MUSICHE

In questi ultimi anni il Circolo della Musica ha presentato ogni anno regolarmente un concerto di Lieder realizzando in tale modo una rassegna con cadenza annuale col compito di presentare sia i migliori interpreti del nostro tempo sia uno dei maggiori esiti dello stile romantico, l'elevazione del Lied da genere minore a veicolo del sublime. Quest'anno potremo ascoltare un raffinato interprete dall'ampia gamma espressiva nella voce e nello stile, il baritono Stephen Genz, accompagnato al pianoforte da Alexander Schmalcz, che nel suo unico concerto in Italia canterà nella prima parte Lieder di R. Schumann su testo di Heine e nella seconda Lieder di U. Wolf su testo di Morike. A differenza di Schubert, che affidava alle sue bellissime melodie la capacità di esprimere compiutamente il significato, l'atmosfera e il sentimento del testo poetico, indifferentemente dal suo valore intrinseco, sia Schumann sia Wolf scelgono poeti a loro spiritualmente affini, capaci di esprimere in maniera penetrante e compiuta l'epoca romantica e di ispirarne così la fantasia e di risvegliarne l'ardore. Per potere comprendere appieno i Lieder di Schumann e di Wolf è pertanto essenziale avere anche una approfondita conoscenza dei poeti ai quali essi si ispirano. Per questo motivo il concerto viene quest'anno preceduto da una conversazione dell'ordinario di letteratura Tedesca dell'Università di Bologna, il Prof. Alberto Destro, col compito sia di illustrare il ruolo di Heine e di Morike nella cultura tedesca sia di commentare i testi dei Lieder. Sarà così possibile cogliere più compiutamente il ruolo del pianoforte nella resa del significato del testo e capire su quale aspetto della poesia ha messo l'accento il compositore.
Le prime ventitré opere di Schumann sono dedicate al pianoforte, anche se quando era studente egli aveva scritto alcuni Lieder. Da autentico romantico egli aveva considerato la musica strumentale il solo mezzo adeguato per cui l'inesprimibile poteva essere espresso e l'intimo del sentimento poteva essere penetrato; aveva la radicata convinzione che la parola, essendo qualcosa di troppo razionale, costituiva una limitazione. Quando però nel 1940 (egli era nato nel 1910) cominciò a scrivere Lieder, nel momento del più ampio contrasto col padre della pianista Clara Wieck che voleva impedirgli di sposare la figlia e forse anche sotto l'impulso dell'amore per Clara, egli si tramutò in un vulcano in eruzione. In un anno egli compose non meno di 138 canzoni del più puro carattere romantico con l'obiettivo di fondere insieme linguaggio e musica in qualcosa che fosse un'opera d'arte universale. I primi testi che utilizzò erano di Heine, il poeta che Schumann era andato a visitare a Monaco quando, ad appena diciotto anni, era ancora incerto su quale strada avviarsi, e che negli anni trenta esercitò un grandissimo influsso politico e letterario sui giovani liberali tedeschi. La prima composizione del 1940 è il Liederkreis op.24 che ascolteremo nell'interpretazione di Genz. Con Liederkreis Schumann intendeva un gruppo di Lieder tra loro connessi, anche soltanto nella parentela delle tonalità e nei contrasti. In esso risulta evidente che al pianoforte, utilizzando una sonorità raffinata e la sapienza della tecnica, viene affidato il compito di porre in risalto i momenti essenziali del ciclo, di creare i momenti di transizione tra una canzone e l'altra, di fare il commento nei preludi e nei postludi, di dare la suprema espressione al sentimento, di contribuire ad un genere di canzone più artisticamente elevata. Quindi Schumann non si considera affatto, in quanto compositore di Lieder, un prosecutore di Schubert; anzi si considera un pioniere all'inizio di un'epoca nuova per la quale egli stesso e i suoi poeti prediletti, con la loro lirica sorta dallo spirito del loro tempo, avevano creato le posizioni di partenza. L'esplosione liederistica del 1840 deriva anche dalla sensazione entusiasmante di essere un iniziatore; nell'euforia procuratagli dall'energia creativa, egli credeva di trovarsi su un terreno vergine. La sua intuizione che "la musica quale lingua dell'anima fosse ancora agli inizi" gli appariva confermata dalla sua prassi compositiva, che rappresentava una sintesi di tutte le sue precedenti aspirazioni artistiche. Certamente anche il fatto che stava vincendo la sua battaglia per Clara contribuì in grande misura a questa euforia, ma non basta a spiegare il giudizio di Schumann sul proprio lavoro: "Alle volte mi pare proprio di trovare vie interamente nuove nella musica". Questo nuovo rapporto tra la voce e l'accompagnamento strumentale è pertanto l'aspetto essenziale di ciò che Schumann voleva ottenere nell'arte del Lied. La parte del pianoforte in Schumann non può essere descritta come cornice o accompagnamento o sostegno; al contrario è qui che tutto si concentra, senza che per questo si possa fare a meno del canto. La novità del contributo di Schumann nella storia del Lied è questo intreccio della voce con la parte pianistica, questo esserne avviluppata, senza che il suo carattere vocale vada in alcun modo perso. Determinante fu per lui la consapevolezza che, unendo il canto al pianoforte nel modo descritto, ne sarebbe derivato un arricchimento dei mezzi di espressione della musica nella sua totalità, una piena capacità di comunicare i più sottili moti dell'animo con la massima raffinatezza.
Anche se Schumann prediligeva i cicli, la maggior parte delle composizioni del 1840 é costituita da componimento brevi, di due o tre strofe. Tra le poche eccezioni è da annoverare Belsazar op.45, che ascolteremo al termine del primo gruppo di Lieder cantati da Genz. E' interessante osservare che anche Clara Schumann compose Lieder su testi di Heine; questo sottolinea l'importanza di questo poeta nella loro riflessione artistica.
Hugo Wolf scrisse prevalentemente Lieder diventandone maestro indiscusso. Nelle vivaci contese di partito a Vienna, tra Brahms da una parte, Bruckner, Listz e Wagner dall'altra, egli come giornalista si schierò dalla parte dei neo-tedeschi; come compositore di canzoni egli fu però l'erede di tutto un secolo, il secolo che era di Wagner non meno che di Schubert e di Schumann. Dotato di un gusto letterario finissimo, nella scelta dei poeti non scendeva a concessioni. Nel momento della creazione egli si rivolgeva di solito ad un singolo poeta; nel 1888, mentre soggiornava in un borgo vicino a Vienna, Wolf compose in rapida successione, in uno stato di grande eccitazione, oltre cento Lieder su testo di Morike, creando pagine del più profondo, del più intenso sentimento, ricche di finissima grazia e di brillantissimo spirito, intonate ad una penetrazione psicologica eccezionale. Nelle mani di Wolf il Lied divenne un poema sinfonico per pianoforte con commento vocale; la libera declamazione della parte vocale viene sottolineata dal pianoforte che la completa e la amplifica in una scrittura ricca e complessa, spesso monotematica e cromatica. Ogni inflessione del pensiero del poeta viene sottolineata in modo attento e preciso, quasi in simbiosi col poeta, utilizzando una gamma espressiva molto variegata ed originale. Nella tendenza ad attribuire alla parte pianistica un'argomentazione autonoma, dalla flessibile struttura armonico-tematica, del genere più adatto per cogliere l'essenza espressiva del testo con la massima concisione, ed a collocare il trattamento vocale del testo con la massima attenzione alla sintesi tra musica e parola, anziché sulla melodia pura, Wolf riesce a mettere a fuoco con straordinaria abilità quanto c'è di più essenziale nei testi che egli utilizza. E' evidente il debito verso Schumann, che non riguarda tanto lo stile in sé, quanto piuttosto la tendenza a raggruppare i Lieder in cicli, il forte risalto dato alla parte pianistica e, in ogni singolo periodo di fervore creativo, il rapporto quasi esclusivo con un singolo poeta; nel legame di grande rilevanza tra parola e musica, Wolf si avvicina invece alle teorie wagneriane della sintesi poetico-musicale. La straordinaria capacità di Wolf di cogliere ed esprimere con tanta bravura un'ampia gamma di emozioni, il bisogno di ricorrere alle risorse della musica per trarre il massimo di intensità compatibile con l'essenza di ogni testo, hanno reso i suoi Lieder tra i massimi monumenti del romanticismo musicale. Una vita interiore particolarmente intensa, uno stato spesso di esaltata ispirazione, un impulso creativo urgente che si alternava a periodi assai più lunghi di silenzio, una sofferta partecipazione alle controversie del suo tempo furono motivo di profonde tensioni che ne minarono la salute fino al tentato suicidio a cui seguì uno stato di follia; una conclusione tragica della sua vita che lo accomuna a Schumann.