MusicheMercoledì 30 novembre alle ore 21 prosegue, eccezionalmente
nella Chiesa di S. Domenico di Imola, la Stagione del Circolo della Musica
con un concerto del celebre soprano Emma Kirkby e del London Baroque che
interpretano celebri pagine composte da Handel durante il suo soggiorno
a Roma; il concerto è stato realizzato in collaborazione con la
ConfCooperative, Comprensorio di Imola. Handel venne in Italia nell’autunno
del 1706 (era nato nel 1685) attratto dalla Musica Italiana ma anche su
sollecitazione del Principe Gian Gastone dei Medici che aveva incontrato
ad Amburgo e che gli aveva mostrato un’ampia antologia dei migliori compositori
italiani (Arcangelo Corelli, Francesco Geminiani, Domenico e Alessandro
Scarlatti). Dopo una lunga riflessione Handel decise di continuare in
Italia “la grande ricerca” che lo aveva portato dalla natia Halle ad Amburgo.
Handel venne in Italia portando con sé alcune sue partiture e naturalmente
la sua straordinaria capacità di esecutore al clavicembalo e all’organo.
La prima tappa di questo viaggio fu Firenze, dove il Principe regnante,
il bigotto Cosimo III, era disposto ad aiutare soltanto la musica religiosa.
L’erede al trono Ferdinando era per converso un signore coltissimo, liberale,
circondato da una scelta cerchia di musicisti e lui stesso musicista,
nonché amante dell’opera. Ottenere però una commissione
di un’opera era impresa non facile per uno straniero ventenne alle prime
armi. Per questo motivo Handel rimase poco tempo a Firenze e preferì
trasferirsi a Roma dove l’aiuto dei Medici, il fratello di Cosimo III
era il cardinale Giovanni Francesco Maria, e le molte amicizie di Ferdinando
erano in grado di aprirgli le porte più difficili. “E’ giunto in
questa città un Sassone, eccellente suonatore di cembalo e compositore
di musica, il quale oggi ha fatto pompa della sua virtù in sonare
l’organo nella Chiesa di S. Giovanni con stupore di tutti”. Così
riferisce in data 14 gennaio 1707 nei suoi Diari il Valesio. Lo stupore
che egli suscitò nei romani lo si può attribuire al misto
di irruenza e di maestria tecnica che nel ricordo dei contemporanei contrassegnerà
le sue esecuzioni. Napoli fu la tappa successiva di Handel nell’estate
del 1708 anche per paura che Roma potesse essere stretta d’assedio dagli
eserciti in guerra per la successione di Spagna. Né Handel fu il
solo a sembrarne persuaso; intorno alla stessa epoca partirono per uguale
destinazione i due Scarlatti, Alessandro e Domenico, e Corelli: la triade
illustre che spesso incrociò le proprie orme con quelle del viaggiatore
straniero tra il 1706 e il 1710. Con Corelli la conoscenza si era avviata
a Roma sotto auspici in verità non troppo lusinghieri. Fin dalle
prime esibizioni nei trattenimenti del cardinale Ottoboni, il protettore
di Handel, apparve chiaro che la musica del “Sassone” comportava difficoltà
insolite per gli strumentisti, specie in fatto di vivacità e di
scatto negli allegri. Al momento dell’esecuzione dell’ouverture del Trionfo
del Tempo, intorno al giugno del 1707, accadde un celebre incidente.
Handel ebbe un moto d’ira sentendo che Corelli non osservava i suoi suggerimenti
e toltogli di mano il violino suonò il brano; al che l’altro obiettò
pacatamente “ma caro Sassone, questa musica è nello stile francese
del quale io non m’intendo”. Allo screzio seguì forse l’ammenda;
nell’introduzione strumentale della successiva Resurrezione,
diretta dallo stesso Corelli, è esplicita la citazione di una delle
pagine più popolari dell’Op.5 di Corelli. Era un omaggio offerto
all’illustre musicista le cui concezioni strumentali dovevano lasciare
un’impronta durevole in quelle del suo più impetuoso collega. Non
è pertanto casuale che il concerto dedicato dalla Kirkby e dal
London Baroque ad Handel a Roma inizi con un brano di Corelli, la Sonata
in re maggiore Op.1/12. |