Musiche

Il concerto del pianista Nikolaj Luganskij inizia con una celebre sonata che Beethoven compose nel 1802, la Sonata No.14 op.27 No.2 in do diesis minore "Al Chiaro di Luna", dedicata alla giovane contessa Giulietta Guicciardi della quale Beethoven si era invaghito. Beethoven definì questa sonata "quasi una Fantasia", forse per sottolineare il senso di improvvisazione che suscita il mirabile primo movimento, l'Adagio Sostenuto, che non obbedisce ad alcuna forma precisa ed il cui canto si sviluppa liberamente, di volta in volta in superficie o nella profondità della trama musicale. L'insieme del movimento sembra costituito da una colata sonora fluida e continua, quasi una meditazione in un clima armonico che sembra inalterabile, mantenuto sempre sul pianissimo. Inizialmente, dal registro grave sorge la risonanza cupa, sontuosa, di accordi che provvedono al controcanto della melodia, che compare dolcemente nella quinta battuta, sull'accompagnamento ininterrotto di terzine arpeggiate. E' quasi una marcia funebre, intima, senza addobbo. Il carattere melanconico del movimento, sottolineato da quella che sembra una rinuncia alla volontà di cantare in favore di un recitativo neutro, viene accentuato nelle ultime battute, quando le note di accompagnamento rotolano nelle zone profonde del pianoforte. Una semplice doppia stanghetta, con l'indicazione attacca, separa l'Adagio dal successivo Allegretto: il contrasto è quindi volutamente sottolineato. Si tratta di un movimento breve, caratterizzato da una grazia un po' fantastica e dal fraseggio delicato. L'ultimo movimento, Presto Agitato, è l'unico in cui si ritrova la forma sonata, con tre temi. Il primo tema è violento e febbrile, quasi rabbioso, con arpeggi in crescendo che sfociano in un doppio accordo. Il secondo tema fa da controsoggetto melodico, in un legato affettuoso, come un lamento. Il tema conclusivo si presenta in forma precipitosa. Si avverte un sentimento di estrema libertà, quasi di improvvisazione, che unisce al massimo rigore una straordinaria veemenza espressiva. Dopo la ripetizione dell'esposizione, lo sviluppo dà grande spazio al secondo tema melodico. L'ultima parte presenta una ripetizione esasperata dello stesso tema.
Incisioni. Tutte le sonate per pianoforte di Beethoven sono state incise dai più celebri pianisti, a cominciare da una incisione storica, quella di Schnabel (EMI 63765), e successivamente Bachaus (Decca 432 301), Kempff (DG 447 966), Ashkenazy (Decca 443 706), Brendel (Philips 446 909), Arrau (Philips 432 301). La sonata No.14 esiste poi anche con altri interpreti, quali Rubinstein (RCA 63056), Kovacevich (EMI 57131), Gilels (BMG 40117), Pletnev (Virgin 61834).
La prima parte del concerto prosegue con tre con due Notturni ed una Ballata di Chopin. Il Notturno Op.48 No.1, composto da Chopin nel 1841, è uno dei più lunghi e, allo stesso tempo, più drammatici, quasi un diario intimo, nel quale è parso trovare l'espressione di un dolore infinito, espresso in vari episodi. Si apre con un movimento lento di marcia scandito dai funerei accordi affidati alla mano sinistra, sui quali si evolve un'ampia melodia, ritmicamente assai complessa, che ha un po' il carattere di un lamento, ma sobrio e misurato, senza eccessivi ornamenti. La seconda sezione, che inizia sottovoce, è un corale solenne e maestoso, una sorta di inno; ma l'agitazione interiore cresce a poco a poco sotto l'ossessiva figura di terzine cromaticamente ascendenti, accelerando verso un episodio appassionato, febbrile e quasi disperato. Sorprendente per la potenza drammatica e per la novità dell'effetto sonoro perseguito è la ripresa del tema iniziale, come trasformato per l'influenza del tumultuoso episodio centrale. Segue il Notturno Op.27 No.2, composto da Chopin nel 1835 e dedicato alla moglie dell'Ambasciatore austriaco in Francia, animatrice di un salotto nel quale Chopin era l'ospite illustre. E' un brano tutto improntato a calma, serenità, dolcezza. E' diviso in tre parti, con tre successive apparizioni del tema iniziale, ogni volta variato nell'espressione e nell'ornamentazione, sopra un sommesso mormorio di semicrome. La prima parte del concerto si conclude con la Ballata No.4 in fa minore Op.52 di Chopin, che abbiamo già ascoltato nel concerto di Zimerman, che ha inaugurato questa stagione. Composta nel 1842, questa ultima Ballata fu dedicata alla baronessa Charlotte von Rothschild. Capolavoro straordinario per ispirazione ed eloquenza, per originalità dei motivi e ricchezza dell'armonia, è una pagina patetica, ora appassionata, ora triste e supplichevole, con una sontuosità armonica ed una raffinatezza di scrittura. L'Andante con moto iniziale si apre, dopo sette misure introduttive, su un motivo dal lirismo tenero e nostalgico, a mezza voce, affine per espressività al tema di un Notturno. Lunghi accordi piazzati su potenti ottave che sembrano ondeggiare, portano alla riesposizione del tema, trasformato nella sua linea melodica. Un brillante Accelerando introduce il secondo tema, esposto sul ritmo tranquillo di barcarola: poi tutto si anima con un brio che stordisce, calmandosi allorché ritornano le tenere inflessioni dell'introduzione. Queste svaniscono come in un sogno su una cadenza dolcissima e su aerei arpeggi. Un sorprendente canone a due, poi a tre voci, si collega immediatamente agli elementi del primo tema, che assumono un tono inquieto e tormentato, sviluppandosi e trasformandosi subito in una giravolta di gioiose terzine. Anche il secondo tema partecipa a questa esplosione sonora che si riversa sontuosamente su tre accordi fortissimi, interrogativi, prolungati da due pause. A questa interrogazione rispondono sordamente cinque accordi, che segnano l'inizio della coda in un tumulto pieno di vitalità, attraversato da passaggi di terzine. La Ballata, che aveva iniziato nel sogno, si conclude in un clima caloroso ed entusiasta.
Incisioni. I Notturni di Chopin sono stati incisi tre volte da Rubinstein (nel 1935, ristampata ora dalla Naxos 10659/60 a prezzo economico, nel 1950 e nel 1965 dalla RCA, rispettivamente 63026 e 63049). Altre incisioni celebri sono quelle di Arrau (Philips 464 694), Ashkenazy (Decca 452 679), Francois (EMI 574 457). Esistono poi incisioni parziali, ma affascinanti, di Cherkassky (BBC 4057) e Bolet (Decca 448 244). Hanno inciso le quattro Ballate di Chopin Zimerman (DG 423 090), A. Cortot (EMI 67359), Richter (Praga 254 060), Rubinstein (RCA 63045), Arrau (Philips 432 303), Pollini (DG 459 683), Ashkenazy (DECCA 448 086), M. Perahia (Sony 64399), E. Kissin (RCA 63259). Hanno inciso invece unicamente la Ballata No.4 Benno Moiseiwitsch (APR 5575), S. Cherkassky (BBC Legends 4057), S. Francois (EMI 572 242) e A. Anievas (EMI 574 290); le prime due sono straordinarie perché viene utilizzato un pianismo estremamente espressivo, quale non si trova più nei pianisti moderni.
La seconda parte del concerto inizia con cinque dei dieci Preludi Op.23 che Rachmaninov compose all'inizio del novecento ed uno dell’Op.32 del 1910. Il Preludio No.1 dell’Op.23, Largo, è un pezzo austero, interessante per la scrittura armonica piena di sottili dissonanze. Ai lenti accordi spezzati ripetuti dalla mano sinistra, risponde un canto disadorno nel registro acuto. Al centro della composizione si notano alcuni effetti d'eco tra la parte superiore e il basso. Segue il Preludio No.12 dell’Op.32, Allegro, celebre per freschezza e spirito elegiaco, finezza di scrittura pianistica e qualità dell’invenzione melodica, così sobria e pregnante. Il Preludio No.4 dell’Op.23, Andante cantabile, è a forma di elegia; ai larghi e lenti arpeggi alla mano sinistra si contrappone una vibrante cantilena alla mano destra. Un leggero addensamento del tessuto sonoro viene ottenuto attraverso la sovrapposizione di terzine ornamentali su arpeggi binari. Nell'ultima parte il canto alla voce superiore viene intercalato da accordi all'ottava inferiore. Il Preludio No.9 sempre dell’Op.23, Presto, è un vero e proprio studio, condensatissimo, un temibile tour de force tecnico in una corsa rapida e leggera di terze e seste nella mano destra. Il Preludio No.6 dell’Op.23, Andante, è un brano monotematico. Esso rappresenta una riflessione senza dramma, nella quale un disegno continuo affidato alla mano destra, senza fretta, ampio e sciolto, fa da sfondo ad una cantilena parafrasata attraverso alcune modulazioni per poi essere arricchita da un contrappunto. La coda è una lunga frase a due mani. Il Preludio No.7, Allegro, è una pagina di virtosismo, con una gradazione di sfumature dinamiche che va dal mormorio al rimbombo. Su arabeschi continui di semicrome, le note del canto appaiono come sulle creste d'onda; poi la voce intermedia risponde alla maniera di un cantus firmus.
Incisioni. I 24 Preludi di Rachmaninov sono stati incisi da Ashkenazy (Decca 467 685). Una incisione parziale ma molto bella è quella di Richter (JVC 1026); è molto interessante anche quella di Lugansky (Erato 85770).
Il programma si conclude con la Sonata No.6 Op.82 che Prokofiev compose nel 1940. Essa rappresenta la prima di un trittico denominate sonate della guerra. Con un ardore barbaro, il compositore rompe i legami ideali romantici per animare la sua musica con le pulsioni devastatrici del XX secolo. In questa sonata Prokofiev ritrova un linguaggio violento e radicale, direttamente legato all'imminenza del conflitto mondiale. La sonata è in quattro movimenti. L'Allegro Moderato iniziale presenta un motivo duro, nervoso e tagliente, uno dei temi più caratteristici di Prokofiev. Esso viene ripetuto con insistenza tra il registro grave e quello acuto. Un episodio di transizione precede un secondo tema, tenero e limpido, con la melodia parzialmente eseguita in ottave. La conclusione dell'esposizione è caratterizzata da terzine inquietanti, con i bassi in staccato. Nello sviluppo l'atmosfera minacciosa e insieme carica di pulsioni angosciose si esprime attraverso note ribattute, martellate con impazienza. L'asprezza sonora cresce in accordi brutali e in glissando; poi la tensione si attenua con una transizione in armonie più tranquille e si conclude come l'esposizione. La ripresa conferma questa immagine di caos. Il secondo movimento, Allegretto, ripropone un Prokofiev più spiritoso che aggressivo. Ad accordi leggeri, in staccato, risponde una melodia penetrante, che alterna larghi intervalli e cromatismi. Dopo alcuni accordi ribattuti ed una nuova frase energica della mano sinistra introducono nuovamente nel registro acuto il primo tema, sottolineato da rapidi arpeggi. Dopo una transizione ritmica (ritmo puntato), si ha una nuova variazione del primo tema. La parte centrale, meno mosso, è melodica e lineare, ed include alcuni elementi dell'episodio precedente (ritmo puntato e accordi ripetuti). Viene poi ripresa la variazione del primo tema, a cui seguono in ordine inverso i due motivi secondari. Dopo il movimento precedente, simile ad uno scherzando, nel terzo movimento, Tempo di Valzer (Lentissimo), si esprime un lirismo amoroso attraverso un valzer dalle modulazioni lievi e carezzevoli. Nella parte centrale, però, l'atmosfera si fa più cupa, dapprima attraverso il sordo dondolare di ottave del basso, mentre prosegue, elegiaco, il canto nella mano destra; poi, bruscamente, si ha un incresparsi di sonorità taglienti sullo sfondo di un ostinato in terzine. Nel quarto movimento, Vivace, ritorna il clima drammatico: il mondo entra in guerra. La figura tormentata, interrotta da sussulti, assume un andamento allucinato. Tra l'una e l'altra delle sue ripetizioni sorgono nuovi temi, uno melodioso e popolare, che è il principale elemento di contrasto del finale, gli altri angolosi, claudicanti e come contratti in una smorfia. L'episodio centrale, Andante, riprende il tema principale del primo movimento, che risuona ora come un'evocazione lontana, velata di confuse armonie. Nella parte conclusiva si assiste ad una contrapposizione tra i temi principali del finale e quelli del primo movimento. Si conclude così la sonata, in un subbuglio, dopo la corsa divergente di due scale in tonalità diverse tra le due mani.
Incisioni. Due bellissime interpretazioni della Sonata No.6 di Prokofiev sono quelle di Richter (RCA 63844) e di Pogorelich (DG 463 678). Anche Lugansky ha inciso questa sonata (Warner Classics 61255)