico, interrompendo la spettacolare esibizione tecnica. Il movimento centrale, Non Allegro, calmo, sognante, a mezza tinta, si sviluppa in variazioni amplificatrici, poi sfocia in un episodio in stile improvvisato. Alla fine, la ripresa del tema nella sua forma originaria si collega immediatamente con il finale. L’Allegro molto conclusivo è diviso tra l’impulso rabbioso e un certo brio, che si esprime in vivaci ed energici staccati. L’ultima parte del movimento si svolge in una atmosfera raggiante e maestosa.

Incisioni.
Tutte le sonate per pianoforte di Mozart sono state incise per la prima volta da Lili Kraus (Music and arts 1001) nel 1935, una pianista dalla chiarezza adamantina e dagli accentuati contrasti dinamici, da W. Gieseking (EMI 63688) nel 1954, e successivamente da Barenboim (EMI 67294), dalla Uchida (Philips 422 517), dal suono elegante e nitido, Schiff (Decca 443 717), dal pianismo caratterizzato da grande spontaneità, dalla Pires (DG 431 760), con un’incisione di una vitale immaginazione. La sonata K282 è stata incisa anche dalla A. Larrocha (RCA 60709) in un singolo CD. La Kreisleriana di Schumann è stata incisa praticamente da tutti i grandi pianisti: Cortot (Biddulph LHW005), in un’incisione storica di grande potenza espressiva, Rubinstein (RCA 09026), Horowitz (DG 474 370), Anda (DG 4579672), Argerich (DG 4106532), Arrau (Philips 4323082), in un’interpretazione di aristocratica finezza, Gieseking (Forlane 016590), Gulda (Naxos 550401), Kempff (DG 4350452), in un’interpretazione straordinariamente persuasiva, A. Fischer (BBC 4141), S. Cherkassky (Philips 456 745), Brendel (Philips 434 732), in una interpretazione finemente caratterizzata, Pollini (DG 471370), dal ritmo elettrizzante, Lupu (Decca 4404962), di aristocratica distinzione, Nat (EMI 7671412), Perahia (Sony 62786), col suo tocco magico e la sua straordinaria spontaneità, Ashkenazy (Decca 421 011), Schiff (Elatus 600026). Verso la fiamma di Scriain è stato inciso da Sofronitki (Chant du Mond 88032), Richter (Live Classics 441), Horowitz (Columbia 42411). La Sonata No.2 di Rachmaninov è stata incisa da Horowitz (RCA 636812), da Weissenberg (DG 427 4992), da Ashkenazy (Decca 414 417).