Programma
Sigfrido e Parsifal, il crepuscolo del mondo e la sua rinascita:
pessimismo e redenzione nell'orizzonte wagneriano
Maturato nel grembo dell'idealismo tedesco, il sogno faustiano di redenzione
storica dell'uomo attraverso il perseguimento dell'assoluto in terra (vivere
l'assoluto e non più solo contemplarlo) aveva nutrito lo "streben"
del primo romanticismo, l'anelito al totale che lo caratterizza. Malgrado,
infatti, gli accenti intimistici e struggenti che spesso la pervadono
(e che denotano l'incipiente isolamento dell'artista dalla "prosa"
del mondo), la prima stagione romantica può dirsi, in sostanza,
ancora rivolta con fiducia verso l'attesa di quella palingenesi sociale
e spirituale che la Rivoluzione francese aveva lasciato presagire. Ma
la rivoluzione industriale e la conseguente mercificazione del mondo operata
dalla borghesia stavano rapidamente affossando lo scenario sociale auspicato
da Hegel durante gli ultimi anni della sua vita: quello di un ceto medio
operoso, ma attento ai valori dello spirito, che avrebbe offerto i suoi
più qualificati esponenti per una guida illuminata della società,
volta alla realizzazione di uno sviluppo morale e intellettuale.
La disillusione del '48, con la repressione di tutte le istanze di rinnovamento
politico, si abbatté come una folgore sugli ambienti culturali
determinando l'insorgere del pessimismo, che contrassegna infatti la seconda
stagione del movimento romantico: non a caso il pensiero di Schopenhauer,
misconosciuto da circa trent'anni, conobbe allora un'improvvisa e perentoria
rivalutazione.
Nell'ambito musicale, mentre il versante sinfonico e cameristico (Bruckner
e Brahms) si volge al ripensamento della forma classica in una sorta di
rimpianto dell'equilibrio perduto, il che è sintomo - seppur musicalmente
condotto in modo magistrale - di una rassegnazione crepuscolare, Wagner,
dopo aver partecipato ai moti del '48, stende nello stesso anno il soggetto
della Tetralogia e disegna una profezia di apocalisse interamente sottesa
alla nostalgia della purezza originaria.
La profanazione dell'oro del Reno e il furto dell'anello - causati dalla
cupidigia materialistica della società mercificata (simboleggiata
dai Nibelunghi) - sono un vero peccato originale che richiede l'avvento
salvifico di un redentore (Sigfrido), il quale sarà poi ucciso
a tradimento. Sigfrido si configura dunque come il martire del sogno faustiano
di redenzione storica dell'uomo, anelito che fallisce miseramente per
l'indegnità del genere umano. In questa prospettiva di totale pessimismo
il simbolo del fondamento (l'anello) ritorna alfine nel grembo dell'origine
e in un mondo ormai dominato dal materialismo anche la religione tradizionale
(il Walhalla con i suoi dèi) crolla.
Tuttavia ciò che Sigfrido non riesce a compiere nella storia
(il ripristino dei valori spirituali attraverso il recupero del simbolo
dell'assoluto), Parsifal riuscirà a compierlo fuori della
storia, in una dimensione mistica di pura interiorità. Il pessimismo
tragico della Tetralogia ha la sua catarsi, la sua redenzione nell'estremo
capolavoro di Wagner, dove però si afferma - in un clima di estatica
e soave luminosità - che l'assoluto è ormai un orizzonte
squisitamente interiore, che tutto si risolve nella coscienza.
E così, attraverso gli accenti della dialettica colpa/redenzione
(che adombra quella fra dionisiaco e apollineo e che sostituisce la relazione
tonica/dominante ormai vanificata dal cromatismo wagneriano), l'ultimo
eroe romantico, l'incontaminato, consegna simbolicamente nelle mani di
Debussy (convertitosi infatti al wagnerismo dopo l'ascolto di Parsifal)
una concezione dell'assoluto che verrà poi fatta propria dai decadenti:
il mondo è un intreccio di simboli, la coscienza li decifra guidata
dall'intuizione, il fondamento dell'Essere sta nel vissuto interiore che
li evoca rammemorandoli.
Paolo Fenoglio
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