Presentazione

Mercoledì 11 dicembre alle ore 21 al Teatro Comunale di Imola il Circolo della Musica presenta, grazie alla sponsorizzazione della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola, un avvenimento eccezionale dal punto di vista sia musicale sia interpretativo: l’esecuzione del Messiah di Handel, nella versione di Mozart, interpretato dall’International Bach-Akademie di Stoccarda diretta dal celebre direttore Helmuth Rilling; i solisti sono . Il Messiah è un lavoro unico nella produzione handeliana perché è il solo oratorio di argomento biblico ispirato al Nuovo Testamento. Il Messiah ha quindi un fondamento religioso, anche se il termine sacro si riferisce al soggetto, non allo stile musicale o all’intenzione di Handel nel comporla. E’ un oratorio che non contiene il racconto della vita e della passione di Gesù Cristo, bensì la meditazione lirica ed epica sul concetto di redenzione cristiana, per cui non è né drammatico né descrittivo. In sostanza le Passioni di Bach sono intensamente drammatiche e Gesù è un vero e proprio personaggio, mentre il Messiah non è drammatico e non contiene neppure un solo personaggio. La fama insuperabile del Messiah è dovuta in primo luogo ai suoi cori; non è il difficile concetto di redenzione che affascina gli ascoltatori, ma gli straordinari cori, parenti stretti dei sontuosi anthems cerimoniali. Da questo lavoro emerge la divinità trionfante, il Dio dell’Antico Testamento cantato spesso da Handel nei suoi oratori, non il Cristo redentore evocato nello splendore di un’aria nelle cantate di Bach. E quando esplode l’Alleluja, che con la sua ricchezza sonora evoca il potere e la pompa, l’ascoltatore è portato a rendere omaggio ad un potente sovrano nella pienezza del suo potere.
La sinfonia che apre il Messiah, composto a Dublino nel 1741 in pochi giorni di febbrile lavoro, è un’ouverture francese; è una delle più belle da lui composte ed è molto adatta ad introdurre il lavoro. Come tutti i compositori dell’età barocca, Handel cerca di rappresentare le parole, e perfino le idee, servendosi di figurazioni musicali dotate di una caratteristica pittorica. Così quando il tenore, nel suo splendido primo recitativo accompagnato “Comfort ye”, inizia il suo canto, la voce sale fino al cielo con una sensazione di raffigurazione musicale della parola. Nella successiva cavatina “Every valley”, la melodia si spezza in ricche colorature. Il carattere di danza di questo magnifico brano contribuisce in larga misura all’impressione di gioia; la combinazione di temi contrastanti è abilissima, ma l’elemento dominante consiste nell’uso marcato delle esplosioni di accordi. Nel recitativo del basso che segue “Thus saith the Lord”, Handel indulge ancora una volta nella descrizione sonora; è un recitativo molto intenso e la parte del basso è vigorosa dall’inizio alla fine. Nel successivo prestissimo il tono leggermente pastorale e tranquillo si muta in un’aria di furore. Segue una fuga corale, tranquilla nelle sezioni polifoniche ma enfatica nelle battute di canto sillabico; è questo un esempio di squisito mestiere. L’aria per contralto e coro “O thou that tallest” ha ancora un tono pastorale; il grazioso ed elaborato motivo di danza esprime pace ed allegria. Si tratta di un canto che acquista intensità ad ogni strofa. Il recitativo accompagnato che segue “The people that walked in darkness” è un bell’esempio di pittura sonora basata sull’unisono del basso continuo e degli archi; il suo procedere esitante e tortuoso suggerisce veramente il camminare a tentoni di coloro che si muovono al buio. A questo brano oscuro segue un allegro madrigale “For unto us a Child is born” per coro, un miracolo di abilità e sensibiltà musicale per la sua linearità delicata, spontanea e libera. Si tratta di una pagina talmente straordinaria che Handel, innamorato di questi commoventi pezzi, ne ripete l’esposizione due volte e li chiude poi con una bella coda. Quando all’improvviso il madrigale erompe in una straordinaria esclamazione, “Wonderful, Counselor”, cessa il discreto accompagnamento ed i violini iniziano un movimento ascendente, d’effetto brillante e gioioso. Dopo questo brano luminoso si torna ad una atmosfera pastorale con una celebre pagina delicata e poetica, affidata al suono puro degli archi. La voce acuta del soprano viene ora utilizzata da Handel per introdurre, senza retorica e col semplice stile narrativo biblico, l’arrivo del Bambino Gesù. A questo punto entrano le trombe nel coro; Handel prescrive che suonino da lontano, cioè fuori scena, e che si avvicinino piano piano mentre il coro intona “Glory to the God”. Dopo cinque battute entrano con un effetto suggestivo i bassi e i tenori. Handel passa dall’omofonia alla polifonia e infine ad un insieme di tutte le voci spiegate, con effetto travolgente finché il postludio orchestrale svanisce pian piano nella lontananza da cui era venuto. La successiva aria per tenore “Rejioice greatly” è ornata di colorature, con un elaborato accompagnamento. Quella per soprano, “He shall feed is flock”, contiene la quintessenza della dolcezza italiana ed è soprattutto questa qualità che consente di esprimere la tenerezza di Cristo, il Buon Patore. E’ una musica di grande fascino, che supera qualsiasi possibile descrizione. Nel coro finale la fuga è condotta in modo lieve e trasparente, con le quattro parti raramente insieme. Alla fine però le caratteristiche dell’anthem prendono il sopravvento e la splendida scrittura omofona, che procede per ampi accordi estesi fin all’acuto del soprano, rappresenta la summa dell’eufonia sonora per coro.
Finisce così la sezione dell’oratorio relativa all’Avvento e al Natale; in essa l’ispirazione, una meravigliosa invenzione e la più grande abilità si mescolano per esprimere la gioia insita in queste pagine della liturgia. La seconda parte è la cantata per la Passione e la Resurrezione; Handel però evita il dramma e preferisce la meditazione. Il coro apre questa sezione con maestosa solennità; lo stile marcatamente arcaico diventa poi sorridente dolore quando il soprano prende il sopravvento mentre le tre voci più basse cantano una specie di delicata ninna-nanna ritmica con un tono di affettuoso compianto. L’aria per contralto “He was despised” è una delle più straordinarie di Handel, un lamento nel quale la tristezza si esprime in maniera quasi fisica; la magnifica aria acquista poi tono e spirito drammatico, con pause espressive e piccoli dialoghi tra strumenti e voce. La melodia non è fluente, ma procede con difficoltà; poi, su un accordo strumentale, viene introdotto il dramma della passione, che si sviluppa con un ciclo di cori. Riprende la parte strumentale dell’aria precedente, ma trasportata in una tonalità più cupa e procedendo pesantemente, senza soste. “And with his stripes” è una fuga in stile antico; nel coro successivo, “All we like sleep”, Handel trasforma i simboli della Passione in una costellazione musicale affascinante. Segue il recitativo “All they that see him” per soprano dal ritmo fortemente puntato e successivamente il coro “He trusted in God” che contiene una fuga capricciosamente asimmetrica. Dopo un breve recitativo “He was cut off out of the living”, viene l’aria “But thou didst not have his soul in Hell”, basata su un versetto della Bibbia. Il brano è però soltanto un passaggio verso il grande coro che segue “Lift up your heads”; con esso ricompare il gioioso tema di “Glory to Godd”, ma la semplice declamazione omofonica viene mutata in un contrappunto corale. La polifonia si afferma progressivamente per arrivare ad una massiccia antifonas omofona (“The Lord of Hosts”). “The Lord gave the word” recupera la distesa coralità degli anthem. La deliziosa aria per soprano “How beautiful are the feet “ è in forma di scorrevole siciliana, nella quale Handel esprime una straordinaria dolcezza. Il breve coro madrigalesco “Their sound is gone out” sostituisce il da capo dell’aria. L’aria per basso “Why do the nations” è un bel pezzo tonante, una sorta di aria di furore e di vendetta. Il ritornello contiene un brontolio irato, che esplode in un grido di dispetto e che finisce in un trillo disperato. Il solo del basso inizia con un’ampia invocazione, squillante come una tromba, che si perde poi in ammalianti colorature. Nell’aria del tenore “Thou shalt break them” gli strumenti sostengono le parole e il tema vigoroso ha forme profondamente espressive. Si giunge così al brano più famoso del Messiah, sicuramente il coro più famoso nei paesi anglosassoni. Il coro “Hallelujah, for the Lord God” è una marcia per l’incoronazione, dove il trionfo di dio assume un carattere profano; costruito con infallibile senso del graduale intensificarsi del pathos fino ad un irresistibile momento quando il soprano declama su note ripetute “King of Kings, and Lord of Lords”. L’effetto è straordinario.
Si conclude così la seconda parte del Messiah. Nell’aria per soprano che segue “I know that my Redeemer liveth” è un trasfigurato incantesimo e, allo stesso tempo, ha il tono pastorale di un dolce risveglio della natura in una mattina di sole. Il coro successivo “Since by man come death” immerge l’ascoltatore in una atmosfera di cristiana pietà. L’aria “The trumpet shall sound” deve essere considerata una gradita pausa tra grandi cori. Il solo duetto del Messiah “O death, where is thy sting” per contralto e tenore deriva da un giovanile duetto amoroso italiano largamente rielaborato e conserva lo stile del duetto da camera. Il duetto viene poi ampliato in un ampio coro polifonico “But thanks be the God” straordinariamente piacevole. Il ritmo di danza dell’aria “If God be for us” accompagna un bel pezzo di stile inglese, alla Purcell. I cori finali “Worthy is the Lamb”, “Blessing and Honour” e “Amen” formano un complesso unico nel quale viene ripreso lo stile grandioso degli Anthems. I primi due sono relativamente semplici, mentre l"Amen" finale è una fuga folgorante, costruita su temi caratteristici e molto ampi, sviluppati eliminando tutti i limiti del contrappunto, concepita da Handel come coronamento glorioso dell’oratorio.
Alla versione di Dublino del 1741, quando il Messiah fu presentato con successo, seguirono altre versioni per le rappresentazioni di Londra del 1743, 1745, 1749, nelle quali Handel fece numerosi cambiamenti anche perché l’Oratorio non veniva accolto con favore. Spesso i cambiamenti servivano anche a rendere la partitura più adatta agli interpreti che in quel momento Handel aveva a disposizione. A partire dal 1749 fino al 1759 Handel fece alcune modifiche definitive alla partitura dell’oratorio. Nel 1789 il Barone Gottfried Van Swieten commissionò a Mozart il compito di rielaborare la parte strumentale dell’oratorio di Handel per adattarla al gusto e alle esigenze dell’epoca e poterla rappresentare con successo a Vienna. E’ questa l’edizione che viene presentata nel concerto di Imola.