Testi in lingua italiana
R. SCHUMANN, Lieder su testi di Heinrich Heine
Tragedia
Fuggi con me e sii mia moglie
e riposa sul mio cuore;
lontano in terra straniera il mio cuore
sia la tua patria e la tua casa paterna.
Se non vieni con me, io muoio qui
e tu rimani abbandonata e sola;
e anche se resti nella casa paterna
sarai lo stesso come in terra straniera.
Tragedia 2
Scese la brina nella notte di primavera,
scese sui teneri fiorellini blu,
che si sono appassiti e rinsecchiti.
Un ragazzo amava una fanciulla,
di nascosto fuggirono da casa,
non lo sapeva né il padre né la madre.
Di qua e di là hanno peregrinato,
non hanno avuto né felicità né fortuna,
sono andati in rovina, sono morti.
Poggia la tua guancia
Poggia la tua guancia alla mia,
allora le lacrime scorrono insieme;
e stringi forte il tuo cuore al mio,
allora le fiamme andarono insieme!
E quando il fiotto delle nostre lacrime
scorre nella grande fiamma,
e quando il mio braccio ti cinge fortemente,
io muoio di desiderio d'amore!
Lenta avanza la carrozza
Lenta avanza la carrozza
tra la macchia occhieggiante,
tra solive valli in fiore
che si schiudono d'incanto.
Io siedo, medito e sogno,
e penso all'amor mio;
quando tre ombre con un inchino
dentro mi porgono un salutino.
Balzellano e motteggiano,
beffarde ma pur schive,
poi come nebbia svaporano
ghignando via furtive.
Baldassarre
La mezzanotte già s'appressava;
a Babilonia sorda quiete regnava.
Lassù soltanto nel regal palazzo,
sfavilla, strepita del re la masnada.
Lassù nel salone regale
teneva Baldassarre il suo convivio.
Sedeva la truppa in file smaglianti,
i nappi vuotavan di vino lucente.
Tintinnavano i nappi, vociava la gente;
godeva al fragore l'indomito re.
Al re avvampano le guance;
nel vino cresce l'arroganza.
S'insuperbisce e oltremodo oltraggia;
mugghiando la masnada l'applaudisce.
Con sguardo altero chiamò il re;
s'affrettava il servo e ricompare.
Sul capo aveva d'oro molti oggetti;
al tempio di Geova furono sottratti.
Il re afferrò con oltraggiosa mano
un sacro nappo fino all'orlo pieno.
D'un fiato quello fino in fondo vuota
poi grida con la bocca schiumeggiante:
Geova! T'annuncio eterno disprezzo
di Babilonia io sono il re!
Non s'era l'empia frase ancora spenta,
che il re già aveva in cuore ansia segreta.
Svanì ad un tempo il riso tonante;
in sala si fece silenzio di morte.
Ed ecco, ecco, dalla bianca parete
come una mano d'uomo fuoruscire;
e scrisse, scrisse alla bianca parete
di fuoco lettere, scrisse e svanì.
E là sedeva il re lo sguardo vuoto
tremanti le ginocchia e bianco il volto.
Sedeva la masnada atterrita,
stava in silenzio e rimase muta.
Vennero i magi, ma nessuno seppe
spiegar la scritta ardente alla parete.
Ma a Baldassarre in quella stessa notte
dai suoi compagni gli fu data morte.
R. SCHUMANN, Liederkreis op. 24/1-9 (1840). Testi di Heinrich Heine
1
Al mattino mi alzo e mi chiedo:
verrà oggi la bella, l'amata?
Di sera mi accascio e gemo:
anche oggi è stata lontana.
Nella notte con il mio dolore
giaccio sveglio, senza sonno;
sognando, in un quasi sopore,
vado errando di giorno.
2
Di qui, di là, incalzare mi sento!
Poche ore d'attesa e devo vederla,
di tutte le vergini lei, la più bella;
perché batti, cuore fedele, così violento?
Ma le ore sono gente così oziosa!
Si trascinano comode e pigre,
scivolano, con uno sbadiglio, per le loro vie;
spicciatevi, voi gente oziosa!
M'incalza e m'afferra una smania furente!
Ma forse non hanno mai amato le Ore;
in segreta congiura, in lega feroce,
la furia degli amanti deridono malevole.
3
Erravo sotto gli alberi,
solo con il mio dolore;
vennero i sogni antichi,
mi entrarono, furtivi, nel cuore.
Da chi sapeste la tenue parola,
uccellini, nel cielo lassù?
Tacete, se il mio cuore l'ascolta,
soffrirà tanto ancora di più.
Una vergine passava di qui,
che la cantava ogni volta,
noi uccelletti afferrammo così
la soave, aurea parola.
Non raccontatemi più queste cose,
uccelletti che siete furbissimi;
volete rubarmi il mio dolore,
ma non c'è nessuno di cui mi fidi.
4
Amata cara, mettimi sul cuore la piccola mano;
ahimè, nella stanzetta non senti un battito?
E' la casa di un falegname cattivo e torvo,
lavora alla mia cassa da morto.
Martella e picchia di giorno e di notte;
da tempo per colpa sua resto insonne.
Ah, mastro falegname, spicciatevi a finire,
ché presto io possa dormire.
5
Bella culla del mio soffrire,
bella tomba della mia pace,
bella città, noi si deve partire, -
addio, ti avverte la mia voce.
Addio, sacra soglia dove
la mia bella muove il passo;
addio, luogo sacro dove
le ho lanciato il primo sguardo.
Non ti avessi vista mai,
bella sovrana del mio cuore!
Non avrei provato mai
la tristezza che sento ora.
Toccare il tuo cuore non fu mai il mio intento,
amore non ho mai implorato;
soltanto una vita tranquilla volevo
passare, dove soffia il tuo alito.
Ma tu di qui mi cacci via,
la tua bocca dice amare parole;
nei miei sensi scava la follia,
malato e ferito è il cuore.
E il corpo inerte e esausto
trascino al bordone che porto,
finché porrò il mio capo stanco
lontano, in un freddo sepolcro.
6
Addio, addio, battelliere selvaggio,
presto verrò al porto dove sei;
da due vergini prendo congedo,
dall'Europa e da lei.
Fiotto di sangue, scorri dai miei occhi,
fiotto di sangue, sprizza dal mio corpo,
il mio dolore con il sangue
che ribolle scrivere voglio.
Amore mio, perché proprio oggi
hai un brivido, se vedi il mio sangue?
Mi vedesti di fronte a te per anni
pallido e con il cuore sanguinante!
Conosci ancora l'antica canzone
della serpe in paradiso
che con il perfido dono d'una mela
ha reso il nostro avo così misero?
Mali d'ogni sorta portavano le mele!
Eva ha portato con questo la morte,
Eris ha portato le fiamme di Troia,
tu portasti entrambe, fiamma e morte.
7
Monte e fortezza celano lo sguardo
nel Reno, specchio di acque chiare,
e il mio battello veleggia gaio
dentro l'alone del raggio solare.
Calmo osservo il gioco di onde
d'oro, che il moto increspa,
i sentimenti che ho nel profondo
del mio petto silenti si destano.
A fondo, con amichevoli saluti e promesse
mi attrae lo sfarzo dell'acqua che scorre;
ma lo conosco, se sopra risplende,
cela nell'intimo morte e notte.
Sopra delizia, nel petto malizia,
fiume, della mia bella sei l'immagine!
Anche lei mi accenna così amica,
sorride anche lei così mite e soave.
8
Da principio fui quasi disperato,
credevo intollerabili simili cose;
invece le ho tollerate -
soltanto non chiedetemi come.
9
Con mirti e rose, amabili e graziosi,
con orpelli e rami di cipressi odorosi,
vorrei ornare questo libro come un feretro,
e seppellire i miei canti qui dentro.
Oh potessi seppellire anche l'amore!
Alla sua tomba cresce il piccolo fiore
della pace, lì fiorisce, lì viene colto, -
ma per me fiorisce solo quando sarò nel sepolcro.
Qui ora sono i canti, così sfrenati una volta
come la lava dell'Etna che sgorga,
scaturiti dall'animo, dal più profondo,
e spruzzi di lampeggianti faville d'intorno!
Ora giacciono muti e simili a morti,
sono rigidi, freddi, come la nebbia smorti,
ma la vecchia fiamma li ravviva di nuovo
se lo spirito dell'amore aleggia sopra di loro.
E un grande presagio mi grida nel cuore:
un giorno si scioglierà su di loro lo spirito dell'amore;
verrà questo libro nella tua mano,
tu, dolce amore, nel paese lontano.
Allora si dissolverà la malia del canto,
le pallide lettere ti guarderanno
negli occhi belli con sguardo che implora,
sussurreranno con tristezza e alito d'amore.
H. WOLF, Lieder su testi di Eduard Mörike
1
Vagabondando
Entro in una ridente cittadina,
sulle strade è riflesso il rosso bagliore della sera.
Da una finestra aperta
oltre il davanzale coperto di fiori
risuonano le note di una campana d'oro,
e una voce simile a un coro di usignoli,
che fa tremare i fiori,
che fa vibrare l'aria,
che fa accendere le rose di un rosso ancora più intenso.
A lungo mi fermai stupito, avvinto dalla gioia.
Come poi sia uscito fuori porta,
davvero non saprei dirlo.
Ah, quanto è luminoso qui il mondo!
Il cielo fluttua in nubi purpuree,
dietro a me la città è avvolta in dorato vapore;
come mormora il ruscello lungo gli ontani,
come mormora nella valle il mulino!
Sono come inebriato, smarrito...
O musa, tu hai toccato il mio cuore
con un soffio d'amore!
2
Vita ritirata
Lasciami, o mondo, lasciami stare!
Non seducetemi con offerte d'amore,
lasciate che questo cuore abbia da solo
la sua gioia, il suo dolore!
Non so perché sono triste,
è una pena sconosciuta;
sempre tra le lacrime vedo
la cara luce del sole.
Spesso, senza che me ne accorga,
luminosa gioia vibra
attraverso il peso che mi opprime
colmando di piacere il mio petto.
Lasciami, o mondo, lasciami stare!
Non seducetemi con offerte d'amore,
lasciate che questo cuore abbia da solo
la sua gioia, il suo dolore!
3
Incontro
Che tempesta c'è stata stanotte,
finché non si è levato il mattino!
Quante inattese folate
hanno spazzato strade e camini!
Per la strada viene ora una ragazza,
che si guarda attorno intimidita;
come rose scompigliate dal vento,
così acceso è il suo viso inquieto.
Un bel ragazzo le viene incontro,
e incantato le si avvicina:
come si guardano imbarazzati e felici
i due inesperti birbanti!
Lui sembra chiedere all'amata
se già si sia rifatta le trecce,
che stanotte, nella stanza aperta,
una tempesta ha messo in disordine.
Il ragazzo sogna ancora i baci
che con la dolce fanciulla ha scambiato
e se ne sta là, rapito dalla sua grazia,
mentre lei sparisce dietro l'angolo.
4
Addio
"Addio!"... Tu non capisci
cosa vuol dire questa parola di dolore;
con volto tranquillo
la dicesti, e a cuor leggero.
Addio!... Ah, mille volte
l'ho ripetuta,
e in un incessante tormento
mi si è spezzato il cuore!
5
Il cavaliere del fuoco
Vedete là alla finestra
riapparire il berretto rosso?
C'è qualcosa di sospetto,
perché va su e giù,
e d'improvviso, che ressa
sul ponte, verso i campi!
Ascolta! Risuona la campana che annuncia l'incendio:
dietro il monte,
dietro il monte
brucia il mulino!
Guardate! Eccolo che galoppa furente
oltre la porta, il cavaliere del fuoco,
sulla sua bestia scheletrica,
come su una scala di fuoco!
Attraversa i campi! Corre tra il fumo e l'afa soffocante,
è già arrivato!
Laggiù continua a scampanare:
dietro il monte,
dietro il monte
brucia il mulino!
Tu, che così spesso hai percepito
a miglia di distanza quel rosso fuoco,
e con il legno della santa croce
hai esorcizzato le empie fiamme...
Guardati! Dall'impalcatura del tetto ghigna,
nell'infernale bagliore, il nemico.
Che Dio protegga la tua anima!
Dietro il monte,
dietro il monte
brucia il mulino!
Neanche un'ora passò,
e il mulino si ridusse in macerie;
ma non si vide più da quel momento
l'ardito cavaliere.
Uomini e carri in gran ressa,
tornano a casa dopo tutto quell'orrore;
anche il suono della campagna si spegne:
dietro il monte,
dietro il monte
brucia...!
Tempo dopo, un mugnaio trovò
uno scheletro con il berretto
ritto accanto alla parete della cantina,
in groppa al cavallo scheletrico:
cavaliere del fuoco, così nel gelo
cavalchi nella tomba!
Un soffio! e si dissolse in cenere.
Buon riposo,
buon riposo,
laggiù nel mulino!
6
Canto del cacciatore
Leggera è l'orma dell'uccello sulla neve,
quando cammina sulla cima del monte:
ma più leggera è la mano dell'amata,
quando mi scrive una lettera in paesi lontani.
Alto sale nell'aria un airone,
dove non volano né freccia né piombo:
mille volte più alti e veloci
sono i pensieri di un amore fedele.
7
Dove troverò conforto
Conosco un amore che è fedele,
rimase fedele finché l'ho ritrovato,
e con profondi sospiri sempre nuovo,
sempre conciliante si è unito a me.
Colui che un tempo si è unito a me, con celeste pazienza,
amaro bevve gocce amare di morte,
appeso alla croce espiò le mie colpe,
finché esse affondarono in un mare di grazia.
E ora perché sono triste,
e pieno d'angoscia mi rotolo a terra?
Domando: pastore, finirà presto la notte?
E ancora: cosa mi salverà dalla morte e dal peccato?
Cuore cattivo! Sì, confessalo pure,
di nuovo hai desiderato malvagi piaceri;
i segni di un amore devoto, di una devota fedeltà,
ah, quelli sono spariti da tempo.
Sì, è questo il motivo della mia tristezza,
per cui pieno d'angoscia mi rotolo a terra.
Pastore, pastore, finirà presto la notte?
E cosa mi salverà dalla morte e dal peccato?
8
A un matrimonio
Dinanzi a testimoni, tutti di alto lignaggio,
due di loro diventano coppia;
l'organo suona esultante,
ma il cielo non esulta, in fede mia!
Guardate! Lei piange in modo orribile,
lui fa una brutta faccia!
Perché, purtroppo,
non è presente l'amore.
9
Confessione
Sono l'unico figlio di mia madre,
e poiché gli altri non sono venuti,
che ne so quanti, sei o sette,
tutto è stato addossato a me;
ho dovuto sorbirmi da solo
amore, fedeltà e bontà
per una mezza dozzina,
per tutta la mia vita non lo dimenticherò.
Forse però mi avrebbe giovato di più,
se avessi preso anche legnate per sei.
10
Commiato
Senza bussare, di sera, un signore entra da me:
"Ho l'onore di essere il suo critico..."
Subito prende in mano il lume,
osserva a lungo la mia ombra sulla parete,
si avvicina, si allontana: "Allora, caro giovanotto,
per piacere, guardi il suo naso di profilo!
Deve ammettere che questa è un'escrescenza".
Questo? Perbacco... Certo!
Ma davvero! Non avevo mai pensato,
da quando sono al mondo,
di avere sulla faccia un naso così importante!
Il signore parlò ancora di varie cose,
sinceramente, non so più di che cosa,
pensava forse che dovessi confidarmi con lui.
Infine si alzò, e io gli feci luce.
Quando fummo vicini alla scala,
gli diedi, proprio di cuore,
un piccolo calcio,
così, da dietro, sul sedere...
Tuoni e fulmini! Che fracasso,
un capitombolare, un ruzzolare!
Davvero mai visto,
da quando sono al mondo non avevo mai visto
un uomo scendere le scale con tanta velocità!
|