Biografia
Carlo Forlivesi è uno dei compositori
più originali della nuova generazione. Autore attento agli stimoli
culturali di ogni provenienza, possiede un vasto bagaglio artistico e
intellettuale che gli deriva da una conoscenza profonda sia della storia
della musica europea, sia delle correnti musicali internazionali contemporanee,
nel quadro di un contatto continuo con il mondo artistico, scientifico
e culturale odierno.
Ogni sua opera rivela uno stile raffinato, capace di coniugare la più
radicale spinta innovativa con il rispetto dell'intelligenza artistica
del pubblico, e al contempo in costante evoluzione, attraverso l'uso di
strumenti appartenenti di volta in volta alla tradizione classica occidentale,
alla ricerca tecnologicamente più avanzata nel campo dell'informatica
musicale, o a etnie e culture diverse, quali gli strumenti tradizionali
giapponesi, combinati e orchestrati in sempre nuove forme comunicative
ed espressive.
Forlivesi compie gli studi musicali presso il Conservatorio di Bologna
e il Conservatorio di Milano, dove si diploma sotto la guida di Alessandro
Solbiati. In occasione del suo esame di diploma, Marcello Abbado loda
il virtuosismo compositivo e la maturità espressa dall'ancora giovanissimo
compositore in una sua opera per orchestra. Nel 1996, durante il Centre
Acanthes in Avignone, madame Yvonne Loriod Messiaen, celebre pianista
e moglie del compositore francese Olivier Messiaen, lo indica apertamente
quale autentico talento nel campo della composizione. L'anno successivo,
vinta l'ammissione ai corsi di composizione dell'Accademia Nazionale di
Santa Cecilia di Roma e dell'IRCAM (Institut de Recherche et Coordination
Acoustique Musique di Parigi), li frequenta congiuntamente portando a
compimento un cammino formativo che gli consegna piena padronanza sulle
più avanzate tecniche strumentali e sulle più evolute correnti
musicali.
Accanto agli studi di composizione, coltiva fin dall'adolescenza una grande
passione per la musica del passato, che lo porta a praticare il pianoforte,
la direzione d'orchestra, il clavicembalo e a seguire i corsi di musica
antica di Jordi Savall in Spagna, acquisendo una visione straordinariamente
ricca del panorama musicale dalle origini ai nostri giorni.
Di recente, ha ricevuto il prestigioso premio della Yamaha Music Foundation
di Tokyo per la produzione della sua composizione Japanese Window -
Sesshu's Landscape 1495 per musica elettronica e danza tradizionale
giapponese, opera realizzata in collaborazione con l'artista giapponese
Sayuri Unou ed eseguita in prima mondiale presso il Circolo della Musica
di Imola, in occasione di una conferenza-concerto che Forlivesi ha tenuto
nella Stagione scorsa. La critica musicale internazionale ha dedicato
all'evento numerosi articoli, tra i quali particolarmente ampio quello
apparso sul "Ongaku Gendai", una delle riviste di cultura musicale
più autorevoli del Giappone. Sotto l'egida della Yamaha Music Foundation,
l'opera è stata nuovamente eseguita in più occasioni durante
l'Emilia-Romagna Festival, e apparirà ancora nei prossimi mesi
in prestigiosi contesti, tra i quali il festival Hoppo Bunka Forum dell'Università
di Sapporo, in Giappone, e la Elektronische Nacht di Stuttgart, in Germania.
Questo riconoscimento è solo l'ultimo di una serie che, in breve
tempo, ha accreditato a livello internazionale le opere di Forlivesi come
tra le più creative e cariche di personalità.
Nel 1996 scrive la sua prima opera per orchestra sinfonica, Mutter
Morte (Madre Morte), eseguita nel 2000 alla Tokyo Opera City Concert
Hall dalla Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra sotto la direzione di
Ryusuke Numajiri. Nello stesso anno la sua composizione per pianoforte
La pointe à la droite du coeur (La punta alla destra del cuore),
scritta tra il 1996 e il 1997, viene eseguita alla Tokyo Opera City Recital
Hall dal pianista giapponese Satoshi Inagaki.
Un periodo dedicato all'approfondimento delle tecniche compositive e informatiche
per strumenti musicali elettronici lo porta tra il 1997 e il 1998 a realizzare
la composizione per pianoforte e sistema informatico The fairy's book
covered in dew (Il libro della fata ricoperto in rugiada), eseguita
nel 1998 presso l'Espace de Projection del Centre Georges Pompidou di
Parigi dal pianista francese Jean-Marie Cottet. Attratto nuovamente dalla
scrittura orchestrale, tra il 2000 e il 2001 compone Three lyrics of
Kyoka Izumi (Tre liriche di Kyoka Izumi) per mezzosoprano, tenore
e orchestra, opera su testo originale in giapponese del grande poeta Kyoka
Izumi, eseguita nel 2002 nel contesto del Gaudeamus Music Week alla Yakult
Hall di Amsterdam dal mezzosoprano Anna Maria Dur, dal tenore Bernard
Loonen e dalla Holland Symphonia sotto la direzione di Peter Hirsch.
Molti i concorsi nei quali in pochissimi anni si è distinto, tra
i quali: Fondazione Zucchelli di Bologna (1996), Commissione del Conservatorio
di Milano (1997), Associazione Giovani Artisti Italiani (edizioni 1999
e 2000), Toru Takemitsu Composition Award di Tokyo (2000), Akiyoshidai
International Art Village A-i-R Programme (2001), Saxonia Composition
Competition di Lipsia (2002), Gaudeamus International Music Week di Amsterdam
(edizioni 2002 e 2003), Yamaha Music Foundation Support Programme (2003).
Di fronte alla tragedia dell'attacco terroristico alle torri gemelle di
New York l'11 settembre 2001, Forlivesi ha avvertito la necessità
di scrivere un'opera che possieda la fisionomia e la forza comunicativa
di un inno alla pace. Prima di raggiungere il risultato voluto, ha riscritto
la partitura tre volte nel corso di un anno e mezzo di lavoro. Nasce così
nella primavera del 2003 Myosotis Triptych, composizione per coro,
voce bianca, ottoni e percussioni. L'opera, richiesta dapprima per il
progetto europeo Suoni dello Spirito, viene selezionata indipendentemente
anche per il Gaudeamus International Music Week 2003 ed eseguita nella
Expozaal del Vlaams Cultuurhuis de Brakke Grond di Amsterdam dal Koor
Nieuwe Muziek e dal Gaudeamus Ensemble sotto la direzione di René
Nieuwint. A questa esecuzione hanno fatto seguito quelle del Ljubljana
Festival e dell'Emilia-Romagna Festival, amplificando ulteriormente il
successo internazionale dell'opera.
Per Carlo Forlivesi l'essere compositore è tutt'uno con la capacità
di rinnovare strutture e idee, con il gusto per la scoperta di nuove possibilità
espressive, con il senso della globalità dell'umano. Nel campo
della ricerca applicata ha lavorato presso l'Istituto Danese di Musica
Elettroacustica e l'Akiyoshidai International Art Village su metodiche
e temi d'avanguardia quali i controllori gestuali, i sistemi musicali
computerizzati interattivi per la danza e l'interazione tra danza e musica
tradizionali giapponesi e nuove tecnologie musicali. E' anche autore dell'installazione
sonora per la Washi-Zokei Art Exposition 2000 di Shanghai.
La visione multiculturale che guida l'attività di Forlivesi si
riflette nella sua opera Kaya, composizione che richiede un insieme articolato
di interpreti quali danzatori del teatro tradizionale giapponese e di
stile moderno, strumenti acustici, elettronica e captori gestuali. La
prima parte di quest'opera è stata eseguita all'Akiyoshidai International
Art Village Concert Hall in Yamaguchi in Giappone nel 2001, sotto la direzione
dello stesso compositore, e trasmessa dalla televisione giapponese. La
ricerca e la sperimentazione in questo settore sono proseguite a Tokyo
e Kyoto, ove Forlivesi ha studiato le tecniche d'esecuzione degli strumenti
tradizionali giapponesi, divenendo il primo compositore italiano capace
di scrivere nuova musica per questo genere di strumenti musicali sconosciuti
alla cultura classica europea. Da questo studio è nata una composizione
unica nel suo genere: le Nuove musiche per biwa (2002-2003). La
composizione, destinata a due suonatori di biwa, strumento tradizionale
giapponese tra i più complessi, è stata creata al Tokyo
Ongaku Daigaku durante otto mesi di lavoro con l'assistenza di Yukio Tanaka
(uno dei maggiori esperti di biwa al mondo, maestro della scuola Tsuruta,
che anche Toru Takemitsu volle per eseguire le sue opere per biwa).
Tra le opere di Carlo Forlivesi ricordiamo ancora: Figure senza volto
(1993) per violino e pianoforte, eseguita alla J. S. Bach Concert Hall
di Lipsia; Lettera sopra il candore della luna (1997), eseguita
alla Sala Puccini di Milano per la rassegna Incontri musicali; Die
zwei blauen Augen (1999), per soprano e violino, opera commissionata
da Luigi Pestalozza per il festival Officina musicale di Milano; Requiem
(1999), per suoni di coro e oggetti rituali elaborati al computer, opera
realizzata presso l'Istituto Danese di Musica Elettroacustica ed eseguita
durante il Festival "da Bach a Bartok" del 2000.
Attualmente, Carlo Forlivesi è ricercatore presso l'Università
della Musica di Tokyo e lavora a nuove opere tra le quali una composizione
per il violoncellista francese Benjamin Carat e un pezzo sinfonico per
orchestra ispirato a un'opera di Vincent Van Gogh.
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