Musiche
Il concerto, organizzato dal Circolo della Musica in
collaborazione con la Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola, è
dedicato a Mozart ed è di straordinario valore sia per la qualità
degli interpreti sia per la bellezza delle musiche eseguite. Suonerà
infatti una delle più celebri orchestre da camera del mondo, l’English
Chamber Orchestra, diretta per l’occasione da un famoso violinista russo,
Shlomo Mintz; le musiche sono due bellissimi concerti per violino e orchestra
che Mozart compose ad appena vent’anni quando aveva già raggiunto
la piena maturità artistica, e la celebre Sinfonia No.38 detta
di Praga. Il concerto inizia con l’Ouverture tratta dalle Nozze di Figaro,
il primo capolavoro mozartiano nell’ambito dell’opera buffa in lingua
italiana, concepito nel 1785. Segue il Concerto No.3 K216 in sol maggiore
per violino e orchestra, composto da Mozart nel 1775 dopo un soggiorno
a Monaco di tre mesi, nel quale egli venne a conoscenza del nuovo stile
musicale francese, basato sulla radiosità della pagina musicale
e la comunicazione emotiva senza ricorrere a forzature o ad artifici virtuosistici,
e il ritorno a Salisburgo. Per la sua eleganza quasi irreale, per la semplicità
disarmante eppure nobile e profonda, per la luminosità di ogni
battuta, questa pagina rappresenta uno dei più celebri capolavori
di Mozart e preannuncia la gioia perfetta del Concerto No.4 in re maggiore
K218, eseguito a conclusione della prima parte del concerto. Strutturati
ambedue i Concerti nell’ormai consueta architettura in tre movimenti,
essi presentano nel primo movimento un bitematismo dialettico proprio
della forma sonata e nel terzo una vivace forma di Rondò, il tradizionale
ed amatissimo tempo di danza in metro ternario. Le vivaci variazioni del
violino configurano un arricchimento stilistico che testimoniano l'inesauribile
spirito mozartiano, la sua voglia di scherzare con i suoni, con le parti,
senza mai recedere però dalla suprema eleganza delle forme, o evadere
dall’equilibrio dell’insieme. La festosità di ogni movimento, come
la scanzonata ed a tratti marziale gaiezza dell’Allegro iniziale del Concerto
in re maggiore, o la immediata sintesi stilistica di elementi tipici del
violinismo italiano e della suite francese nel Rondò dello stesso
concerto, si alternano a episodi di intenso lirismo, di sognante intimismo
ove compare quell’inflessione melanconica che sembra interrogarsi, e rendersi
conto della caducità di quegli esaltanti momenti di pura felicità,
per ripiegare su un dolce ma rassegnato ripensamento. Raramente il violino
viene impegnato in brani di pensosa delicatezza come nell’Adagio del Concerto
in sol maggiore, o in un esteso volo lirico come nell’Andante cantabile
del Concerto in re maggiore: in ogni parte di queste opere comunque Mozart
ha creato un ambito violinistico di grande ampiezza e di intensa cantabilità,
senza inseguire effetti virtuosistici fini a sé stessi. La struttura
tematica che lega i quattro episodi del Tutti ed i tre del Solo, la controllata
libertà della sua conduzione costituiscono i fondamenti essenziali
dei primi tempi di questi due Concerti, rendendoli unici ed incomparabili
nella letteratura violinistica del tardo settecento. Nei tre tempi appaiono
quelle sorprese che rendono questi Concerti opere quasi miracolose: sia
nell’Adagio, quando il Solo finalmente riprende la parola con appassionata
intensità e malinconia, sia nel Rondò, quando i fiati portano
alla conclusione, o quando troviamo reminiscenze piacevoli o umoristiche
evidentemente francesi; sia nella ripresa del magnifico primo tempo, introdotta
con un eloquente recitativo. Il Concerto in re maggiore possiede una sonorità
più sensuale del Concerto in sol maggiore, qualità data
anche dal modello che evidentemente Mozart seguiva, il Concerto per violino
di Boccherini. L’Andante cantabile è in realtà un’ininterrotta
canzone per violino, una confessione d’amore. Il Rondò combina
elementi francesi ed italiani, con piccoli episodi umoristici, e si chiude
in un sussurro pianissimo. |