Musiche

Il bellissimo programma del concerto della giovane pianista argentina Ingrid Fliter, allieva dell’Accademia di Imola e secondo premio al prestigioso Concorso Chopin di Varsavia, inizia con la Sonata No.34 in mi minore, composta da Josef Haydn nel 1778. Questa è una delle sonate più note di Haydn, circostanza dovuta soprattutto al primo movimento, Presto, il cui andamento melanconico è stato considerato quasi romantico. Il movimento inizia in modo misterioso e il tema iniziale si affretta rapidamente a scomparire; dopo una coda relativamente lunga, c’è un veloce richiamo al tema iniziale prima di scomparire con tre ottave piene. Nulla assume un carattere netto; poche battute di polifonia nel tema secondario e una semplice melodia in si minore nello sviluppo non contraddicono l’impressione iniziale, ma la accentuano. L’Adagio è un intermezzo che conduce all’ultimo movimento, che rappresenta una rottura col passato e con forzata indifferenza, fa scomparire ogni traccia precedente. Il secondo brano è la Sonata No.22 in la maggiore, seconda delle tre sonate composte da Schubert in rapida successione due mesi prima di morire quando, superata la disperazione espressa col Winterreise, egli entra in una fase di serenità, in una zona di pace sovrumana, dove la gioia nasce dal moltiplicarsi della disperazione. In questo approdo ad un senso di abbandono nulla è più bello di questa sonata che, malgrado le grandi dimensioni – è la sua sonata più lunga- affascina per l’armoniosa perfezione delle sue proporzioni. L’Allegro iniziale comincia con l’affermazione, energicamente ritmata, della nota la, illuminata da armonie cangianti. Segue un passaggio melodico che introduce le terzine di crome che dominano l’intero svolgimento del brano. Un ponte con straordinarie progressioni armoniche ed aspri attriti porta al secondo tema, un canto nobile e sereno. Lo sviluppo scaturisce interamente da un nuovo tema, splendido, in un’atmosfera di ballata fantastica. Dopo che questo tema si è come dissolto, un crescendo dinamico, in accordi massicci, introduce la ripresa. Nella coda, la vigorosa asserzione iniziale si trasfigura nel ricordo di un sogno, concludendo in dolcezza questa magica evocazione di una resurrezione. L’Andantino che segue, di insolita concisione, è stato paragonato ad una barcarola veneziana, o a una romanza. Nell’incanto lancinante del suo ondeggiare iniziale si può piuttosto vedere una “berceuse del dolore” con un esplicito richiamo al Lied Pilgerweise: Sono un pellegrino sulla terra, che va di porta in porta….. L’episodio centrale, straordinariamente libero nella sua agitazione, esprime una fantasia inquietante, quasi hoffmanniana, a cui segue un finale di ritrovata serenità, che pare perdersi nelle tenebre lontane. Il breve Scherzo (Allegro vivace) è un movimento di essenza puramente viennese, con l’eco di un valzer, intercalato da violenti chiaroscuri. L’Allegretto finale, di estensione non comune, è l’apoteosi della “divina lunghezza” celebrata da Schumann. Il suo schema formale è di una disarmante semplicità: un rondò a forma di sonata, con ritorno del primo tema alla fine dell’esposizione e della ripresa. Questi due temi bastano ad alimentare quella luminosa visione di arcadia, quella panoplia di divina e fresca semplicità, affidata alla gioia incessante di cantare e di modulare. Alla ripresa molto variata segue una grande coda sul tema principale, dapprima esitante, interrotta da pause e da modulazioni improvvise, poi lanciata con gioia in una stretta precipitosa che corona, con tocco magistrale, una citazione energica dell’inizio della sonata.
La seconda parte del concerto è interamente dedicata a Chopin. Inizia col Notturno Op. 27 No.2, composto da Chopin nel 1835 e dedicato alla Contessa d’Apponyi, animatrice di un salotto del quale Chopin era ospite illustre. Espressione di un’arte decorativa raffinata, con arabeschi ornamentali, questo Notturno inizia con un tema grazioso esposto tre volte, ogni volta accompagnato da una diversa espressione e da un’ornamentazione variata. Il tutto sostenuto da un mormorio di semicrome, come in un ritmo di barcarola. Segue la Polacca Op.44 in fa diesis minore, terminata prima dell’estate del 1841 e dedicata alla principessa Delphine Potocka. Opera brillante, risuona di accenti eroici ed energici. Alcune battute di introduzione sfociano in un potente fortissimo. Il tema iniziale, coi suoi passaggi frenetici, è anch’esso un tema eroico. L’impulso ritmico aumenta con le biscrome che precedono un tempo di Mazurca. Questo intermezzo, di insolita durata, contrasta, per il suo carattere meditativo, con l’amarezza dell’insieme. Il ritorno al ritmo della Polacca è preparato da una successione di scale frenetiche. Il terzo brano è la Ballata No.4 Op.52, composta nel 1842 e dedicata alla baronessa Charlotte von Rothschild. Capolavoro straordinario per ispirazione ed eloquenza, per originalità dei motivi e ricchezza dell’armonia, è una pagina patetica, ora appassionata, ora triste e supplichevole, dove una raffinatezza di scrittura si unisce ad una sontuosità armonica. La Ballata si apre con un Andante con moto; il tema iniziale, un motivo dal lirismo tenero e nostalgico, ha il carattere espressivo di un tema di Notturno, rallegrato da un vivace, piccolo disegno di semicrome. Lunghi accordi, piazzati su potenti ottave che sembrano ondeggiare, portano alla riesposizione del tema, trasformato nella sua linea melodica e abbellito da un graziosa serie di terze parallele. Un brillante Accelerando introduce il secondo tema, esposto sul ritmo tranquillo di barcarola: poi tutto si anima con un brio che stordisce, calmandosi allorchè ritornano le tenere inflessioni dell’introduzione. Queste svaniscono come in un sogno su una cadenza dolcissima e su aerei arpeggi. Un sorprendente canone a due e poi a tre voci si collega immediatamente agli elementi del primo tema, che assumono un tono inquieto e tormentato, sviluppandosi e trasformandosi in una giravolta di gioiose terzine. Anche il secondo tema partecipa a questa esplosione sonora che si riversa sontuosamente su tre grandi accordi fortissimi che segnano l’inizio della coda in un tumulto pieno di vitalità, attraversato da passaggi di terzine e ottave. La Ballata, che si era iniziata nel sogno, si conclude in un clima caloroso ed entusiasta. Segue il Gran Valzer Brillante Op.18, composto a Vienna nel 1831, prima dell’arrivo di Chopin a Parigi, e dedicato alla signorina Laura Horsford. E’ una composizione ampia, chiaramente costruita in sei episodi, con una coda conclusiva. Essa si distingue subito per le note ribattute nelle misure iniziali; questo gioco di note ribattute, e il disegno, leggero che le circonda, brillano attraverso l’intero movimento e accrescono l’ebbrezza della danza. Al centro di questo vortice emergono nuovi motivi, come il tema lirico con anima, o quello fatto di notine leggiadre e maliziose che illumina la lunga frase centrale. La coda nasce dal registro grave della tastiera accelerando verso l’acuto, con ripetizioni ostinate in un diminuendo che precede i grandi accordi brevi dell’epilogo. Il concerto si conclude con lo Scherzo Op.54, composto nel 1842 e dedicato alle sorelle Jeanne e Clotilde de Caraman, ambedue allieve di Chopin. Esso si apre su un delicato dondolio ritmico e su accordi raffinati, seguiti da un motivo lieve di crome che passa come un fremito fuggente, punteggiato da notine carezzevoli. Gli accordi e le scale cromatiche dell’episodio successivo confluiscono su crome leggere. Al centro del pezzo si trovano allusioni al ritmo di barcarola, interrotte da riprese della prima parte: dapprima la forma del valzer, su riminescenze del GranValzer Op.42, poi la forma della barcarola. La conclusione avviene in un passaggio folgorante di scale.