Musiche

Il programma del celebre Quartetto viennese Hagen esprime bene la complessa natura del contributo di Vienna allo sviluppo della cultura musicale. La prima parte è infatti dedicata alla presentazioni di brevi pezzi, quasi delle miniature in musica, alternativamente di musica seriale (che è nata a Vienna) e di musica fiamminga rinascimentale, mentre nella seconda viene presentato il bellissimo quartetto Op. 132 di Beethoven che ha un Adagio di struggente bellezza. Si inizia con quattro brani tratti dall'Arte della Fuga di J.S. Bach, l'ultimo suo capolavoro, una serie di variazioni contrappuntistiche, tutte nella medesima tonalità, senza indicazione dello strumento ma di fascino particolare quando viene eseguita da un quartetto d'archi. Seguono alternativamente composizioni di G. Kurtag, un musicista espressionista, e H. Isaac, un musicista fiammingo. Nato forse in Fiandra a metà del quattrocento, Isaac fu invitato alla corte di Lorenzo dei Medici non più tardi del 1479 diventando subito il suo compositore favorito; egli era infatti l'unico tra tutti i musicisti nordici capace di interpretare con sensibilità fiorentina i canti carnascialeschi così cari al suo signore. Egli lasciò Firenze dopo la morte di Lorenzo nel 1492 e, uno o due anni dopo, entrò al servizio dell'Imperatore Massimiliano, che lo nominò compositore di corte nel 1497 senza obblighi particolari. Successivamente soggiornò a Costanza, a Ferrara e, soprattutto, a Firenze. Egli fu, assieme a Josquin, il più celebre compositore del suo tempo ed ebbe grande influenza sui compositori di lingua tedesca. La disinvoltura con la quale musicò, nelle opere profane, testi tedeschi, francesi ed italiani, spiega perché gli siano state attribuite di volta in volta diverse nazionalità. Il Quartetto Hagen presenterà brani tratti dalla sua opera liturgica più importante, una collezione di mottetti del proprio della Messa per tutto l'anno, il cosiddetto Choralis Constantinus. Opera di grande importanza, fu scritta in stile inequivocabilmente fiammingo, con gli inizi quasi tutti in forma imitativa, ma intelligenti e variati, che si alternano con passaggi omofonici, ossia gli stessi suoni all'unisono o in ottava. Il compositore arricchisce le melodie del canto piano di vita nuova, le varia, le allarga, senza tuttavia mai fare violenza al contenuto espressivo del testo; talvolta Isaac cerca ritmi più complessi, ma normalmente si attiene ad uno stile contrappuntistico chiaro e semplice. La seconda parte di quest'opera fu rivista da Anton Webern mentre preparava, nel 1906, la tesi di laurea su H. Isaac e quindi acquisiva una conoscenza completa delle tecniche della polifonia fiamminga. Dopo la giovanile esperienza wagneriana, fu l'incontro con Isaac e i maestri di quel tempo a lasciare in Webern il segno più profondo. Gli studi con Schonberg parvero sopraffare questa componente di base del pensiero musicale di Webern; ma nella fase stilistica posteriore alla Sinfonia del 1928 i modelli della polifonia vocale si fecero sempre più influenti e le tecniche compositive dei fiamminghi giocarono un ruolo di rilievo nella concezione musicale di Webern fino ad entrare in una singolare simbiosi coi meccanismi seriali, quasi addirittura respingendo questi ultimi in secondo piano. L'influenza di Isaac è in realtà avvertibile anche nell'ultima opera di Schonberg, il De Profundis, per sei voci miste a cappella, di estrema spontaneità emotiva. E' una pagina di pura polifonia e la potenza dell'espressione vocale viene ottenuta coi più semplici mezzi di scrittura, attirando l'orecchio unicamente sulla struttura ritmica del testo nelle sue inflessioni intensive in modo da neutralizzare tanto la dissonanza quanto la consonanza. Il rilievo conferito alla parte dei soprani e il ritmo lineare nell'accentuazione della parola rappresentano forse un consapevole riferimento allo stile mottettistico di H. Isaac. Allievo di Webern, il rumeno Georgy Kurtag si è formato musicalmente all'Accademia di Budapest dove ha studiato con Bela Bartok e Kodaly e successivamente al Conservatorio di Parigi dove ha studiato con Milhaud e Messiaen. Le sue composizioni sono prevalentemente brevi, quasi delle miniature, e rappresentano una combinazione del più astratto Bartok e dell'ultimo Webern, con una forte accentuazione lirica unita ad una intensa concentrazione espressiva. L'alternanza proposta dal Quartetto Hagen tra brevi composizioni di Kurtag e Isaac intende mettere in grande rilievo questa ascendenza tra Isaac e il movimento dodecafonico, sollecitando l'ascoltare a cogliere gli elementi comuni tra queste due esperienze apparentemente così lontane e contrastanti.
La seconda parte del concerto è invece dedicata ad uno dei capolavori della letteratura quartettistica, il Quartetto No.15 il la minore Op.132 di Beethoven. E' questo uno dei cinque quartetti che Beethoven scrisse negli ultimi tre anni della sua attività creativa. Nell'Op.132 i due grandiosi tempi estremi in la minore, che in un certo senso si integrano a vicenda come tensione e liberazione, racchiudono tre tempi in reciproco acutissimo contrasto: il secondo e il quarto, a loro volta, entrambi in la maggiore, si possono considerare l'incastonatura del gioiello rappresentato dal profondissimo e raccolto terzo tempo (Molto Adagio), la cui prima parte, assolutamente ultraterrena, è la canzone di ringraziamento. Nel primo movimento, un Allegro introdotto da alcune battute di un Assai Sostenuto pieno di oscurità e di mistero, i due motivi, che si concatenano in un discorso in cui il principio del contrasto è stato sostituito da quello di una osmosi tematica estremamente sottile e complessa, costituiscono l'ossatura di un tempo in forma sonata "immaginaria", nel quale i rapporti dialettici appaiono come trasfigurati da una nuova realtà strutturale. Il tempo centrale, Molto Adagio, presentato da Beethoven come un "Canto sacro di ringraziamento" per il superamento di una malattia, è sempre stato considerato come una delle espressioni più visionarie di tutta la musica di Beethoven nella quale si alternano estatica preghiera e innocente letizia per la riconquistata salute, in una prodigiosa fioritura di variazioni che creano una atmosfera di grande tensione emotiva, e si conclude con una manifestazione di grande serenità riconquistata.