Musiche
Il programma della giovanissima e già celebre violinista americana, Hilary Hahn, accompagnata al pianoforte da Nathalie Zhu, inizia con la Sonata n.1 di Ernest Bloch, nato in Svizzera nel 1880 ma naturalizzato negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1916 dopo un lungo soggiorno a Parigi. Pur risentendo inizialmente l’influenza di Debussy e Mussorgsky, suoi elementi caratteristici sono i frequenti cambiamenti di tempo e di chiave, l’uso accentuato della forma ciclica; successivamente egli scrisse opere di ispirazione ebraica, permeate di contenuto morale, nelle quali la melodicità scoperta ed emotiva è al servizio di una religiosità a volta a volta atterrita e giubilante, eternamente in bilico tra esaltazione e scoramento. Il secondo brano è la Sonata in la maggiore op.162 che Schubert scrisse nel 1817, dopo avere composto nell’anno precedente le cosiddette tre sonatine, sempre per violino a pianoforte. E’ una composizione più ambiziosa delle tre sonatine, con una leggera tendenza al virtuosismo. La struttura è quella di una sonata, anche se il secondo movimento non è lento ma uno Scherzo scintillante, ed è invece lento il terzo movimento, un Andantino, arricchito da una sezione mediana piena di mistero. Il finale, Allegro Vivace, è anch’esso un movimento nella forma sonata.
La seconda parte del concerto inizia con la Partita No.3 per violino solo di J.S. Bach, una delle prime composizioni con le quali si è affermata in campo internazionale Hilary Hahn. Questa Partita è la più estroversa e gioiosa delle sei composizioni per violino solo che Bach compose nel 1720. La sequenza dei movimenti è inusuale, e così il loro numero, sette; essa è tipicamente di gusto francese, ossia un libero accostamento di pezzi. Il severo e solenne Preludio iniziale, di dimensioni nettamente superiori a quelle degli altri brani della partita, consente all’interprete di dispiegare tutte le sue capacità virtuosistiche, e richiede straordinaria precisione unita a grande potenza nelle dita e nell’archetto. Anche se l’incessante dispiegarsi di note veloci suggerisce un Moto Perpetuo, in realtà la musica richiede grande capacità espressiva per mettere in evidenza l’immaginazione insita nella pagina musicale. Il carattere monumentale di questa pagina fu sfruttato in seguito da Bach trasformando la struttura violinistica in una Sinfonia per due Cantate. Seguono sei danze, solo in parte corrispondenti a quelle usuali. La prima è un movimento lento, la Loure, una danza diffusa soprattutto in Normandia e derivata da una sorta di corno da richiamo, con una forte accentuazione di ritmi puntati. Il movimento successivo, una spensierata Gavotta in forma di Rondò, presenta cinque volte lo stesso ritornello, intervallato da episodi spumeggianti. E’ questo uno dei movimenti più popolari di Bach. Seguono due Minuetti, il primo ritmico e estroverso, il secondo intimo e mite; normalmente i due Minuetti vengono eseguiti in sequenza e successivamente viene ripetuto il primo “da capo”. La Bourrée che segue, dagli estrosi effetti di eco, è un breve ed incisivo movimento; l’elegante conclusione di questo gioioso lavoro è un’animata Giga, allegra e spensierata, ma di notevole finezza. Il concerto termina con la celebre Sonata in sol minore di C. Debussy. La prima guerra mondiale rappresenta un periodo difficile per C. Debussy, afflitto da una grave malattia. Per sfuggire alla dura realtà quotidiana Debussy si rifugia in sé stesso e decide di scrivere un ciclo di sei sonate per diversi strumenti in cui egli rende omaggio all’arte delicata dei maestri francesi del settecento, Couperin, Rameau e Leclair. In esse la sua vena musicale diventa più asciutta e di una malinconia più severa, una malinconia che diventa, a tratti, una tristezza gelida che attraversa come una lama il tempo della sua precipitante malattia che lo condurrà in tempi brevi alla morte. La sonata per violino e pianoforte è l’ultima composizione di C. Debussy e riflette la premonizione della morte imminente. Questo pezzo in tre movimenti è però una sonata soltanto di nome; in realtà essa è piuttosto una Suite, riempita di una musica nobile e dolce. Anche se il compositore tenta a tratti un sorriso, si sentono gli echi di un ansiosa e agitata condizione. I primi due movimenti della Sonata furono scritti da Debussy nel 1916; il Finale fu invece scritto nel terribile inverno 1916-17 e rappresenta l’ultimo suo accanito scontro con la musica. Debussy si era spesso trascinato dietro per lunghi mesi certe pagine di cui non era soddisfatto, ma mai nel modo estenuante che la corrispondenza con un amico registra in questo caso. Ora è un rifacimento integrale, ora sono due misure parassite che l’intero lavoro finché non vengono individuate ed eliminate, ora è il solito mortificante improvviso isterilirsi delle sue facoltà. La difficile nascita di questa sonata rende ragione della musicalità affilata, esasperata e penetrante di quest’opera. L’estrema concentrazione cui il musicista seppe costringersi, l’accanimento con cui si impegnò sono filtrati nella musica e le conferiscono un’allucinata febbricitante lucidità, un fascino scarnito ed essenziale.
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