Musiche

Il pianista polacco Piotr Anderszewski, nato a Varsavia nel 1969, è un virtuoso che unisce ad uno straordinario carisma una grande chiarezza espressiva che lo hanno reso uno dei pianisti più acclamati della giovane generazione. Il programma di sala inizia con l'Ouverture in Stile Francese BWV 831, scritta da J.S. Bach nel 1735 quando aveva la direzione musicale di tutte le chiese di Lipsia, una città dove la religione protestante era forza vivente e trascinante, ed era Cantor della Thomaskirche; in questa città egli sarebbe rimasto fino alla sua morte, avvenuta nel 1750. Il brano proposto comprende undici movimenti, nove nella tonalità in si minore, la Gavotta II è invece in re minore e il Passpied II in si maggiore. L'Ouverture iniziale è organizzata come una classica ouverture francese: due movimenti lenti racchiudono un movimento allegro fugato. I due movimenti lenti si basano su note puntate, su possenti accordi, su passaggi rapidi e su pause che accentuano lo slancio ritmico delle note puntate, tutti elementi tipicamente francesi. Il movimento veloce centrale è un ampio episodio fugato. Gli effetti di forte e piano mimano i passi solistici e i tutti. La Corrente che segue, anch'essa in stile francese, caratterizzata da una scrittura elegante, ha una mobilità ritmica ed una linea melodica ricche, ugualmente ripartite tra mano sinistra e destra. Seguono due Gavotte piene di brio, costruite in due sezioni con ritornello. Dopo le due Gavotte due Passpieds: il primo è un brano pieno di tenerezza, il secondo è invece più leggero. Il brano prosegue con una Sarabanda, un brano tormentato, basato su una scrittura ricca, a quattro voci, con un'apparente instabilità ritmica. Le due Bourrées successive hanno caratteri opposti: mentre la prima è calma e moderata, basata su una scrittura chiara, l'altra, più agile ed animata, mostra una successione di accordi arpeggiati. La Giga, che normalmente è posta a conclusione di ogni suite di danza, si distingue per il ritmo puntato. Conclude la suite un brano gustoso e sbarazzino, nel quale gli effetti di eco sono resi attraverso l'opposizione dinamica delle due sonorità forte e piano indicate chiaramente da Bach. Il programma prosegue con un trittico, denominato Métopes, che Szymanowski, il maggiore compositore polacco dopo Chopin, concepì nel 1915 dopo un soggiorno in Sicilia; ognuna delle tre parti illustra un luogo o un personaggio dell'Odissea. In esso predomina l'impressionismo debussyano, sia pure con un linguaggio armonico talvolta ancora più avanzato. Nell'Isola delle Sirene (che vuole ricordare quando Ulisse si fa legare all'albero della nave per potere ascoltare il canto ammaliante delle Sirene) Szimanowski sembra interessarsi, più che agli echi del canto, dell'elemento acquatico, mimato da una serie di piccole onde spezzate. A partire da un tema che serve da sostegno sonoro, si instaura un ritmo cullante, ornato da un leggero sciacquìo. I trilli ed i tremoli si moltiplicano, evocando magicamente forme e movimenti; i giochi delle Sirene raggiungono progressivamente un'animazione dionisiaca, prima che il tranquillo paesaggio marino torni a farsi ammirare. Nel secondo brano, Calipso (che vuole ricordare quando la ninfa Calipso tenta invano di trattenere presso di sé Ulisse), l'idea di seduzione viene suggerita da ipnotici effetti di ostinato. La mezza voce si innalza fino ad accenti di passione, per poi tornare ad una sensualità raffinata. L'ultimo brano, Nausicaa (che vuole ricordare quando Ulisse viene svegliato da Nausicaa, che gioca a palla con le sue compagne), è molto diverso, per carattere e tipo di scrittura, dai due precedenti. Dopo le evocazioni dei personaggi mitologici, c'è il ritorno all'universo umano. Si afferma subito un ritmo danzante, brioso, che rivela una ricerca del popolare, interrotta da brevi passaggi virtuosistici delle dita. Dopo un episodio nel quale l'ebbrezza dinamica raggiunge il parossismo, una cadenza brillante porta alla conclusione con un contrasto avvincente per la sua sensibilità decantata ed una scrittura armonica punteggiata da alcune note gravi.


La seconda parte del concerto è interamente dedicata a Chopin. Inizia con le tre mazurche op.63, scritte da Chopin nel 1846 due anni prima della sua morte. La prima è piena di vitalità; in essa si alternano ritmi ben decisi, legati dal carattere di danza. La seconda contiene due sole idee: la prima, essenzialmente melodica ed un po' sognante, si oppone alla seconda, la cui pulsazione ritmica evoca irresistibilmente la danza. Nella terza, prediletta da Paderewski, da Cortot e da Friedman, domina un'atmosfera di notturno. Sono presenti due temi: il primo è una melodia tenera e nostalgica; il secondo viene esposto su un ritmo più marcato. Segue la Sonata in si minore No.3 Op.58, scritta durante l'estate del 1844, poco tempo prima della rottura con George Sand; è una pagina splendente, piena di vita e di energia. Essa comprende quattro movimenti. Il primo movimento, Allegro maestoso, ha inizio con l'arpeggio del primo temo, fatto da brevi incisi. Dopo un periodo di transizione, viene introdotto il secondo tema, deliziosamente tenero e poetico a cui segue una seconda frase più movimentata. Lo sviluppo, dopo un breve ritorno del tema iniziale, si sviluppa con un gioco di imitazioni melodiche , per sfociare nella ripetizione di vari incisi del secondo tema. Questo movimento, pieno di vitalità, si placa nella calda poesia e nel fascino delicato della parte conclusiva. Il secondo movimento, uno Scherzo, inizia su un tema volubile, con la mano destra che percorre l'intera estensione della tastiera prima di piombare forte su alcune ottave; la seconda parte, in si maggiore, è caratterizzata da lunghi accordi tenuti ed il ritorno alla prima frase serve da epilogo. Il terzo movimento, Largo in si maggiore, ha le caratteristiche di un ampio Lied tormentato. Il tema centrale cantabile sembra una reverie appassionata, col profilo distinto di moti divergenti. Segue un nuovo episodio sostenuto da un motivo sommerso che tenta di affiorare dalla trama melodica delle terzine. Il ritorno progressivo al tema cantabile avviene attraverso una successione di modulazioni straordinarie ed impreviste; a conclusione Chopin introduce una coda sognante e serena, in cui il tema ricompare con un fremito discreto. Il Finale, Presto non tanto, è in forma di rondò; esso appare subito contrastante a causa della foga, dell'esaltazione e del virtuosismo traboccante. Ogni ritorno del tema, dal carattere quasi epico, avviene con sempre maggiore veemenza. I vari episodi tematici sono proposti in modi sempre diversi: moto perpetuo di terzine, scale rapide o leggere, sovrapposizione ritmica tra le mani. Il ritmo si intensifica verso la fine ed una cadenza virtuosistica conduce ai grandi accordi finali.