Musiche

Il concerto del violinista Uto Ughi, accompagnato dal pianista Alessandro Specchi, al Teatro dell’Osservanza di Imola per i soci del Circolo della Musica inaugura giovedì 20 Ottobre 2005 la cinquantesima stagione di questa associazione ed è stato realizzato col contributo del Mercatone Uno Services. Il programma che Uto Ughi ha scelto per questa occasione celebrativa consente, attraverso celebri e bellissime pagine, di rendere evidente sia l’aspetto virtuosistico sia quello espressivo dell’interprete. Esso inizia con un brano famoso, la Sonata in sol minore “Il trillo del diavolo” composta da Giuseppe Tartini dopo il 1745. Tartini (1692-1770) rappresenta, assieme al coetaneo Francesco Maria Veracini, il punto culminante della musica violinistica italiana e si pone, soprattutto grazie ai suoi allievi, come tramite della diffusione dello stile italiano in tutta l’Europa: celebre fu la sua scuola di violino e di composizione a Padova. Carattere tranquillo, ritirato, profondamente religioso, Tartini esibisce nella sua musica un fuoco ed un temperamento da grande virtuoso; egli godette però di grande fama anche per il carattere dei suoi movimenti lenti, pieni di pathos e di intensa emotività. La Sonata in sol minore venne denominata “Il trillo del diavolo” perché si racconta che Tartini sognò il Diavolo suonare per lui un passaggio di straordinaria difficoltà ed inserì questo passaggio nella parte finale di questo lavoro. La sonata segue lo schema a quattro movimenti, con un movimento lento iniziale nel ritmo di una siciliana seguito da una allegro brillante caratterizzato da momenti di grande bravura tecnica e di straordinaria e perentoria forza espressiva. Segue un breve movimento lento e, subito dopo, il finale che si sviluppa inizialmente in forma regolare per poi introdurre un passaggio nel quale il violinista deve nello stesso tempo suonare note doppie e presentare la melodia. Poi, inaspettatamente, riappare il secondo movimento, sia pure in forma variata; le note doppie invece riappaiono assieme al movimento lento iniziale. Dopo questa intrusione riprende lo sviluppo della melodia ma, verso la fine, si ha una brusca interruzione per dare inizio ad una enorme cadenza, che richiede note multiple su due o tre corde. Segue la celebre Ciaccona per violino solo dalla Partita No.2 in re minore di J.S. Bach (1685-1750). E’ questa costituita da un’imponente insieme di 29 variazioni tra loro interconnesse, costruite sopra un semplice tema del basso di sole quattro note in scala discendente. Ricche ghirlande lo incoronano di continuo, così da renderlo irriconoscibile nella sua forma originaria. Le variazioni procedono di regola a coppie di otto battute, su temi strettamente imparentati: la seconda parte di ciascuna di esse approfondisce splendidamente il contenuto della prima, e tutte insieme si modellano in una struttura tripartita, intrisa di potenza drammatica. Infatti le 29 variazioni sono suddivise in tre grandi sezioni: le prime quindici sono in re minore, le successive nove in re maggiore, e le rimanenti di nuovo nella chiave iniziale; il ritorno al minore porta con sé un cambiamento di stato d’animo, verso la malinconia e la contemplazione, in contrasto con la assertiva prima parte, talvolta lirica, talaltra eroica. La possente Ciaccona è forse il più impressionante esempio della forza trionfale della più totale astrazione.
La seconda parte inizia con la bellissima Sonata in la maggiore composta da Cesar Franck, di professione un organista, nel 1886, nell’ultima parte della sua vita, ed è dedicata ad Eugene Ysaye, il celebre violinista belga che realizzò una straordinaria sintesi tra la perfezione tecnica e la più grande intensità espressiva. Il brano è virtualmente monotematico, sviluppandosi da un unica, predominante, melodica, cella tematica. Franck (1822-1890) si identifica nella dissoluzione armonica di Wagner ed è attratto dal cromatismo, sia pure interpretato con la purezza e la chiarezza tipiche della cultura francese. La Sonata inizia con un breve Allegretto in forma sonata, basato inizialmente su coppie di accordi, e prosegue con un più esteso Allegro in forma sonata che, grazie al suo rigoroso stile motivico, è vicino al clima del primo movimento; il tema principale, introdotto dal violino nel primo movimento, viene sviluppato liberamente nel secondo movimento in un dialogo tra i due strumenti. In entrambi questi movimenti l’area del secondo tema è fortemente modulante e con caratteri di sviluppo; i secondi temi sono identificabili grazie all’iniziale presentazione in una tonalità adeguatamente preparata e collegata, ma procedono velocemente verso un’instabilità tematica e tonale. Il terzo movimento è intitolato “Recitativo-Fantasia”; esso si apre con un compendio trasformativo del tema principale del secondo movimento. Il Recitativo è tonalmente fluido; nella successiva Fantasia binaria parti del Recitativo diventano l’accompagnamento pianistico di sostenute melodie liriche e drammatiche del violino. La seconda parte della Fantasia contiene un’estensione del tema principale del primo movimento. Il Finale, tonalmente stabile, incomincia con un Rondò a canone, ma diventa un’originale fusione di forma rondò e di forma sonata; la melodia del tema principale dell’intero lavoro vie ora suonata dal violino e dal pianoforte quasi all’unisono, inteso come la sola possibile logica conseguenza di una mutua interdipendenza. I temi vengono usati in questa Sonata tra un movimento e l’altro senza trasformazione; non compaiono come citazioni in pieno rilievo, ma piuttosto come materiale sussidiario incorporato nella struttura della composizione. In tale modo la citazione tematica diventa un vero e proprio riutilizzo tematico. Il concerto si conclude con l’Introduzione e Rondò Capriccioso che Camille Saint Saens (1835-1921) compose nel 1863 per Pablo de Sarasate, l’ultimo dei grandi virtuosi del diciannovesimo secolo. Suddiviso in due sezioni principali, questo brano talora melanconico, talaltra brillante, è uno straordinario esercizio di passione che si manifesta sotto forma di virtuosismo eroico classicalmente controllato, ossia una grazia che sottintende una passione perfettamente trattenuta.