Considerazioni conclusive

Si è appena conclusa con un bellissimo concerto del Quartetto di Tokio, che ha trascinato il pubblico all’entusiasmo, una splendida Stagione del Circolo della Musica di Imola. Dopo il Concerto di apertura, che è stato realizzato con la sponsorizzazione del Mercatone, nel quale l’Orchestra Sinfonica della Radio-Televisione Russa ha presentato due celebri brani, la Patetica di Ciaikovski e la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak, è iniziata un Stagione di Musica da Camera di straordinario livello, con concertisti tutti di eccezionale valore impegnati in programmi di grande interesse nei quali hanno messo in evidenza le loro eccellenti doti interpretative. L’aspetto più caratteristico di questa stagione di concerti è stato però la presenza di alcune delle migliori promesse del concertismo internazionale ed è significativo che tutti abbiano confermato gli splendidi giudizi con i quali i critici delle più prestigiose riviste del mondo li hanno lanciati nell’arengo musicale. La giovanissima violinista Hilary Hahn, che unisce alla perfezione stilistica un suono espressivo e nitido, si è dimostrata interprete di straordinario valore ed ha raggiunto vette eccelse nella Partita No.3 per violino solo di J.S. Bach, con una interpretazione nella quale la complessa architettura della partitura è stata resa con una semplicità ed una immediatezza disarmanti senza tradire il minimo sforzo o coinvolgimento emotivo. E’ risultato così evidente per quale motivo i critici di tutto il mondo hanno osannato il suo primo CD dedicato appunto alle Partite di J.S. Bach. Il tenore inglese Ian Bodstridge si è confermato interprete di grandi capacità espressive, con una voce molto bella e nello stesso tempo estremamente duttile; egli ci ha introdotto con naturalezza in un aspetto particolare della produzione liederistica di Schubert, quello dedicato soprattutto alle poesie di alcuni suoi amici, tra i quali primeggia Mayrhofer col quale egli visse a Vienna per alcuni anni e dal quale si separò in modo tempestoso. Bodstridge si avvaleva della collaborazione del pianista Graham Jonshon, che in questi anni si è affermato come uno dei più importanti accompagnatori di cantanti di Lieder e come promotore delle più prestigiose collezioni di CD dedicati ai Lieder. Il pianista Arcadi Volodos è un virtuoso di una bravura incredibile, capace di mantenere il pieno dominio della struttura della frase musicale anche quando egli imprime alla velocità di esecuzione livelli impensabili. Ascoltandolo si ha la sensazione immediata di uno stupefacente dominio della tastiera al servizio di una continua ricerca della perfezione stilistica. La giovane violoncellista Han-Na Chang ci ha stupito per la bellezza e la potenza del suono del suo violoncello, e per la straordinaria capacità di inseguire con flessuosa dolcezza l’evoluzione della frase musicale. La sua interpretazione della Sonata Op.119 di Sergej Prokoviev, anche grazie alla collaborazione della pianista Daria Horova, è stata semplicemente meravigliosa perché ha saputo unire forza espressiva e virtuosismo strumentale. Anche la giovane allieva dell’Accademia Pianistica di Imola, Ingrid Fliter si è dimostrata interprete di notevoli doti stilistiche e tecniche e, quindi, degna di figurare assieme a questi grandi giovani interpreti. Gli altri concerti erano tutti affidati a musicisti da tempo affermati in campo internazionale ed hanno tutti confermato in pieno le loro doti di grandi interpreti. Il pianista Sokolov ha dimostrato di avere raggiunto la piena maturità interpretativa in pagine anche stilisticamente molto diverse; la viola di Juri Bashmet ha di nuovo stupito per la potenza e la espressività del suono; Uto Ughi, da sempre particolarmente amato dal pubblico imolese che lo ha seguito nello sviluppo della sua carriera di grande concertista, ha offerto una serata di grande coinvolgimento emotivo. Il Quartetto di Tokio, nella rinnovata formazione (sono cambiati il primo violino e il violoncello), ha raggiunto di nuovo un livello di assoluta eccellenza, con una unanimità ed un sincronismo già notevoli; in particolare si deve sottolineare il contributo del primo violino, che canta la melodia con accento da solista, alla maniera di Norbert Brainin del celebre Quartetto Amadeus. Particolarmente eccezionale è stata l’interpretazione dell’Adagio del Quartetto Op.20 No.5 di F. J. Haydn per la perfetta scelta del tempo, il naturale abbandono allo sviluppo della melodia, la perfezione stilistica del dialogo tra gli strumenti. Indimenticabile poi è stata l’interpretazione del Messiah di Handel da parte dell’Orchestra e Coro di Stoccarda guidati da Helmuth Rilling con un gruppo di solisti di notevole valore; è stato uno spettacolo semplicemente grandioso, realizzato grazie al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola, spettacolo che ha profondamente coinvolto emotivamente il pubblico e lo ha trascinato all’entusiasmo nel celebre Halleluja. L’intera Stagione Concertistica ha così confermato la caratteristica distintiva del Circolo della Musica di Imola, che la rende tra le più prestigiose non soltanto in campo italiano ed eccezionale perché realizzata in una piccola città di provincia: presentare concertisti tutti uniformemente ad alto livello con una particolare attenzione per gli interpreti che stanno emergendo in campo internazionale. La stagione ha avuto anche un altro motivo di interesse e di convinta partecipazione dell’intera città: la presentazione di un affascinante balletto del compositore imolese Carlo Forlivesi nell’esecuzione della giapponese Sayuri Honou, primo premio della Yamaha per il 2003.