Musiche

 

Nella prima parte del concerto Dong-Kyek Lim presenta l’integrale dei 24 Preludi op.28, completati da Chopin all’inizio del 1839 a Maiorca, durante un soggiorno di alcuni mesi in compagnia di George Sand, la scrittrice celebre per la vivacità e la fecondità della produzione letteraria oltre che per l’indipendenza della vita e le veementi e spregiudicate passioni d’amore. Questi Preludi sono 24 pezzi brevi, uno per tonalità, ciascuno dei quali esprime attimi di ispirazione colti con la più fresca immediatezza e consegnati alla pagina scritta senza alcun vincolo formale; sono quasi tutti costruiti su un unico tema e di dimensioni molto contenute. Ad ogni Preludio nella tonalità maggiore ne segue uno nel relativo minore e, cominciando dal Do, i Preludi in maggiore si susseguono secondo l’ordine delle quinte ascendenti. A questo schema se ne aggiunge un altro: l’alternanza di movimenti veloci e di movimenti lenti, salvo qualche eccezione. Dopo il Preludio No.1 a carattere introduttivo, una pagina dalla febbrile agitazione interiore, i Preludi si possono suddividere secondo il loro carattere espressivo in tre categorie principali. Un primo gruppo comprende espressioni romantiche di tragica disperazione, impeti di ribellione e di rivolta. Sono questi il Preludio No.8 in fa diesis minore, Molto Agitato, di estrema difficoltà tecnica e pieno di ribollente passione; il Preludio No.12 in sol diesis minore, Presto, dalla grande potenza espressiva e dalla straordinaria veemenza nella quale si sommano velocità e dinamica; il No.14 in mi bemolle minore, Allegro, espressione di un profondo annichilimento spirituale; il No. 16 in si bemolle minore, Presto con Fuoco, uno studio ritmico di tipo virtuosistico; il No.18 in fa minore, Molto Allegro, un recitativo appassionato e tormentato; il No.22 in sol minore, Molto Agitato, uno studio virtuosistico sul ritmo basato sull’opposizione tra le ottave potenti del basso e il disegno ritmico della mano destra; il No.24 in re minore, Allegro Appassionato, ardente, drammatico ed anche grandiosamente costruito. Altri Preludi sono espressione di una tristezza desolata e profonda, quali il No.2 in la minore, Lento, una dolorosa meditazione nella quale regna una grande tensione tra il canto semplicissimo della mano destra e l’inflessibilità del basso; il No.4 in mi minore, Largo, dove un purissimo lamento melodico si innalza sopra uno sfondo di accordi; il No.6 in si minore, Lento Assai, dove la melodia, affidata al basso, assomiglia ad un dolce lamento mentre la mano destra scandisce un lento ritmo di accordi; il No.13 in fa diesis maggiore, Lento, dove un lungo tema in accordi si sviluppa su arabeschi di crome; il No.15 in re bemolle maggiore, Sostenuto, una celebre pagina che evolve da un’espressione di dolce malinconia al brivido di un’allucinante visione di morte; il No.20 in do minore, Largo, una dolentissima marcia funebre. Immagini di grazia serena e di fresca leggiadria evocano invece il Preludio No.3 in sol maggiore, Vivace, un breve ed incantevole arabesco sonoro; il No.5 in re maggiore, Molto Allegro, un moto perpetuo in semicrome, tecnicamente molto arduo; il No.7 in la maggiore, Andantino, una breve immagine tenera ed adorabile, su un ritmo di mazurca; il No.10 in do diesis minore, Molto Allegro, una pagina tormentata nella sua varietà ritmica e melodica; il No.11 in si maggiore, Vivace, uno studio virtuosistico basato su un disegno di terzine per entrambe le mani; il No.17 in la bemolle maggiore, Allegretto, una romanza senza parole, dolce e tenera; il No.19 in mi bemolle maggiore, Vivace, tutto ali, fremiti ed impazienza; il No.21 in si bemolle maggiore, Cantabile, dalla malinconia latente che si anima a poco a poco in episodi appassionati e tormentati, per risolversi poi nella quiete; il No.23 in fa maggiore, Moderato, una melodia ornata affidata alla mano sinistra sotto le semicrome ondeggianti della mano destra. Non appartiene invece a nessuna di queste categorie il Preludio No.9 in mi maggiore, Largo, una pagina solenne, grandiosa e profetica.
Incisioni. Esistono molte incisioni dei 24 Preludi Op.28 di Chopin: si ha quindi soltanto l’imbarazzo della scelta. Quella storica di Cortot (EMI 761050) soffre di una qualità sonora scadente; di qualità superiore è quella di un pianista di scuola romantica, Benno Moiseiwitsch (APR 5575), dalle straordinarie doti espressive; un’incisione tecnicamente ottima è quella di un altro pianista di scuola romantica che abbiamo ascoltato ad Imola, Jorge Bolet (RCA 87710), capace di declamare la frase musicale in maniera impareggiabile ed avere nello stesso tempo un completo dominio della tastiera. Più recenti sono le incisioni di Vladimir Ashkenazy (Decca 417 476), che unisce potenza drammatica e delicatezza poetica, e di Marta Argerich (DG 35722), che fornisce un’interpretazione spontanea ed ispirata con momenti di grande impulsività.
La seconda parte del concerto inizia con i quattro Improvvisi Op.90 D899, che Schubert compose nel 1828. Il primo Improvviso, Allegro Moderato in do minore, è interamente costruito, sul ritmo di una marcia molto lenta, su una sola, stupenda melodia. Il secondo Improvviso, Allegretto in la bemolle maggiore, è una sorte di breve minuetto lento, sublime nella sua perfetta semplicità. Il fascino melodico e l’espressione dolce e nostalgica giustificano l’immensa popolarità di questa composizione. Il terzo Improvviso, Andante in si bemolle maggiore, anch’esso celebre, consiste in una serie di variazioni su uno dei temi favoriti di Schubert, quello dell’Intermezzo dell’atto IV di Rosamunda, che conosce qui la sua ultima incarnazione, una delle più felici. Le cinque variazioni, graziose e ben in contrasto tra loro, hanno un carattere eminentemente coreografico. Il ciclo si conclude in un impeto di passione slava col quarto Improvviso, Allegro scherzando in fa minore. E’ un brano straordinariamente selvaggio, a tinte forti, con bagliori satanici e frasi elettrizzanti che si infiammano fino alla frenesia.
Incisioni. Tutti i grandi pianisti hanno inciso questi celebri Improvvisi di Schubert. La incisione di Brendel (Philips 456 061) è magica, tra le più poetiche mai incise; è difficile trovare più eloquenza, più approfondimento musicale. Di grande interesse è anche quella di A. Schiff (Decca 458 139). Anche l’incisione di Perhaia (Sony 37291) è veramente speciale per sincerità di espressione e purezza di spirito, con un’articolazione di scintillante chiarezza. L’interpretazione di Radu Lupu (Decca 460 975) è dello stesso calibro di quella di Brendel con una maggiore naturalezza di suono. L’incisione di Arrau (Philips 473 926) fa parte di un cofanetto dedicato alle composizioni per pianoforte di Schubert, eseguite con immacolata chiarezza espressiva. Di grande fascino per magistero ed eloquenza è anche l’incisione di Richter (JVC 532) anche se comprende due soli Improvvisi, il No.2 e il No.4.
Il concerto si conclude con la trascrizione di Dong-Kyek Lim per un solo pianoforte de La Valse di Ravel, un poema coreografico scritto originariamente per due pianoforti nel 1919 e successivamente trascritto per orchestra. In questo grande valzer viennese, tragico e al tempo stesso nobile e sentimentale, è evidente l’impeto che lo caratterizza, il ritmo precipitoso che lo trascina e lo sospinge come un turbine verso la sua conclusione. Ravel non aveva mai concepito prima un’opera così elementare nella sua incalzante dinamica, così immediata nel comunicare all’ascoltatore un senso di turbine fantastico e fatale.