Musiche
Il concerto del pianista polacco Krystian Zimerman inizia
con la sonata in do maggiore KV 330 di W.A. Mozart; essa fa parte di un
gruppo di sonate (la KV310 e le KV330-333) composte nell'estate del 1778
a Parigi, subito dopo la morte della madre. Destinata intenzionalmente
a pianisti di modeste capacità, questa sonata, pur nella sua apparente
semplicità, mette in mostra una ricchezza melodica notevole. L'Allegro
maestoso iniziale sottolinea il carattere sereno e disteso della sonata.
Nel movimento lento (Andante Cantabile) il tema principale e lo sviluppo
sono collegati da una somiglianza nella forma ritmica. Il finale, Allegretto,
inizia con un'elegante ed innocente tema in forma di canzone ed è
una sorta di rondò in forma di sonata con temi multipli.
Incisioni. Le sonate di Mozart sono state incise da diversi pianisti:
W. Gieseking (EMI 63688), Lili Kraus per la Haydn Society nel 1954 (Music
and Arts), C. Arrau (Philips 475 294), M. Uchida (Philips 468 356), Barenboim
(EMI 573 915), A. Schiff (Decca 443 717). La Sonata No.10 KV 330 appare
anche in due CD singoli, uno di W. Backaus (London 20173) e l'altro di
V. Horowitz (DG 445 517); quest'ultima incisione è a mio parere
straordinaria, e così pure quella di Arrau.
Il programma prosegue con "Valses nobles et sentimentales",
composte da M. Ravel nel 1911. Esse nascondono, dietro un velo di leggero
di ironia, un fondo costante di tenerezza e di malinconia. In queste pagine
spira, come suggerisce l'autore, un lieve pungente profumo che si collega
a Schubert, ma distillato dal cuore di un musicista che proprio con questa
composizione fa il suo primo e determinante passo che lo avvicina alla
musica europea. Si pensi all'equilibrio instabile costantemente mantenuto
dal compositore tra la morbida facilità musicale di uno schema
consacrato da una secolare tradizione romantica e la volontà di
controllarsi nota per nota, accordo per accordo, affinché una segreta
pudica tenerezza non trascenda in un compiacimento sentimentale. Per questo
motivo Ravel ha posto in testa a questa serie di sette valzer un motto
tratto da Henri de Regnier: Le plaisir délicieux et toujours nouveau
d'une occupation inutile. I sette valzer si susseguono accostando elementi
di scrittura e di sensibilità molto diversi tra loro, dove si affermano
comunque tendenze bitonali e una propensione per le armonie aggressive,
alle acidità, alle spigolosità. Il primo valzer in sol maggiore,
Modéré très Franc, dal ritmo energico, robusto inaugura
la raccolta con accordi dissonanti. Il secondo valzer, Assez Lent Avec
une Expression Intense, tutto in mezze tinte, sembra sognante, un po'
melanconico, sentimentale, vera danza al crepuscolo. Il terzo valzer,
Modérè, è caratterizzato da soavi dissonanze che
gli danno un colore magico. Il quarto valzer, Assez Animè, è
il più modulante ed imprevisto per le sue sinuosità: il
ritmo è diventato vivace, capriccioso. Il quinto valzer (in mi
maggiore), Presque Lent Dans un Sentiment Intime, esibisce un gioco di
armonie tra le più rare attraverso la ripetizione del tema insinuante.
Il sesto valzer in do maggiore, Vif, è fatto tutto di agilità,
di elasticità, in progressioni cromatiche, in appoggiature sciolte,
con impercettibili rallentando su ambigue sovrapposizioni di ritmi binari
e ternari. Il settimo valzer, Epilogue Lent, è un brano tutto esitazioni
e slanci, appassionato fino alla frenesia. La conclusione, Epilogue Lent,
è una pagina di una musicalità affatto nuova e dalla poesia
intensa in cui, come di ritorno dalla notte, tutti i temi precedenti si
intrecciano.
Incisioni. L'opera completa per pianoforte di Ravel è stata incisa
da W. Gieseking (EMI 74793), R. Casadesus (Sony 63316) e S. Francois (EMI
575437); l'interpretazione di R. Casadesus mi sembra eccezionale, così
pure quella, su un singolo CD, di V. Ashkenazy (DECCA 410 255).
La prima parte del concerto si conclude con la Ballata No.4 in fa minore
Op.52 di Chopin, che ascolteremo anche in Dicembre nell'interpretazione
del pianista russo N. Luganski. Composta nel 1842, questa ultima Ballata
fu dedicata alla baronessa Charlotte von Rothschild. Capolavoro straordinario
per ispirazione ed eloquenza, per originalità dei motivi e ricchezza
dell'armonia, è una pagina patetica, ora appassionata, ora triste
e supplichevole, con una sontuosità armonica ed una raffinatezza
di scrittura. L'Andante con moto iniziale si apre, dopo sette misure introduttive,
su un motivo dal lirismo tenero e nostalgico, a mezza voce, affine per
espressività al tema di un Notturno. Lunghi accordi piazzati su
potenti ottave che sembrano ondeggiare, portano alla riesposizione del
tema , trasformato nella sua linea melodica. Un brillante Accelerando
introduce il secondo tema, esposto sul ritmo tranquillo di barcarola:
poi tutto si anima con un brio che stordisce, calmandosi allorché
ritornano le tenere inflessioni dell'introduzione. Queste svaniscono come
in un sogno su una cadenza dolcissima, e su aerei arpeggi. Un sorprendente
canone a due, poi a tre voci, si collega immediatamente agli elementi
del primo tema, che assumono un tono inquieto e tormentato, sviluppandosi
e trasformandosi subito in una giravolta di gioiose terzine. Anche il
secondo tema partecipa a questa esplosione sonora che si riversa sontuosamente
su tre accordi fortissimi, interrogativi, prolungati da due pause. A questa
interrogazione rispondono sordamente cinque accordi, che segnano l'inizio
della coda in un tumulto pieno di vitalità, attraversato da passaggi
di terzine. La Ballata, che aveva iniziato nel sogno, si conclude in un
clima caloroso ed entusiasta.
Incisioni. Zimerman ha inciso le quattro Ballate (DG 423 090), così
pure A. Cortot (EMI 67359), Richter (Praga 254 060), Arrau (Philips 432303),
Pollini (DG 459 683), Ashkenazy (DECCA 448 086), M. Perahia (Sony 64399),
E. Kissin (RCA 63259). Hanno inciso invece unicamente la Ballata No.4
Benno Moiseiwitsch (APR 5575), S. Cherkassky (BBC Legends 4057), S. Francois
(EMI 572242) e A. Anievas (EMI 574290).
La seconda parte inizia con le quattro Mazurche dell'Op. 24, scritte tra
il 1834 e il 1835; esse sono particolarmente ricche di elementi propri
del folclore musicale slavo. La No.1, in sol minore (Lento), è
una danza fortemente impregnata di umori popolari, senza escludere un
sentimento poetico. L'ambiguità ritmica del secondo episodio viene
mantenuta con destrezza attraverso un curioso effetto di ritmo binario
su una misura a tre tempi. La No.2, in do maggiore (Allegro ma non troppo),
è tutta gioia ed allegria. Il ritmo ossessivo del basso contrasta
con la leggerezza della linea melodica. Il secondo motivo conferisce a
questa danza un carattere di pittoresca rusticità. Al centro un
episodio in cui l'interesse melodico passa alternativamente dalla mano
destra alla sinistra. La No.3, in la bemolle maggiore (Moderato con anima),
è una breve Mazurca che si basa su un unico tema, ravvivato da
alcuni elementi decorativi. La ripetizione dell'ultima misura del tema
svanisce tra le crome della breve coda. La No.4, in si bemolle minore
(Moderato), ha come elemento dominante la varietà armonica e ritmica,
che lascia sorpresi per la sua novità. Le prime quattro misure
con le due voci sincopate ci introducono in una atmosfera piena di mistero
e di poesia. Il secondo si svolge sul ritmo febbrile di valori puntati
semplici e doppi, che Chopin esigeva venissero suonati con la massima
delicatezza. A questi unisoni rispondono grandi accordi, che svaniscono,
in modo davvero straordinario, nel progressivo rallentando della coda.
Incisioni. Hanno inciso tutte le cinquantadue Mazurche A. Rubinstein (RCA
63050) e W. Ashkenazy (Decca 448 086).
Il concerto si conclude con la Sonata No.2 in si bemolle minore Op.35
che Chopin costruì nel 1839 attorno alla celebre Marcia Funebre,
composta nel 1839, al ritorno dal terribile viaggio alle Baleari. Opera
possente ed originale, è un pezzo tragico pur nella sua economia
formale, come una sorprendente rappresentazione dei diversi aspetti della
morte. Il primo movimento, Grave Agitato, viene introdotto da una frase
appassionata e da alcune misure di accordi lamentosi. Poi si presentano
due temi contrapposti: il primo, dal ritmo precipitoso ed agitato, appare
violento e trepidante; il secondo è invece radioso, lirico e calmo,
ma si anima a poco a poco, dopo una transizione sostenuta, quasi recitata.
Dal primo tema prende avvio lo sviluppo, breve ma drammatico. Tutti gli
elementi già esposti si susseguono in un clima ardente, in una
scrittura armonica molto complessa. Nucleo essenziale della ripresa è
il secondo tema. Grandi accordi fortissimi concludono sonoramente il movimento,
pieno di forze e di passione. Il secondo movimento in mi bemolle minore
(Scherzo) è impetuoso, audace e focoso. Di intensa bellezza melodica,
fa da cornice ad un trio (Più Lento), malinconico e sognante come
un valzer triste, e la ripresa avviene quasi fosse una danza nelle tenebre,
che si conclude su un misterioso mormorio. Il terzo movimento (Lento)
è la celebre Marcia Funebre che Chopin avrebbe composto per commemorare
l'anniversario dell'insurrezione di Varsavia. Fulcro della sonata, la
Marcia inizia con una funerea campana che risuona nella mano sinistra
mentre la melodia consiste in una mera ripetizione di una singola nota,
e procede inesorabile su un ritmo ossessivo e a scosse fino al canto sublime
e sconvolgente del magnifico trio centrale che Chopin suonava con accentuata
espressività perché è difficilissimo portare il canto
melodico all'altezza del dolore che pesa su tutto il resto del brano.
Al basso è affidato un disegno espressivo di note arpeggiate e
lontane le une dalle altre, che richiede una grande leggerezza della mano
sinistra, aiutata dal pedale. Il tema cupo e implacabile della Marcia
risuona a conclusione del brano. Il Finale (Presto), un immenso passaggio
veloce, tutto in ottave a terzine, all'unisono a due mani, è un
movimento furioso che spazza la tastiera come una tempesta.
Incisioni. La Sonata No.2 è stata incisa da tutti i pianisti più
celebri, quali ad esempio M. Perahia (Sony 76242), M. Pollini (RCA 415
346), A. Rubinstein (RCA 63046), M. Argerich (453 572), W. Ashkenazy (Decca
448 123), S. Cherkassky (Decca 455 078), E. Kissin (RCA 62542). L'ultimo
movimento della sonata viene interpretato in maniera superlativa da Ignaz
Friedman (Naxos 110686), un pianista polacco di scuola romantica (è
stato allievo di Leschetizky a Vienna) dotato di una tecnica eccezionale
e capace di mantenere in ogni situazione una straordinaria capacità
espressiva. La velocità con cui esegue questo movimento è
incredibile e nello stesso tempo ha un totale controllo della tastiera
che gli permette una straordinaria leggerezza di tocco. Anche se la registrazione
è del 1927, la Naxos è riuscita a restaurare molto bene
il disco e a mantenere un prezzo basso; pur mancando i primi due movimenti
della Sonata, questo CD merita di essere ascoltato.
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