Programma
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P. Nardini
(1722-1793)
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Sonata in re maggiore Op.2 No.5 (1770)
Adagio
Allegro con fuoco
Larghetto
Allegretto grazioso
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R. Schumann
(1810-1856)
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Sonata No.1 in la minore Op.105 (1851)
Appassionato
Allegretto
Vivace
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S. Prokofiev
(1891-1953)
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Sonata No.2 in re maggiore Op.94 (1944)
Moderato
Scherzo
Andante
Allegro con brio
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M. Ravel
(1875-1937)
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Tzigane (1924)
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Il programma del concerto del celebre violinista, Uto Ughi, accompagnato al pianoforte da Alessandro Specchi, inizia con la Sonata in re maggiore Op.2 No.5 di Pietro Nardini (1722-1793), il più famoso discepolo di Giuseppe Tartini col quale studiò a Padova. Nardini suonò nell’Orchestra della Corte di Stoccarda nel 1762-65 e fu direttore di musica per il Granduca di Toscana nel 1770. Anche se da un punto di vista formale si attenne ai modelli del primo Settecento (suddivisione in tre movimenti e uso del basso continuo), dal punto di vista espressivo aderì pienamente alla poetica dell’illuminismo, che vedeva nella melodia e nella bellezza del suono gli elementi primari della musica. Le sue Sonate Op.2, No.5 e 6, appartengono, con le loro belle melodie e l’abile trattamento della forma, alle migliori sonate per violino di quell’epoca e nello stesso tempo alle più difficili. Il secondo brano del concerto è la Sonata No.1 Op. 105 in la minore di R. Schumann, che appartiene all’ultimo periodo di questo compositore. Composta nel Settembre del 1851, fu particolarmente apprezzata da Clara Schumann per l’elegiaco primo movimento e il fascino del secondo, e la presentò in prima esecuzione nel marzo successivo a Lipsia col violinista Ferdinand David. Col titolo “Con appassionata espressione”, il primo movimento di questa Sonata in la minore è dominato dall’agitato tema iniziale. Una modulazione al relativo maggiore conduce allo strettamente collegato secondo soggetto; il primo movimento si conclude con il prevalere finale del tema iniziale. In contrasto l’Allegretto in Mi maggiore rappresenta un testimonianza eloquente del “piacere per le semplici cose” che caratterizza la vita di Schumann. L’intimo, seducente fascino del ricorrente tema principale non è mai seriamente scalzato da due brevi episodi danzanti in chiave minore sul tipo di uno Scherzo. Nel finale in La minore a forma di Rondò, l’accento rude e l’impulso motorio ostinato del tema principale introdotto in forma canonica è controbilanciato nella sezione centrale da episodi di lirismo in chiave maggiore. Il richiamo finale al motivo iniziale del primo movimento serve a Schumann per accentuare l’aspetto unitario di questa composizione.
Anche Uto Ughi rende omaggio a Serghei Prokofiev nel cinquantesimo della sua scomparsa eseguendone nella seconda parte del concerto la Sonata No.2 Op.94-bis composta nel 1944; essa è una trascrizione, su suggerimento di David Oistrakh, della Sonata Op.94 per flauto e pianoforte, nella quale il musicista realizza le sue aspirazioni ad una sonorità “classica, chiara, trasparente”. Il richiamo alla musica del passato deriva non soltanto dall’ordine dei movimenti, lento-veloce-lento veloce, ma anche dalla solenne, quasi Handeliana, eloquenza della maggior parte del movimento iniziale. Lo scherzo successivo è espressione di un brio sobrio ed ha un fascino bucolico a cui si sovrappongono nella sezione mediana elementi tzigani. Il terzo movimento ha la tenerezza di un andante mozartiano, mentre il finale, coi suoi frequenti e sorprendenti cambiamenti di ritmo, rievoca l’opera comica L’amore per le tre melarance. Il concerto si conclude con un celebre brano, la Rapsodia da Concerto Tzigane, composta da Maurice Ravel nel 1924, che permette ad ogni celebre violinista di fare apprezzare all’ascoltatore il fascino straordinario delle sue doti di virtuoso. Tutte le più diaboliche acrobazie del violino di Paganini sembrano rinascere in Tzigane; essa lascia emergere in modo esplicito la precisa e premeditata volontà del musicista di congegnare un brano di trascendentale bravura.
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