Musiche
La pianista Angela Hewitt interpreta il primo
libro del
Clavicembalo Ben Temperato di J.S. Bach
Lunedì 12 dicembre alle ore 21 il Circolo della Musica di Imola
presenta un concerto d’eccezionale valore culturale: la pianista Angela
Hewitt, attualmente il più celebre interprete di J. S. Bach al
pianoforte, eseguirà infatti il primo libro del Clavicembalo Ben
Temperato. J.S. Bach, non avendo ottenuto la nomina a Maestro di Cappella,
abbandonò alla fine del 1717 Weimar e si trasferì alla corte
del Principe di Cothen. La corte di Cothen aveva a suo tempo abbracciato
la Riforma ed aveva rigorosamente bandito dalla vita musicale la musica
d’opera e tutto il repertorio sacro che non fosse ispirato ai severi inni
protestanti. A J.S. Bach il nuovo ambiente offriva dunque l’occasione
per importanti esperienze nel campo della musica strumentale da camera.
Nel luglio del 1720, J.S. Bach, di ritorno dalle annuali villeggiature
del Principe a Carlsbad, non trovò più nella sua casa la
dolce Maria Barbara, che gli aveva dato sette figli. Un anno e mezzo più
tardi egli sposò la ventenne Anna Magdalena Wulken, musicista e
soprano dalla voce deliziosa. Anna Magdalena non fu soltanto la compagna
ideale che arricchì la famiglia di altri tredici figli, ma imparò
anche a copiare e a trascrivere i capolavori dettati dal marito con tale
amore da assumere nel tempo la sua stessa calligrafia, e fu anche sua
esemplare allieva al clavicembalo. E’ in questo periodo che J.S. Bach
compone il primo libro del Clavicembalo Ben Temperato, costituito da un
Preludio ed una Fuga per ciascuna delle possibili ventiquattro tonalità.
I Preludi risuonano ora come una meditativa ora come una vivace sosta
nell’atmosfera della tonalità, quasi a disporre l’animo alle sensazioni
che l’ambiente sonoro suggerisce. Se il Preludio si concreta nel momento
in cui afferra e fissa lo stato d’animo esprimendolo musicalmente, la
Fuga ne completa il quadro offrendoci il continuo divenire dell’idea musicale.
Sulla struttura plastica del tema, J.S. Bach costruisce l’edificio architettonico
dove la fantasia domina sovrana nel perpetuo snodarsi delle linee, nel
loro intrecciarsi attraverso un conversare mirabilmente ordinato che si
rinnova sempre.
Il Clavicembalo Ben Temperato inizia il suo cammino con l’olimpica chiarezza
del do maggiore. Nella pura architettura di un Preludio armonico, in cui
il solo gioco degli arpeggi determina ed esaurisce la compiuta perfezione
musicale del brano, la raccolta pensosità che si sprigiona dalla
arabescata simmetria del disegno tende sempre più ad intensificare
l’atmosfera meditativa ed indefinita che circola nel costante rigenerarsi
dei semplici accordi. La Fuga a quattro voci, dal tema severamente tranquillo,
utilizza gli stretti per intensificare la lineare ed ostinata insistenza
espressiva del tema. Dopo la penetrante letizia del do maggiore, ecco
il do minore, col suo clima drammatico e con i suoi echeggiamenti patetici,
che insorge nel martellante impeto del Preludio. Il persistere di un tenace
ritmo, tipico del Bach giovane, è vivificato dall’ariosa fantasia
di una felice improvvisazione. La Fuga a tre voci che segue non si compiace
del carattere invadente del Preludio, ma si illumina di un altro aspetto
della tonalità di do minore, una nostalgica compostezza che procede
con cadenzante euritmia ed affabile insistenza. Segue il do diesis maggiore,
una tonalità dalla astronomica distanza dal do maggiore. Lo scintillante
chiarore del Preludio, condotto a due voci che disegnano una melodia ondeggiante
in un lieve salire e scendere, proietta in noi la suggestione di una pastorale
serenità. E’ un sentimento che si afferma ancor più nella
Fuga a tre voci, il cui tema, distaccandosi nettamente da quelli delle
precedenti fughe, scatta nell’inizio estroso e spensierato, per concludere
rimbalzando dolcemente su tre intervalli di sesta. In tale modo la fuga,
che per tradizione sembrava non doversi distaccare da una pura fissità
speculativa, diviene qui gioconda e piccante ambientazione musicale. Il
do diesis minore che segue sembra introdurci nel segreto recinto dell’espressione
più intima. Al fine di identificare tale atmosfera nella profondità
della severa sua malinconia, il nuovo Preludio si dispiega nella cantabilità
essenzialmente polifonica che prende le mosse da uno spunto melodico sostanziato
di nobiltà e di grandezza. All’assorta linearità del Preludio
fa seguito il tema, implorante e misterioso, di sole cinque note in tempo
grave, con cui si annuncia la Fuga: una delle due fughe a cinque voci
che troviamo in tutta l'opera. In essa sembra riflettersi la potenza e
maestosità architettonica delle superbe cattedrali che sono espressione
della nostra civiltà. Una festosa schiarita primaverile si stende
sull’orizzonte del successivo re maggiore, affermata dal delicato Preludio
che corre veloce sulla leggiadra sonorità della tastiera. Sul finire
ecco che una libera cadenza annuncia un improvviso cambiamento d’atmosfera:
il re maggiore è sì chiarezza, ma è anche vigoria
maestosa e decisa. Questo cambiamento serve ad introdurre l’aperta energia
della Fuga, nella quale il tema è costituito da un semplice nucleo
ritmico-melodico in cui al precipitoso slancio delle biscrome iniziali
viene fatta seguire la elementare formula della croma puntata, il cui
ritmo-base riesce a sviluppare, nella fermezza dell’incedere pomposo,
una maestosa fastosità sostenuta da vigorosa eloquenza. Nel discorsivo
morbido staccato del successivo Preludio in re minore riecheggia la freschezza
delle composizioni giovanili di J.S. Bach; il brano è tutto animato
da un’instancabile alacrità di arpeggi spezzati, venati da sottili
immagini fantastiche e percorso da richiami di commossa intimità.
Riposante è la pensosa calma della Fuga: la finezza e la nobiltà
del sentimento non cedono ad abbandoni, ma restano come sospese nella
lontana eco di dolci affetti. Il successivo Preludio in mi bemolle maggiore,
invece di impegnarsi per l’abituale fase introduttiva all’ambiente tonale,
si amplifica nel più vasto respiro di una vera e propria Toccata
organistica con relativa Fuga a quattro voci. Alla potenza di questo complesso
Preludio, che già in sé sembrerebbe avere completato l’assunto
di definire la solennità del mi bemolle maggiore, fa seguito una
seconda Fuga che, col suo movimento aggraziato ci trasporta di colpo in
tutt’altra atmosfera; questa scherzosa fuga ci appare quasi un’innocente
epilogo all’insolita grandezza del preludio. Raramente la folgorante illuminazione
di una tonalità rifulge con tanta immediatezza come nel successivo
e celeberrimo Preludio in mi bemolle minore. La contemplazione raggiunge
il sublime senza peraltro compiacersi di stagnanti oasi, anzi animandosi
ed agitandosi nel canto di due voci che si rispondono l’una all’altra
sullo svolgersi quasi fatale di un’arcana processione, il cui ritmo viene
scandito da un lento ed inesorabile arpeggiare di accordi: alla lieta
serenità si affianca ora la passione venata da struggenti ambasce.
La Fuga che segue, considerata da Busoni la più importante delle
24, appare negli autografi in re diesis minore: l’apparizione nel medesimo
dittico di una seconda composizione (la Fuga) scritta in una tonalità
diversa da quella della prima (il Preludio), è di estremo interesse
perché viene utilizzata per affermare la tesi dimostrativa della
uguaglianza dei semitoni nel temperamento della scala. Annullando il preconcetto
che negava alla fuga capacità di emozioni, Bach scrive qui pagine
di straordinaria bellezza senza preoccuparsi di piacere all’ascoltatore,
senza blandirlo per ottenere il suo compiacimento, ma sopraffacendolo
vittoriosamente con la potenza della sua contemplazione attiva. Con sapientissimo
dominio gli artifici del contrappunto vengono qui messi in strutturale
dialettica con geniali seduzioni armoniche per comporre un poema altissimo.
In evidente contrasto con l’assorta contemplazione del precedente mi bemolle
minore, risuonano il successivo Preludio e la Fuga in mi maggiore; questa
tonalità non può disgiungersi da un senso di chiarezza e
serenità, aperte quasi ad un lieto godimento della natura. Nel
Preludio spira infatti un’aria d’ingenuità idilliaca, e sotto il
pastorale movimento dell’arpeggio, si stende la calma del basso. Più
risoluta si annuncia la Fuga, con un tema incisivo che nello scatto delle
due note iniziali sprigiona una tale energia da provocare un interrotto
giro di quartine di semicrome che scorrono sino al termine della composizione.
In tutta la fuga circola uno spensierato desiderio di moto. Segue l’importante
Preludio in mi minore che consta chiaramente di due parti in netto contrasto
dinamico: la prima un Andante cantabile, la seconda un Presto. L’ampio
respiro della melodia, che sembra non avere termine nel sostenere l’incanto
di un lirismo intenso e contenuto, si libra su regolari rintocchi di bicordi
che punteggiano il ritmo come pizzicati di liuto, mentre nel basso le
ondulate quartine di semicrome procedono con insistente calma. D’improvviso
il canto svanisce e l’ondulata formula di semicrome che finora ha costituito
un semplice sottofondo d’accompagnamento diviene unica protagonista del
Presto. Affidato contemporaneamente alle due mani che procedono per lo
più a distanza di seste o di decime, il disegno di semicrome scatta
ora con un impeto rapido e serrato come un’aperta e quasi improvvisata
ribellione alla compiaciuta pensosità della prima parte. La Fuga
è l’unica a due soli voci. L’intonazione espressiva è assorbita
dalla complessa articolazione ritmica , sicché il brano procede
piacevolmente, senza scosse e senza la forza emotiva del preludio. Nel
clima di chiarezza luminosa che reca in sé la successiva tonalità
in fa maggiore ci imbattiamo nel musicista di corte che amò non
poco i ritmi di danza. Fra codesti ritmi che il musicista della corte
di Cothen prediligeva c’era quello della Giga, una danza vivace in misura
ternaria di origine nordica che Bach trattò anche in ritmo binario.
Una danza che viene trattata in stile fugato, irrobustita dal greve incedere
di elementi popolari. Questo aspetto della lieta e quasi paesana ispirazione
del compositore è testimoniato dal successivo gioioso dittico in
fa maggiore. Nel Preludio i due disegni di danza, uno a crome e l’altro
a semicrome, risuonano contemporaneamente affidati ad ambedue le mani
e la composizione scorre con alacre franchezza sul binario delle due voci,
nella fresca atmosfera di preludiante semplicità. Nella Fuga, considerata
da un punto di vista formale come una delle più semplici, lo slancio
e il rustico vigore del tema di danza ambientano definitivamente il quadro
della primaverile tonalità.
L’interpretazione bachiana del successivo fa minore avvolge invece l’orizzonte
col suo velo di struggente malinconia con la distesa espressione del Preludio
e l’accorata invocazione del tema della Fuga. Nel Preludio ricorre la
scrittura delle Allemande bachiane, ma ora il messaggio musicale supera
per intensità di pathos il consueto significato dell’antica danza
e dalla struttura delle progressioni armoniche trapela un incalzare di
sentimenti colmo di ansiosa eloquenza. La Fuga, tra le più grandiose
e profonde di tutta l’opera, si avvia lentamente su martoriati intervalli
di un tema intenzionalmente vocale, per concludere mestamente in una discesa
cromatica che suona come l’eco di un interiore lamento. L’importante controsoggetto
si contrappone anche spiritualmente al grave incedere del tema, con arabescata
levità. Nella sua trasparente figurazione, nel suo ripetersi e
sovrapporsi, nel moltiplicarsi dei suoi elementi, attraverso gli snelli
divertimenti, nel disegno musicale, sembra riflettersi l’immagine delle
innumerevoli guglie di una cattedrale gotica. Ed entro questa superba
architettura musicale, nell’incessante intrecciarsi degli agili sviluppi
circola di continuo, animatrice, la voce del canto iniziale pervaso da
pensosa malinconia. Nel successivo fa diesis maggiore il Preludio viene
costruito con un unico motivo, altalenante e morbido come il fluire di
una ninna-nanna; esso viene subito ripreso dalla voce inferiore e passa
lievemente da una parte all’altra senza che alcun problema venga a turbarne
il tranquillo scorrere. In questo stato di gioia del comporre e in piena
aderenza al gusto del preludio, la Fuga sboccia su un tema disegnato con
gentilezza e pervaso da arguzia popolaresca: è una fuga pensata
all’aria aperta, priva di qualsiasi pesantezza tecnica.
Bach tendeva a definire la configurazione estetica di ciascuna tonalità
individuando sottili rapporti tra le singole atmosfere tonali e i nostri
stati d’animo. E’ il caso del fa diesis minore, una tonalità elegiaca
che viene avvolta in una brumosa intonazione autunnale ed animata con
una felice graduazione di colore tra il Preludio e la Fuga. Se l’idea
principale di questo Preludio reca in sé un velo di tristezza,
è solo nella Fuga che tale sensazione diventa decisamente espressione
di dolore. Attraverso l’elemento cromatico che caratterizza lo stupendo
tema della Fuga, la figurazione ritmica anima l’opalina luce di mistico
affanno. Il carattere di ambedue i successivi brani del sol maggiore è
improntato ad una gioia che non conosce nubi e si identifica con una giocondità
quasi spensierata. Il Preludio è uno studio squisitamente strumentale
e sfoggia una tecnica brillante e scattante. La Fuga, proposta su un tema
piuttosto ampio nel ritmo di danza tedesca, è di piglio burlone
e scanzonato; il materiale tematico viene da Bach trattato con mano leggera,
pur utilizzando sapienti artifici. Il successivo Preludio e la Fuga in
sol minore sviluppa la sua densa e ricca architettura da nuclei unitari
di semplicissima struttura. Attraverso elementi visibilmente scarni prende
vita una pagina di intenso vigore, in cui il gioco di motivi sostanziati
di lirica bellezza e convogliati polifonicamente compone la plastica austerità
di una struttura misteriosamente pensosa. Il sol minore si afferma in
Bach nel raccoglimento austero di una fissità interiormente drammatica;
ma il senso di rassegnazione scioglie questa fissità nella malinconia
di una sospesa attesa. In questa ambientazione espressiva la Fuga è
anch’essa un modello di concisione rigorosamente legata all’unità
concettuale del tema fortemente disegnato. L’atmosfera amabile e dolcemente
festosa trova accoglimento nella sfera del successivo la bemolle maggiore.
Essa viene subito delineata nel semplice accordo iniziale del Preludio,
sul quale appare la candida galanteria del motivo che contraddistingue
il nuovo clima culturale; è un motivo che risuonerà instancabilmente
nella sua ingenuità ritmico-melodica, sia passando dalla voce acuta
a quella grave, sia ripetendosi con simmetrica esattezza. La festosità
del preludio si accentua nella Fuga il cui tema, nell’eloquente sua brevità,
ricorda la gioconda letizia di uno scampanio. Tale atmosfera viene accentuata
con un procedere aperto e liscio, dove la fatica della conquista polifonica
risulta dominata dalla evidenza di una schietta cantabilità. Cosicché
uno stato di letizia sognante attutisce ogni urto e scioglie l’intricato
gioco contrappuntistico in un paesaggio musicale di assorta evocazione.
Il Preludio nel successivo sol diesis minore è un’Invenzione a
tre voci e la bellezza del tema, affettuosamente discorsivo, si presta
alla densa elaborazione polifonica ricca di tenue cantabilità in
un clima di misteriosa trascendenza e grande affabilità. La Fuga
è di tra le più suggestive dell’intera opera. L’intimità
espressiva introdotta nel preludio si addensa nel tema della fuga per
amplificarsi nella struttura architettonica. Il successivo La maggiore
allontana Bach dalla grandiosità dei temi e delle maestose strutture
per invitarlo a raccogliersi in una sorta d’intimità musicale quasi
familiare. Il Preludio è costruito su tre elementi tematici nettamente
diversi tra loro che si integrano a vicenda. La stessa pacata bonarietà
si ritrova nella fluida e tranquilla Fuga. Il tema reca la singolare caratteristica
di una nota iniziale che risuona isolata, come tipica proposta della tonica.
Il successivo Preludio in la minore ripete i moduli strutturali di una
vera e propria Invenzione: il tema esprime un perentorio scatto di energia
e di baldanza ed è fonte di vitalità per tutto il pezza.
La Fuga è una delle più ampie e grandiose di tutta la raccolta
ed è ricca di artifici contrappuntistici. Il prolungato tema presenta
qualche esteriore affinità con quello del preludio, ma in contrasto
con la sprizzante energia di quello, esso si snoda con un incedere sostenuto
da grave dignità. Imponente è la struttura architettonica
dell’intera composizione. Malgrado un grande ricchezza di artifici, questa
fuga, lungi dal limitarsi ad una ostentazione di sapienza compositiva,
costituisce una pagina musicale di solenne e maestosa bellezza. La successiva
tonalità del si bemolle maggiore suggerisce a Bach atmosfere musicali
spontanee e fresche, che indulgono alla letizia di una tematica priva
di qualsiasi riflesso sentimentale. Nel Preludio si riverbera la genialità
capacità improvvisatrice dell’organista sommo; l’estro e il gusto
delle Toccate per organo vivificano anche la trasparente scrittura clavicembalistica.
Questa pagina stupenda, tutta giovanile vitalità, ci introduce
quasi in un soffio alla Fuga, semplice e acquietante nella distaccata
logica del lineare tema di quattro battute. L’intreccio contrappuntistico
procede con artifici lievi e poco appariscenti. E’ una della fughe di
più piacevole sonorità.
Avvicinandosi alla tonalità conclusiva appare uno dei più
ammirevoli dittici dell’immortale collana: il Preludio e la Fuga in si
bemolle minore, una pagina che emana il fervore di una religiosità
che ora rapisce in purezza mistica, ora si espande nell’umano fervore
di un’ansiosa preghiera, ora si raccoglie in profonda meditazione. I pedali
che nel preludio legano invisibilmente la melodia, stendono un doloroso
sfondo a questa grandiosa preghiera nella quale Bach dà al canto
della due parti salienti una voce di folla implorante nel suo faticoso
processionale incedere. La Fuga è la seconda delle due a cinque
voci e non si distacca dal carattere di religiosità del preludio,
ma ogni appello umano è ora abbandonato per rendere un omaggio
alla purezza polifonica della divinità. La straordinaria facoltà
di Bach di modellare i temi, di esprimere la loro tessitura logica, di
svilupparli in dense costruzioni formali, trova qui uno dei suoi punti
culminanti. Il successivo si maggiore sembra sollecitare in Bach l’adagiarsi
nella tranquillità dello spirito, in compiuta armonia col creato;
atmosfera idilliaca, riposante. Breve, sentito, intimo il Preludio, la
cui espressione gradualmente si intensifica con l’aumentare delle voci,
che da tre giungono a cinque. Nella Fuga è evidente la somiglianza
del tema con quello del preludio e appare chiaro come un’unica impronta
animi ambedue i pezzi, nati l’uno per l’altro, in stretta simpatia. Il
dittico del successivo si minore, col quale si conclude l’opera, reca
l’impronta di una particolare solennità. Il Preludio, un Andante,
presenta la caratteristica forma bipartita: il nostalgico e profondo si
minore trova la sua valida affermazione nel senso di implacabile marcia
espresso dalla voce grave, sul quale si inarca il sapiente e meditato
svolgersi delle due voci soprastanti. Nella Fuga si accentua il carattere
mistico e solenne di questa tonalità. Il bellissimo tema della
Fuga porta ancora più amplificati gli intervalli salienti del preludio.
L’opera, condotta con sommo dominio contrappuntistico e particolarmente
ricca di evasione rispetto alle regole tradizionali della fuga, è
una stupenda costruzione realizzata attraverso ampi e scorrevoli episodi.
Incisioni.
Per potere apprezzare pienamente questa celebre pagina proposta dalla
Hewitt conviene ascoltare una delle molteplici incisioni oggi in commercio
del Clavicembalo Ben Temperato. Tra esse si possono distinguere quelle
eseguite al clavicordo, al clavicembalo, al pianoforte. Al clavicordo
di grande fascino è l’incisione di Kirkpatrick, l’artista cieco
che ascoltammo molti anni or sono al Teatro Comunale (DG 463 601). Al
clavicembalo spiccano due incisioni, quella di Van Asperen (Virgin 5 61711),
allievo di G. Leonhardt, e di Kenneth Gilbert (Archiv 474 221). Al pianoforte
sono diverse le incisioni celebri: quella storica e la prima completa
in disco di E. Fischer (incisa inizialmente con la EMI, 67214, ma ora
ristampata dalla Naxos, 110653, a basso prezzo e con un netto miglioramento
della qualità del suono), quella della famosa canadese Rosalyn
Turech (BBC 4109), quella molto celebrata della Angela Hewitt (Hyperion
67301) che ascolteremo ad Imola, quella della pianista russa da poco scomparsa
Tatiana Nikolayeva (Olympia 703), ed infine quella del pianista ungherese
Andras Schiff (Decca 414 388).
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