Musiche

Il più celebre duo pianistico del nostro tempo, le sorelle Katia e Marielle Labèque, ha organizzato quest'anno una tournèe in Europa col percussionista scozzese Colin Currie e col compositore inglese Dave Maric. Le sorelle Labèque uniscono ad un perfetto sincronismo una grande lucidità e chiarezza interpretativa, fondata su una visione quasi cartesiana del linguaggio musicale, una bravura elettrizzante, la cura di ogni dettaglio della partitura unita una scrupolosa precisione e sensibilità. Una delle due sorelle Labèque, Katia, si interessa anche di musica jazz e pop ed ha fondato un gruppo (The Katia Labèque Band) col quale ha fatto diverse tournèe assieme a famosi solisti di musica jazz. Il concerto di questa sera presenta contemporaneamente questo duplice aspetto delle sorelle Labèque: la straordinaria capacità interpretativa nella musica classica e l'interesse per la musica contemporanea vista attraverso la musica jazz e quella popolare latino-americana. E' in questo senso un concerto alternativo a quello precedente del Quartetto Hagen, che ha invece presentato un aspetto estremamente culturalizzato ed elitario della musica classica del novecento, l'espressionismo.
Il concerto inizia con i tre capricci denominati En blanc et noir del 1915, uno dei supremi capolavori di C. Debussy; essi appartengono alla sua ultima maniera, nel quale il linguaggio rivela una libertà e un'audacia sempre più stupefacenti, unita alla capacità di guardare il mondo con occhi puri, liberi da preoccupazioni psicologiche o scolastiche, quanto carichi di sorgiva acutissima sensibilità. E' la stessa aria di smobilitazione delle sovrastrutture romantiche che accomuna la musica di Debussy ai personaggi pittorici di un Manet e di un Renoir, semplici e scevri di complicazioni interiori ed investiti unicamente di elementari emozioni. Il primo Capriccio, dedicato a S. Kussevitzky, porta l'indicazione Avec emportement (con trasporto) ed è preceduto da un motto che allude al cattivo stato di salute di Debussy. Il primo tema, caloroso ed appassionato, alterna una specie di ritornello e brevi languori, punte maliziose, esitazioni, ondeggiamenti, in una grande libertà poliritmica e politonale. I contrasti violenti sono messi in rilievo da un virtuosismo prodigioso. Debussy non ha mai superato la drammaticità violenta e sinistra del secondo Capriccio, intitolato Lent-Sombre (lento-cupo) e dedicato al luogotenente Jacques Charlot, ucciso in guerra. Questo brano, il più profondo e commovente dei tre, esprime ad un tempo l'orrore veemente nei confronti della guerra, l'odio verso l'invasore e verso la barbarie teutonica, e la fede incrollabile nella vittoria finale. L'inizio, sinistro e cupo, non ha eguali in tutta l'opera di Debussy. Strane e fantomatiche trombe, brandelli di canzoni, vi si sovrappongono. Poi l'andamento diviene rapido e la musica evoca, con un soffio davvero epico, una battaglia formidabile ma lontana, poiché Debussy non cede mai al realismo descrittivo. Questa parte si conclude con la vittoria di una mirabile melodia eroica. Un episodio lento e triste, dalle audaci, inaudite armonie, precede il brusco recupero d'energia della conclusione, strappata, fortissimo. L'ultimo brano, Scherzando, certamente il più libero dei tre per ritmo, armonia e scrittura, è dedicato a Igor Stravinski. Questo scherzo dallo stile brioso, dalla tecnica pianistica trascendentale, ricorda spesso gli Studi più difficili. Dopo una fantasiosa introduzione, come improvvisata, il brano segue una libera forma tripartita, e il suo discorso volubile, dalle cesure impreviste, dalle brusche accelerazioni, dal trascorrere sonoro di accordi, raggiunge un finale ironico, impalpabile, che rimane sospeso come un punto interrogativo. Il concerto prosegue con due brani di Dave Maric: Exile, per due pianoforti, percussioni e musica elettronica, e, nella seconda parte del concerto, Predicaments, per percussioni e pianoforte. Dave Maric è un compositore inglese che ha studiato inizialmente il pianoforte classico, ma è stata la musica popolare, il jazz e la musica elettronica ad influenzarlo maggiormente sia nell'interpretazione sia nella composizione. Trasferitosi a Londra, ha collaborato con diversi gruppi di musica jazz come pianista ed ha continuato ad interessarsi di musica classica contemporanea, di musica latino-americana, di improvvisazione e di musica popolare. Su commissione del giovane percussionista scozzese Colin Currie ha composto nel 2000 Trilogy, per percussioni e CD, che realizza una riuscita convergenza di tutti questi diversi stili. Il successo immediato e continuo di questa composizione ha suscitato prima l'interesse di Katia Labèque, che assieme al gruppo da lei diretto, Katia Labèque Band, ha iniziato a collaborare con Dave Maric, sia come compositore sia come pianista, sia più recentemente anche della Victoria Mullova. Recentemente su commissione delle sorelle Labèque ha composto Exile, presentato la prima volta nell'ottobre del 2002 nella Birmingham Symphony Hall; quest'anno infine ha composto su commissione di Radio France, Predicaments, dove Dave Maric si presenta come solista. In tutte queste composizioni è presente il percussionista Colin Currie, nato ad Edinburgo nel 1976; medaglia d'oro nel 1992 al Concorso Shell/London Symphony Orchestra, ha iniziato una brillante carriera concertistica presentando brani di musica moderna e brani di musica jazz. Egli riesce ad unire spontaneità e virtuosismo.
A conclusione della seconda parte del concerto, come ultimo brano viene presentata La Rapsodia Spagnola, composta da M. Ravel nel 1907, in quattro movimenti: Prélude a la nuit, Malaguena, Habanera, Feria. Ravel non è stato l'unico musicista francese ad avere ceduto al fascino dei ritmi e delle melodie che da oltre i Pirenei per molte vie filtravano in Francia, ma è il solo ad avere nelle vene sangue iberico; sua madre infatti era basca ed apparteneva a quel gruppo della popolazione basca che vive in Francia sulla costa atlantica presso la frontiera spagnola. Nelle composizioni spagnole di Ravel confluiscono e si ritrovano mescolati o separati due valori distinti: una pungente, innamorata nostalgia per la propria terra che si spinge verso il sud oltre le violette cime dei Pirenei, e un cristallino e rigoroso spirito razionalistico francese, insieme a quello basco. Ravel, nato nell'ambiente dell'impressionismo e per alcuni versi spiritualmente partecipe ad esso, è mosso d'altra parte da una preoccupazione formale e costruttiva stilisticamente opposta e contraddittoria all'impressionismo. Gli schemi della musica popolare spagnola, nelle loro strutture ossessive e ritornanti, propongono al compositore gli elementi per quella precisione di eloquio tagliente e, si vorrebbe dire, geometrica a cui tende la sua personalità di artista. Melodie che segnano con crudezza un contorno, cadenze armoniche elementari che semplificano al massimo la dinamica di una frase, dure insistenze ritmiche che squadrano l'organismo sonoro della pagina musicale. E spoglia e semplificata, appunto quasi geometrica, appare la scrittura della Rapsodie espagnole pur nella sua estrema bravura tecnica. In quest'opera risuona per la prima volta quel suono nervoso e felino di una trasparenza, di una nitidezza e di un vigore esemplari; quel suono nello stesso tempo morbido e secco che è il marchio distintivo di Ravel. La giovanile Habanera, scritta nel 1985 e ripresa dodici anni dopo nella Rapsodie espagnole è una pagina dove la più intensa nostalgica commozione si comunica a noi tanto più forte e penetrante quanto più compressa nella dimensione rapida e concentrata di un epigramma.