Musiche
Il programma del concerto della violoncellista russa
Natalia Gutman, accompagnata dalla pianista Elisso Wirssaladze, illustra
l'evoluzione della sonata per violoncello dalle origini, con Beethoven,
fino a Brahms. La Gutman, nata a Mosca nel 1942, è stata allieva
di Rostropovich prima di iniziare con grande successo la carriera internazionale,
sia come solista sia come interprete di musica da camera assieme a Richter
e Kogan. Anche la pianista Wirssaladze è russa ed ha iniziato a
studiare il pianoforte con la nonna Anastasia per poi proseguire col famoso
pedagogo Neuhaus; oltre che accompagnare con regolarità la Gutman,
ella si è affermata come solista di rilievo per espressività,
coinvolgimento emotivo e notevole tavolozza di colori. Il primo brano
della serata è la giovanile Sonata Op.5, No.2 in sol minore in
due movimenti che Beethoven compose nell'inverno del 1795; in essa Beethoven
affranca il violoncello dalla funzione di basso continuo ed instaura per
la prima volta una dialettica discorsiva tra i due strumenti sulla base
di una assoluta parità della funzione dialogante alla quale si
unisce la ricerca di un perfetto equilibrio tra i loro rapporti fonici.
La Sonata inizia con un solenne e mesto Adagio, dall'elegante dialogo
per moto contrario tra la mano sinistra del pianista e lo strumento ad
arco. L'Allegro molto, piuttosto presto, col quale si conclude il primo
movimento è una delle creazioni più affascinanti della giovinezza
di Beethoven: soavemente elegiaca, irradia un senso di straordinaria ed
irripetibile felicità. Il Rondò conclusivo sviluppa un sognante
motivo di danza che sembra presagire Schubert. Segue la Sonata No.2 op.
58 in re maggiore composta da Mendelsshon nel 1843, un anno prima della
sua morte in un periodo di intensa attività artistica, amministrativa
e pedagogica vissute in due diverse città, Berlino e Lipsia, con
un lungo intervallo in Inghilterra e molte visite in altre città
tedesche. Il primo movimento, Allegro assai vivace, è uno dei più
effervescenti di Mendelsshon, ed il finale, Molto allegro e vivace, è
ancora più brillante nel dialogo tra i due strumenti. Tra i due
movimenti, un caratteristico Scherzo, col tema introdotto dal pianoforte
e il violoncello in funzione di controcanto, e un tormentato Adagio, che
inizia con un corale per il piano che sviluppa ampi arpeggi e prosegue
con un recitativo per il violoncello nel quale confluiscono ambedue le
idee iniziali. Come è stato osservato, questo movimento riflette
le tensioni culturali e religiose del compositore, tra la sua origine
ebraica (il violoncello) e la sua educazione protestante (il pianoforte),
col pianoforte che alla fine sopravanza il violoncello. |